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La categoria Ambiente di Economia Cristiana

Terra dei fuochi” è un’espressione diventata ormai parte del vocabolario italiano contemporaneo. Definisce una grande parte delle province di Napoli e Caserta, dove i roghi tossici periodicamente distruggono rifiuti di ogni genere, sprigionando gas nocivi. L’emergenza ambientale riguarda anche quei terreni in cui per decenni sono stati interrati senza criterio rifiuti urbani e industriali, e le acque dove penetrano le sostanze inquinanti che colano dalle montagne di spazzatura. Inchieste giornalistiche, documentari, persino film e fiction hanno contribuito a dipingere a tinte fosche quella che per millenni è stata la “campania felix” d’Italia: uno dei territori più ricchi e fertili per l’agricoltura. Nell’opinione pubblica si è fatta largo l’idea che i prodotti della terra provenienti dalla Campania siano in parte contaminati e che i residenti di quelle province vivano col rischio concreto di contrarre malattie legate all’inquinamento.
A dicembre l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha presentato i dati di uno studio capillare su terreni, prodotti e analisi su residenti volontari che sembrano smentire del tutto queste preoccupazioni. Ne abbiamo parlato in “A conti fatti” con Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno; intervista trasmessa da Radio Vaticana Italia FM 105.0.

Le case automobilistiche hanno ormai compreso che le macchine del prossimo futuro non potranno più circolare se saranno spinte da carburanti inquinanti. Tutti concordano sul fatto che, a lungo termine, la soluzione è quella del motore elettrico, ma mentre alcuni marchi puntano per il momento sulle motorizzazioni ibride elettrico/benzina, altri hanno saltato un passaggio e propongono agli automobilisti/clienti veicoli già elettrici al 100%. Una scelta per certi versi coraggiosa, per ora non premiata dal mercato, che deve fare i conti con un muro culturale duro da scalfire. Delle tecnologie oggi disponibili per le auto elettriche, del confronto con i motori tradizionali e delle prospettive per il prossimo futuro di questo settore cruciale, abbiamo parlato con Bruno Mattucci, presidente e amministratore delegato di Nissan Italia che poche settimane fa ha annunciato un accoro strategico con Enel, in occasine del lancio di un nuovo modello di auto. L’intervista è tratta da “A conti fatti” rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa ogni mercoledì alle 11.30 da Radio Vaticana Italia.

Secondo uno studio condotto dall'Osservatorio Autopromotec l’italia è il paese europeo con il tasso di motorizzazione più alto con ben 62,4 auto ogni 100 abitanti. Le auto in circolazione sono moltissime, troppe, e il risultato è che l’aria delle nostre città, in particolare le più grandi, è irrespirabile.
Il settore dei trasporti, che concorre in maniera importante sulle emissioni di gas serra del nostro paese è chiamato ad una transizione energetica per risultare meno impattante sia sul clima che sul nostro apparato respiratorio.

La montagna è un ecosistema determinante per la vita sulla Terra.
Solo per dare un dato, l’80% dell’acqua dolce del pianeta ha origine montana, ma nonostante ciò e nonostante il fatto che circa un sesto della popolazione mondiale viva in zone di montagna l’attenzione che media e politica riservano alla protezione di questo ambiente è ancora carente.

Tra le attività che maggiormente possono impattare sugli equilibri dell’ecosistema montagna c’è sicuramente la silvicoltura, vale a dire tutte quelle attività che riguardano la cura e il taglio di boschi e foreste al fine di ricavarne il legname di cui necessitiamo per moltissimi prodotti di uso comune, dalla carta ai mobili.
Per evitare che, come accade in tanti ambiti delle nostre attività produttive, il consumo di risorse sia eccessivo rispetto alla capacità dell’ambiente di rigenerarle è necessario gestire boschi e foreste in maniera responsabile e per garantire il consumatore sulla sostenibilità della filiera del legno che c’è dietro al prodotto che viene acquistato esistono degli standard e degli organismi certificatori. Uno di questi è l’FSC- Forest Stewardship Council -  il cui direttore per l’Italia, Diego Florian, interviene su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Secondo una direttiva europea del 2011 l’Italia è chiamata ad adeguarsi alla maggior parte dei paesi europei e dotarsi di una struttura centralizzata in cui sistemare in modo definitivo i rifiuti radioattivi derivanti dai diversi settori di produzione.
In Italia, infatti, tra i vari depositi di stoccaggio, ci sono circa 25.000 metri cubi di rifiuti radioattivi e secondo le stime circa il doppio saranno prodotti nei prossimi 50 anni.
La soluzione al problema dello stoccaggio di tutti questi rifiuti è il Deposito Nazionale la cui realizzazione stenta però a partire anche perché ancora non è chiaro dove questo depositò dovrà essere realizzato. La Sogin, una società pubblica, ha stilato da oltre un anno un elenco di aree potenzialmente idonee alla costruzione della struttura, ma i contenuti di questo elenco non sono ancora stati resi pubblici.

Gli effetti più immediati ed evidenti degli sconvolgimenti climatici sono le distruzioni e i danni economici che seguono inondazioni, alluvioni, siccità, gelate ed altri fenomeni del genere. Ad un livello più profondo però, i cambiamenti del clima possono essere all’origine, o tra le cause scatenanti, di conflitti politici e guerre devastanti. È successo in passato e succede di nuovo nel presente. Ne parliamo con Giorgio Gallo, docente dell’Università di Pisa, co-fondatore del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace presso lo stesso ateneo, e co-autore con Valentina Bartolucci del libro “Capire il conflitto, costruire la pace” (ed. Mondadori Università). Lo abbiamo intervistato per la nostra rubrica radiofonica “A conti fatti”, trasmessa da Radio Vaticana Italia, in  una puntata dedicata al cambiamento climatico e alle conclusioni della COP23 di Bonn.

Il riscaldamento globale è ormai, purtroppo, una realtà consolidata. Gli ultimi tre anni sono stati gli anni più caldi mai registrati finora e la temperatura globale media è aumentata 1,1°C rispetto al periodo preindustriale; un grado può non sembrare molto in fondo è anche la differenza che passa tra lo stare bene ed avere la febbre. La Terra ha la febbre, una febbre che potrebbe diventare insostenibile come prevedono molti modelli climatici. Ma come funziona un modello climatico?

Quello della bioeconomia è un settore in continua crescita che vale per il nostro paese oltre 250 miliardi di euro l’anno. Non sempre però è chiaro quali attività rientrino in questo settore e quali politiche si stiano mettendo a punto per incentivarlo.
Per fare un punto della situazione interviene su “A Conti Fatti”, programma a cura della redazione di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia Fabio Fava, ordinario di Biotecnologie industriali e ambientali presso la Facoltà  di Ingegneria e Architettura dell'Alma Mater Studiorum-Università  di Bologna e presidente e Rappresentante del Governo italiano nel comitato di programma Bioeconomy di Horizon2020.

I fiumi italiani sicuramente risultano imponenti nel contesto geografico e storico del paese, ma il summit internazionale del Campidoglio ha giustamente puntato i riflettori su bacini idrici in scala nettamente maggiore: come il Nilo, il Mississippi o il Rio delle Amazzoni. Abbiamo però approfittato della presenza tra i relatori dell’ing. Silvano Pecora, vice presidente della Commissione per l’Idrologia dell’Organizzazione Mondiale Meteorologica, per riportare temporaneamente il discorso sulla situazione dell’idrologia del belpaese.

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