Pacchetto clima energia 2030, Silvestrini: “bene obiettivo riduzione di Co2 del 40%, ma si poteva fare di più per le rinnovabili”

Scritto da   Domenica, 09 Novembre 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Parlando di sviluppo sostenibile e di cambiamenti climatici non possiamo non pensare alla recente proposta europea del nuovo pacchetto clima con obiettivo al 2030. Ne abbiamo parlato con Gianni Silvestrini, Direttore Scientifico del Kyoto Club, e presidente del Coordinamento Free intervenuto su A conti Fatti, rubrica a cura della redazione di economicristiana.it ed in onda sulle frequenze della Radio Vaticana.

 

Silvestrini, gli scienziati dell’Epcc hanno rilasciato il loro rapporto finale sui cambiamenti climatici. Il rapporto conferma quanto emerso lo scorso anno, ma fa sempre impressione sentir parlare di un punto di non ritorno…

Man mano che si approfondiscono i temi che riguardano la scienza del clima e si riducono i margini di incertezza, si capisce che la situazione può effettivamente precipitare.  Parliamo di cambiamenti irreversibili. Il problema, ora, è capire se questi cambiamenti saranno catastrofici o meno. Partendo da questa constatazione, il messaggio che viene dall’Ipcc è quello di agire subito e in maniera radicale. La Conferenza dell’anno prossimo a Parigi può essere effettivamente l’opportunità per riuscire a trovare un accordo che coinvolga tutti i Paesi del mondo

In questo contesto come valuta il pacchetto clima/energia con obiettivo 2030 proposto dalla Commissione Europea?

L’obiettivo di riduzione dell’emissione dei gas climalteranti del 40% rispetto al 1990 è molto interessante. Alcuni pensano che sarebbe dovuto essere più alto ma comunque indica un percorso di decarbonizzazione dell’economia europea che dovrebbe portare al 2050 ad una riduzione di emissioni di Co2 di circa il 90% rispetto ai valori che erano nel ’90. Dal punto di vista della riduzione di Co2 il giudizio a mio parere è buono. Più deludenti, invece, sono gli obiettivi sulle rinnovabili: riduzione del 27% dei consumi rispetto al 20% che era l’obiettivo del 2020. Si comprende come questo è poco più di quelli che sono gli scenari tendenziali. Ci sarebbe aspettati un valore del 30% ma anche più. Anche sul versante dell’efficienza energetica è stato indicato un valore modesto: il 27% di riduzione.

Oggi per un’azienda è realmente conveniente investire in energie alternative ed in efficienza energetica? Oppure ancora non ci sono strumenti ed incentivi adeguati?

Nel campo dell’efficienza energetica in molti casi questo già conviene anche senza incentivi. È fondamentale, però,  che ci sia una spinta nazionale. Bisogna sapere dove si può risparmiare e quanto si può risparmiare. Da questo punto di vista l’ultima direttiva sull’efficienza energetica da un forte stimolo affinché si facciano delle analisi energetiche dell’azienda,  per esempio per capire dove si può intervenire. Per quanto riguarda le rinnovabili, oggi il fotovoltaico, ad esempio, è possibile realizzarlo anche senza incentivi. La riduzione delle tecnologie del fotovoltaico è stata talmente drammatica – dal 2009 al 2014 è, infatti, calata del 78% - che oggi si possono  pensare interventi senza incentivi o con incentivi molto ridotti. Oggi, quindi, il calo forte delle tecnologie delle rinnovabili e la disponibilità di soluzioni sempre più avanzate dal punto di vista dell’efficienza, pensiamo ad esempio al led, possono consentire di ridurre drasticamente i consumi di illuminazione.

Lei è anche presidente del coordinamento Free che raggruppa 29 associazioni attive nei settori delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Cosa avete portato ad Ecomondo?

Come Coordinamento Free abbiamo realizzato un convegno su l’Europa e il 2030: quali sono le sfide, qual è l’opportunità. Proprio su questo ultimo punto vorrei evidenziare che se è vero che le rinnovabili giocheranno un ruolo centrale nei prossimi decenni tanto che l’Agenzia Internazionale dell’Energia sostiene che fra 35 anni diventeranno la fonte principale di produzione di energia elettrica, allora l’Europa non può rimanere indietro per quanto riguarda la produzione delle tecnologie. Quindi i prossimi anni devono riportare l’attenzione sulla necessità per l’Europa di riuscire a produrre nuove tecnologie (eolica, fotovoltaica) per non delegare questo ruolo alla Cina, all’Asia. Questo è un cambiamento di rotta molto importante, vista l’importanza che avranno queste soluzioni tecnologiche9

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