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La categoria Ambiente di Economia Cristiana

Da Caritas India alla Conferenza episcopale irlandese passando per le arcidiocesi di Palermo e di Vercelli, 19 realtà cattoliche annunciano oggi il loro impegno a disinvestire dalle fonti energetiche fossili.

Questa realtà (qui la lista) vanno ad ingrossare le file delle 122 istituzioni cattoliche che, raccogliendo l’invito di Papa Francesco ad agire per la custodia delle casa comune, hanno deciso di disinvestire i propri fondi da attività direttamente o indirettamente collegate allo sfruttamento delle fonti energetiche fossili (carbone, petrolio, gas) per spostarli su attività più sostenibili per l’ambiente.

Un impegno, quello cattolico, più che mai concreto se si pensa che all’interno del movimento globale per il disinvestimento le organizzazioni religiose rappresentano oltre un quarto di tutte le realtà che a diverso titolo si sono impegnate in questa transizione economica ed energetica.

  

"Per decenni, la Chiesa ci ha chiamati ad agire sul cambiamento climatico. Ora, mentre i mari si alzano, i deserti si allargano e le tempeste imperversano, i più vulnerabili tra le nostre sorelle e fratelli ci chiamano con urgenza a prendere decisioni coraggiose che possano proteggerli. Le istituzioni che stanno disinvestendo dai combustibili fossili oggi stanno facendo la loro parte per piegare la curva delle emissioni verso il basso e noi applaudiamo alla loro leadership e visione".
Così Tomás Insua, Direttore Esecutivo del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, organizzazione internazionale che riunisce oltre 650 organizzazioni e migliaia di cattolici per rispondere all'appello di Papa Francesco per proteggere la nostra casa comune.

Significativo, inoltre che questo annuncio avvenga durante il Tempo del Creato, un mese di preghiera e di azione per il Creato condiviso dai cristiani di tutto il mondo, un’iniziativa più che mai ecumenica come testimonia la lettera di sostegno e di invito alla partecipazione al Tempo del Creato firmata tra gli altri dal Cardinale Peter Turkson, dall'Arcivescovo di Canterbury Welby e dal Patriarca Bartolomeo.

 

Un secondo messaggio è arrivato invece con la dichiarazione congiunta  del Tempo del Creato 2018 in occasione della Prima preghiera ecumenica per il Creato che ha visto riuniti i leader delle diverse confessioni cristiane ad Assisi il 1 Settembre dove si legge: “Tra questi sforzi, il movimento del disinvestimento dai combustibili fossili merita particolare attenzione, poiché affronta le strutture di ingiustizia e ci avvicina a un'economia basata sull'energia pulita. Invitiamo tutte le persone di fede ad unirsi a questi sforzi e prendere parte al crescente movimento per prenderci cura del nostro prossimo prendendoci cura del creato.” 

Torniamo a parlare di patrimonio forestale in un mese e in una stagione che spingono molti a riscoprire questi luoghi incantevoli, purtroppo però sempre a rischio di devastazione. Nel 2017 c'è stata una escalation di incendi boschivi in Italia: un milione e 400 mila ettari sono andati letteralmente in fumo, e addirittura si stima che negli ultimi trent'anni sia andato a fuoco il 12% delle foreste italiane. Oltre alle cause colpose, dolose e criminali, si deve puntare purtroppo l'indice sulla scarsa cura delle aree boschive, spesso abbandonate a se stesse con scarsi controlli.
PEFC Italia (Programme for the Endorsement of Forest Certification, Programma per il riconoscimento di schemi nazionali di Certificazione Forestale) è un’associazione che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema internazionale di certificazione forestale. Certificare la gestione forestale vuol dire assicurare che il patrimonio boschivo venga tutelato e sfruttato a fini economici in maniera sostenibile. La certificazione apposta ad esempio su mobili, oggetti in legno, o su libri e giornali stampati, garantisce che per produrre quei beni non sono state devastate delle foreste.
A conti fatti”, la rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa ogni martedì da Radio Vaticana Italia, ha intervistato Antonio Brunori, segretario generale di PEFC Italia.

"Le falde acquifere in molti luoghi sono minacciate dall’inquinamento che producono alcune attività estrattive, agricole e industriali, soprattutto in Paesi dove mancano una regolamentazione e dei controlli sufficienti."

Queste parole sono scritte nell'enciclica Laudato Si' che il Papa ha diffuso tre anni fa. Francesco si riferiva in particolare ai paesi poveri o in guerra, che hanno scarsità d'acqua e dove maggiore è il pericolo di inquinamento di questo elemento indispensabile. Purtroppo però anche in Italia, dove non ci sono guerre e i controlli dovrebbero essere capillari, sono state rilevate sostanze nocive nel 67% delle acque di superficie e nell'33% di quelle sotterranee. Lo rivela il rapporto nazionale "Pesticidi nelle acque" pubblicato dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Ne abbiamo parlato con chi ha coordinato e redatto questo rapporto: Pietro Paris, responsabile della Sezione Sostanze Pericolose dell'ISPRA, intervistato nella trasmissione “A conti fatti” trasmessa da Radio Vaticana Italia in occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente.

Un terzo dei suoli del pianeta è degradato a causa dell’inquinamento con ripercussioni importanti sull’equilibrio degli ambienti naturali, sulla sicurezza alimentare e sulla salute umana. È una questione su cui è molto attiva la FAO che a inizio Maggio ha radunato in un simposio internazionale sul tema i massimi esperti del settore.
“A Conti Fatti” rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia ha invitato a parlarne Ronald Vargas, responsabile Suolo e Acqua della FAO e segretario della Global Soil Partnership.

Si celebra oggi la Giornata Mondiale dell’Ambiente che le Nazioni Unite istituirono nel 1972 in occasione della Conferenza di Stoccolma per portare all’attenzione di governi e istituzioni la necessità di una tutela dell’ambiente e delle risorse naturali.
Da allora molti passi sono stati fatti, anche se le questioni ambientali non hanno sempre trovato il giusto spazio né nell’agenda dei media, né in quella politica, nazionale e internazionale. Tuttavia termini come ambiente e sostenibilità stanno trovando sempre maggiore spazio e considerazione presso l’opinione pubblica.  

La crescita economica e sociale di una comunità non è raggiungibile soltanto attraverso il progresso tecnologico, l’industria, i grandi capitali da investire in territori finora lasciati ai margini; e soprattutto non è un problema che affligge soltanto i paesi in via di sviluppo. Anche in Italia ci sono aree geografiche, settori economici e comunità rimasti fuori dai flussi di crescita economica e sociale. Ad esempio le aree rurali e montane, che hanno conosciuto l’emigrazione di massa, lo svuotamento dei centri abitati e l’impoverimento di attività tradizionali che fino al secolo scorso ne rappresentavano l’unica risorsa. Una di queste attività è la pastorizia, attività millenaria che vive di ritmi e consuetudini sconosciuti e incomprensibili all’economia d’assalto. Eppure, con la riscoperta dei valori tradizionali e dell’agricoltura di qualità da contrapporre a quella industriale, anche queste tradizioni possono trasformarsi in modelli di sviluppo sostenibile per le comunità locali. Ne abbiamo parlato al Villaggio per la Terra con Nicola Di Niro, direttore dell’Agenzia di Sviluppo Rurale per il Molise, arrivato a Roma per raccontare un progetto legato ai tratturi, le antiche vie di transumanza, che partendo dagli appennini, è arrivato addirittura all’Unesco.

Le professioni di domani non potranno non tenere in considerazione che la sostenibilità dei processi produttivi ed economici non può più essere considerata un optional ma una conditio sine qua non. Quando si parla di green jobs non parliamo infatti soltanto di figure tecniche legate a nuovi settori come la biochimica, il riciclo dei rifiuti o le energie rinnovabili in cui l’innovazione tecnologica sta cambiando profondamente mestieri e professioni. Conoscenze e competenze legate ai temi della sostenibilità diventeranno fondamentali per moltissime figure professionali.
E a proposito di giovani e di futuro l’Università Cattolica del Sacro Cuore si è resa protagonista di una bella iniziativa selezionando 50 ragazzi provenienti da tutte le sedi dell’Ateneo per partecipare al Villaggio per la Terra 2018 come dei tutor in grado di guidare il pubblico alla scoperta dell’Agenda 2030 e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. A coordinarli dal punto di vista scientifico l’Alta Scuola per l’Ambiente, il cui direttore, Pierluigi Malavasi è intervenuto ai microfoni di "A conti fatti", rubrica radiofonica rdi EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Con l'Agenda 2030 la politica internazionale ha concordato sull'insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale, affermando una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo.

Si apre per questo un processo culturale ed evolutivo che investe gli imprenditori di una nuova missione sociale ed ambientale. La ricerca del profitto per la propria organizzazione si trasforma nella ricerca di prosperità, e quindi non solo di ricchezza ma anche salute, qualità della vita, felicità per i lavoratori e la comunità in cui opera. Economia civile, economia di comunione, economia responsabile, nuova economia, sono espressioni che fanno capire quanto il tessuto imprenditoriale sia vivace e pronto alla sperimentazione di modelli di impresa più centrati sull’uomo che sul profitto.

Questa nuova declinazione del concetto di prosperità sarà oggetto di un approfondimento al Villaggio per la Terra, il 23 aprile a Villa Borghese, in un talk show pubblico curato da Giorgio del Signore, imprenditore membro del coordinamento EDC – Economia Di Comunione Italia. Ce ne ha parlato lui stesso in un’intervista in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Un processo economico produttivo, sano e sostenibile passa inevitabilmente per la sua capacità di ottimizzare uso, riuso e riciclo delle risorse naturali.
Vetro, carta, legno, plastica se correttamente differenziati e riciclati possono diventare materie prime seconde, nuovi materiali, risorse preziose in grado di far risparmiare sui costi di produzione e di salvaguardare l’ambiente. Per far tutto questo il punto di partenza è costituito da un buon processo di raccolta. In questo senso una punta di eccellenza tutta italiana è costituita dal CONOU, Consorzio Nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli Oli minerali Usati il cui presidente Paolo Tomasi interviene su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Questo inverno molto piovoso non deve illudere: gli esperti annunciano un nuovo periodo di siccità estiva in Italia. L’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, ha lanciato l’allarme sulle riserve idriche che, ad esempio, nel Mezzogiorno si sono ridotte addirittura della metà rispetto al 2010.

Su A Conti Fatti, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, interviene sul tema Francesco Vincenzi, presidente dell’ANBI - Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue
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