Righini: “Materiali di scarto, da costo a ricchezza”

Scritto da   Domenica, 02 Febbraio 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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La produzione di energia da scarti alimentari e dai sottoprodotti in generale è un tema sul quale in Italia le conoscenze sono ancora scarse – al di là degli esperti di settore - ma inizia a essere oggetto di ampi dibattiti. Per capire meglio si cosa si tratta e com’è la situazione una volta varcati i confini nazionali ne abbiamo parlato con Walter Righini, presidente della Federazione italiana dei produttori di energia da fonti rinnovabili, la Fiper.

 

 

Cos'è il biogas e cosa sono i sotto prodotti?
Il primo è un gas metano biologico e si ottiene dalla digestione anaerobica della biomassa; cioè da un processo biologico in assenza di ossigeno durante i quale tutte le sostanze organiche vengono trasformate in un gas. Può essere utilizzato per produrre la bio energia, elettrica in particolare, ma anche energia termica. Tutto il materiale di scarto, degli animali, del settore alimentare, può essere trasformato in questo gas e, da costo, diventa una ricchezza.

In Italia si tratta di un “argomento” poco conosciuto, se non da esperti di settore. Perché non se ne parla?
È molto conosciuto nel settore delle fonti rinnovabili, molto poco dal grande pubblico, che, sentendo fonti rinnovabili pensa soprattutto al fotovoltaico - anche perché è molto più semplice: si acquistano pannelli, si posizionano finisce lì -. Di biogas a volte se ne parla anche male: tanti comitati sono contrari a questi impianti probabilmente non conoscendone le potenzialità e la ricchezza che tali soluzioni potrebbero portare al nostro paese; chiaramente tutto in maniera controllata.

Il decreto ministeriale 6 luglio 2012 ha il fine di sostenere la produzione  di energia elettrica da fonti rinnovabili. Cosa propone al riguardo?
Il decreto 6 luglio, di fatto è venuto a sostituire la normativa precedente scaduta il 31 dicembre 2012. Questo decreto non riguarda il fotovoltaico, ma tutte le altre fonti. Si sono trattati i dettagli: prima veniva dato un incentivo uguale per tutti fino a un megawatt di potenza, ora sono elargiti degli incentivi più mirati cercando di premiare gli impianti migliori, cioè quelli che oltre a produrre energia elettrica riescono anche a utilizzare il calore. Oppure quelle che riducono le quantità di azoto di emissioni nell'aria, per cui ogni step, ogni qualità in più che l'impianto possiede riceve un incentivo; inoltre gli impianti più piccoli sono maggiormente incentivati. A favore di una diffusione più capillare e di una promozione delle fonti rinnovabili sul territorio nazionale.

Com'è la situazione una volta varcati i confini nazionali? All'estero si produce biogas dai sottoprodotti?
Noi italiani riguardo al bio gas prendiamo come riferimento la nazione numero uno in Europa: la Germania. Per quel che riguarda invece la bio massa - intesa come legno, come riscaldamento e come produzione di energia elettrica - guardiamo, invece, molto all'Austria, alla Svezia e alla Danimarca. Naturalmente all’estero sono già alla produzione di bio metano, cioè: depurano il biogas da tutta l'anidride carbonica e da eventuali impurità e lo trasformano a tutti gli effetti in un metano come quello che usiamo tranquillamente noi che, invece, lo importiamo. È utilizzato sia negli autotrasporti, sia per la produzione di energia elettrica. In Italia, all'inizio del mese sia il Ministero dell'Ambiente, che il Ministero dello Sviluppo Economico che il Ministero dell'Agricoltura, hanno firmato il decreto per introdurre anche in Italia la produzione di bio metano. Ma noi siamo molto bravi a ingarbugliare le cose tramite la burocrazia, per cui bisogna capire molto bene come potrà funzionare. Se tutto procede nella direzione sperata fra un paio d'anni potremo produrre e utilizzare il bio metano anche nel Bel Paese.

La Fiper sollecita da circa due anni il ministero dell'Ambiente al fine di avviare questa filiera anche in Italia. Cosa non si sblocca, perché non parte?
Questo è proprio il discorso del burocratismo e del bizantinismo italiano. L'utilizzo delle biomasse vegetali, cioè delle potature del verde urbano, sono incentivate da parte del Ministero Sviluppo Economico; per cui prevedono incentivi e utilizzo di queste fonti per produrre energia termico elettrica da parte del ministero dell'Ambiente, ma  sono prodotti considerati rifiuti e se utilizzati si rischia una denuncia penale.
Questo paradosso è il motivo per il quale noi di Fiper, da due anni, spingiamo affinché i tre ministeri, Ambiente, Agricoltura e Sviluppo Economico riescano a parlarsi. Ci sembra che certi contrasti siano all'interno dello stesso ministero, in particolare nel Ministero dell'Ambiente fra due direzioni generali e questo ci porta a non poter utilizzare una risorsa che sarebbe importantissima. In Italia abbiamo tre o quattro milioni di tonnellate di biomassa e potatura di verde urbano che da costo potrebbero diventare per i comuni una risorsa importante.

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