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La categoria Ambiente di Economia Cristiana

Le città ospitano circa la metà della popolazione mondiale e secondo le stime nel 2050 a vivere negli ambienti urbani saranno due terzi degli abitanti di questo pianeta.
Per questo lo sviluppo sostenibile passa necessariamente dalle nostre città e dal miglioramento della qualità della vita urbana come ricordato nell’Agenda 2030, nella Carta di Bologna, nel nuovo Patto dei sindaci.“Dove vanno le città, va il pianeta”, dice l’architetto William McDonough per farci capire che se saranno progettate in modo da essere più sostenibili nel prelievo delle risorse naturali, le aree urbane potranno migliorare sia il pianeta sia la vita delle persone.

Il cosiddetto RAEE, Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, ovvero televisori, lavatrici, lampade e altri apparecchi, possono essere smaltiti dai cittadini in diversi modi: nelle isole ecologiche predisposte dai comuni, oppure attraverso i negozi che ci vendono i nuovi apperecchi e sono obbligati per legge a ritirare e smaltire i vecchi.


Sul fronte rifiuti, l’ultimo rapporto ha evidenziato alcuni segnali positivi: il 2017 ha fatto registrare un - 1,7% di produzione di rifiuti urbani rispetto all’anno precedente, parliamo di 29,6 milioni di tonnellate.
Il 55% dei rifiuti urbani prodotto viene differenziato, anche se con profonde differenze tra il Nord del paese, che raggiunge una media del 66,2%, e il Sud che si attesta sul 41,9%, con tante regioni che fanno registrare progressi di oltre 6 punti percentuali rispetto all’anno precedente, segno di un percorso che da Nord a Sud ha positivamente coinvolto l’Italia intera.

Quando si parla di conservazione del territorio, di biodiversità, non sempre si pensa a quanto sia forte la relazione tra questi argomenti e la nostra quotidianità. Anche a tavola. Secondo dati Coldiretti, nel secolo scorso nel nostro paese erano presenti 8.000 varietà di frutta; oggi ne rimangono 2.000 e di queste ben 1.500 sarebbero a rischio. Un patrimonio enorme perso a causa dell’industrializzazione dell’agricoltura, della mala gestione del territorio e delle dinamiche economiche globali. Una perdita enorme, tra l'altro, si può estendere all’intero sistema agricolo, dagli ortaggi ai cereali, dagli ulivi, ai vigneti, agli allevamenti.

Emanuele Biggi, naturalista e fotografo, co-conduttore di GEO, la trasmissione di Rai3 che racconta la natura, è stato protagonista di in un incontro con il pubblico nell'ambito dei “Martedì della Natura”, organizzati a Roma organizzati dal Comando Unità Forestali Ambientali Agroalimentari Carabinieri. Biggi ha tratto spunto per il convegno dal suo libro fotografico, antologico di molti suoi viaggi in diversi contesti naturali del pianeta, e dedicato alla micro fauna. Il volume, edito da Daniele Marson e firmato insieme a Francesco Tomasinelli, è intitolato “Predatori del microcosmo. La lotta per la sopravvivenza di insetti, ragni, rettili e anfibi”. L'intervista è stata trasmessa da Radio Vaticana Italia nel programma “A conti fatti”, rubrica settimanale a cura della redazione di EconomiaCristiana.it.

Per ridurre le emissioni di CO2 e degli altri gas climalteranti nell’atmosfera occorrerà da una parte cambiare rapidamente il nostro modo di produrre energia, eliminando i combustibili fossili per fonti energetiche pulite e rinnovabili.
Dall’altra parte è però anche indispensabile ridurre la nostra domanda di energia e questo vuol dire rendere più efficienti il settore industriale, quello dei trasporti e quello agricolo, ma anche tutti i gli edifici che in moltissimi casi potrebbero, anche con interventi contenuti, diventare molto più efficienti per un risparmio che non risulterebbe “solo” nel conto delle emissioni di CO2, ma anche nelle bollette del gas e dell’energia elettrica.

Per effetto dei cambiamenti climatici questioni come il dissesto idrogeologico o la siccità diventano sempre più frequentemente temi di stretta attualità nel nostro Paese.
Sono passati pochissimi mesi dalla forte perturbazione che a fine ottobre ha sconvolto il nord est con intere foreste cadute. Dall’altra parte il pensiero va al caso del lago di Bracciano che nell’estate 2017 si ridusse talmente tanto da mettere in discussione persino l’approvvigionamento idrico della capitale.
Anche in questi giorni, al grande freddo che sta colpendo la nostra penisola, soprattutto al Sud, non stanno corrispondendo precipitazioni adeguate, tanto che la Coldiretti ha lanciato l’allarme per il Po il cui livello è sotto di 3,5 metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

In Europa l'economia blu, cioè quella legata al mare, da lavoro a 5,4 milioni di persone per un totale di 500 miliardi di fatturato. Il settore è talmente strategico che l'Unione Europea ha definito una strategia a lungo termine per lo sviluppo sostenibile delle economie legate al mare: si chiama Blue Growth (la crescita blu).

Secondo gli ultimi dati l'Italia si piazza al primo posto tra i Paesi dell'Unione Europea per consumo di pesce pro capite con 28 chili l'anno a testa tra pesce fresco, in scatola e surgelato.
I consumi sono in crescita costante, non solo nel nostro paese, e le riserve ittiche faticano a stare al passo con le esigenze dei consumatori.
Secondo il WWF circa l’85% degli stock ittici del Mediterraneo risultano sovrasfruttati: stiamo mangiando più pesce di quanto i nostri mari e i nostri allevamenti ce ne consentirebbero. Ma il problema è globale: la sovrappesca e il sovrasfruttamento dei mari e degli oceani stanno mettendo rischio gli ecosistemi marini, oltre che la sicurezza di circa 800 milioni di persone che, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dipendono dalla pesca per il proprio sostentamento.
Ci sono tuttavia delle modalità di pesca che possono conciliare la domanda di pesce con le necessità degli ecosistemi, degli standard da rispettare per rendere questa attività sostenibile e far si che i mari e gli oceani siano in grado di rigenerarsi.

Si potrebbe pensare che il problema del cambiamento climatico (eventi catastrofici a parte) si risolva in qualche grado in più o in meno: qualche mancata nevicata in inverno, e qualche pioggia in più d'estate. Insomma un problema per operatori turistici e contadini. Ciò che tendiamo a sottovalutare sono invece le conseguenze dirette sulla nostra salute.

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