Progetto Ecoinnovazione Sicilia: Enea per la protezione ambientale delle Egadi

Scritto da   Domenica, 25 Gennaio 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Roberto Morabito, Responsabile dell'Unità tecnica Tecnologie ambientale di Enea, è intervenuto su A Conti Fatti, trasmissione a cura di Economiacristiana.it trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia.

 

Morabito, parliamo del Progetto Eco innovazione Sicilia: di cosa si tratta e quali sono i suoi obiettivi?

Finanziato con la legge di stabilità del 2010, si tratta di un progetto dell’Enea partito più di tre anni fa con il nome "Progetto Ecoinnovazione Sicilia". È un progetto articolato su due temi principali: il primo a supporto dello sviluppo dell'industria del turismo sostenibile a Favignana nell'arcipelago delle Egadi; l’altro a supporto dell'industria del riciclo nel territorio siciliano.

 

Partiamo dal turismo sostenibile: il progetto cerca anche di favorire lo sviluppo di una economia circolare all’interno di questo percorso…

Tra i vari tipi di turismo, sicuramente quello basato sulle risorse naturali è uno dei principali in quanto le risorse naturali sono il core business dell'offerta turistica del luogo. Si è partiti dal presupposto, allora, che bisogna proteggere e valorizzare queste risorse attraverso un turismo che sia più rispettoso dell’ambiente e delle risorse naturali stesse. Attualmente il turismo di Favignana, è un turismo di tipo “mordi e fuggi”, poco rispetto delle risorse naturali. A partire dalle maggiori problematiche che riscontrano queste isole, come quello dei rifiuti, dell'acqua e della gestione delle altre risorse naturali come le spiagge, le coste, abbiamo sviluppato un progetto sistemico integrato che ha promosso un’economia di tipo circolare. Ad esempio, abbiamo puntato sulla chiusura del ciclo della frazione organica dei rifiuti, che rappresenta circa il 35% della produzione totale dei rifiuti. In particolare per valorizzare questa frazione organica è stato installata una tecnologia innovativa: si tratta di un compostaggio di qualità ma di dimensioni ridotte, un compostaggio cosiddetto di comunità. L'altra iniziativa riguarda la riduzione degli imballaggi di plastica tramite l'installazione di una casa dell'acqua.

 

Passiamo ai Raee: cosa sono e perché sono così importanti?

Il termine Raee sta per rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Questo tipo di rifiuti sono importanti sia da un punto di vista strategico che economico in quanto all'interno di questi vi sono una serie di materie prime cosiddette “critiche” come i metalli. L'Unione Europea è sicuramente il continente più povero per quanto riguarda un certo tipo di materie prime critiche, tra cui proprio i metalli, fondamentali per l’industria hi-tech. In questo scenario europeo, l'Italia è tra i più poveri per queste materie prime: il nostro contenuto di risorse primarie minerarie è attualmente stimato in circa 1% del reale fabbisogno della nostra industria. In Italia ogni anno vengono buttate circa 3000/4000 tonnellate di schede elettroniche dei telefonini, dei computer, dei televisori; schede dove si possono trovare fino a 60 elementi che possono essere recuperati e riciclati. Alcuni di questi hanno anche un valore economico importante come l’oro, l’argento, lo stagno. All'interno di questo progetto abbiamo sviluppato, quindi, una tecnologia, definita idrometallurgica, per il recupero dalle schede elettroniche dello stagno, dell’oro, dell’argento, del rame e del piombo. Brevettata dall’ Enea, stiamo realizzando presso il centro della Casaccia l'impianto pilota.

 

Ci sono progetti simili a livello Europeo?

Storicamente i paesi del nord Europa, in particolare la Germania, il Belgio e la Svizzera, sono sempre stati all'avanguardia per il recupero di metalli da questo tipo di prodotti. Questi paesi utilizzano la tecnologia pirometallurgia in cui le schede elettroniche vengono bruciate in forni ad alta temperatura recuperando essenzialmente pochi elementi preziosi come l’oro, l’argento e il rame. Gli svantaggi di questa tecnologia sono vari: primo, recupero di pochi elementi. Ci sono anche tanti elementi che in questo modo non vengono recuperati, e che sono cruciali per la nostra industria Hi-tech, per esempio il tantalio, che è presente nei condensatori di tutte le schede elettroniche. Secondo, basandosi sull'incenerimento, questa tecnologia ha un certo impatto ambientale in termini di emissione. Viceversa la tecnologia che abbiamo sviluppato, definita, idrometallurgica, è basata sull'estrazione dei materiali attraverso una serie di acidi e solventi. Si tratta di una tecnologia a ciclo chiuso, con una temperatura di esercizio intorno a 50 gradi, e con un assenza di emissioni dai processi di lavorazione.

 

Per un pieno sviluppo del progetto è essenziale che esista un sistema di raccolta differenziata di questi materiali. Lei ha accennato a circa 4000 tonnellate di schede elettroniche che ogni anno raggiungono il fine vite. Di queste in percentuale quante se ne riescono a recuperare perche differenziate?

Ogni anno nel mondo vengono prodotti dai 20 ai 50 milioni di tonnellate di rifiuti hi-tech che contengono oltre trecento tonnellate di oro, migliaia di tonnellate di argento per un valore complessivo di oltre 20 miliardi di dollari. Di questi vengono recuperati circa il 15% del totale. In Italia, attualmente, la raccolta dei consorzi è a circa il 25% del totale. La maggior parte delle schede finisce su un mercato parallelo, più o meno legalizzato, e vengono portate negli impianti pirometallurgici della Germania, e soprattutto della Svizzera e del Belgio, ma vengono esportati, anche, in Nigeria o in Cina. In pratica noi siamo un paese poverissimo di materie prime, che però esporta anche le sue materie prime seconde, cioè i prodotti hi-tech a fine vita, sia attraverso vie più o meno legali, con vendite dirette negli impianti nel nord Europa, dove una tonnellata delle schede elettroniche ha un prezzo di circa 6mila euro; sia in maniera meno legale esportando, soprattutto per mare, verso la Cina o verso l'Africa.

 

Si tratta quindi un'economia circolare in negativo?

Si. Bisogna incidere pesantemente sul sistema intero di raccolta, anche dal punto di vista legislativo, incentivando anche il singolo cittadino e la singola impresa ad entrare nei circuiti ufficiali e virtuosi della raccolta. Questo potrebbe essere fatto con tasse ecologiche sul singolo strumento hi-tech che poi possono essere restituite al cittadino al momento della restituzione del computer a fine vita.

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