Certificazione MSC, il bollino blu per una pesca sostenibile

Scritto da   Venerdì, 24 Maggio 2013 00:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Luigi Mazzaglia, consulente ambientale esperto certificatore delle catene di custodia e gestione delle foreste e della filiera della pesca, è intervenuto su A Conti Fatti, trasmissione a cura di Economiacristiana.it trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia.

 

Dottor Mazzaglia, quali sono le aziende che chiedono di essere certificati presso di voi?

Oggi in Italia abbiamo prevalentemente aziende del settore alimentare: aziende che trasformano prodotti ittici per poterli rivendere o al consumatore finale, o alla catena di distribuzione, o ad altre aziende della catena, sempre come prodotti certificati MSC. Per il momento non ci sono richieste da parte di pescatori, pescherecci o imprese della pesca.

Quanto dura l'iter per ottenere la certificazione MSC?

Parlando di catena di custodia, mediamente le aziende alimentari possono impiegare un mese, anche meno. Questo primo periodo di tempo serve per comprendere lo standard e capire quali sono i requisiti da rispettare. Trascorso questo tempo, generalmente, viene svolta da parte nostra una visita di certificazione, dove verifichiamo che l'azienda sia conforme allo standard di catena di custodia superata la quale dopo circa due settimane viene rilasciato lo standard e il certificato di catena di custodia. Tempi molto differenti si hanno invece per la certificazione della pesca sostenibile: essendo i requisiti più complessi, qui lo standard è molto più articolato e l'iter di preparazione può durare oltre un anno.

Può farci qualche esempio di pratica di pesca sostenibile?

Una pesca sostenibile è tale se viene controllato lo stock della specie ittica che si va a pescare. Non bisogna mai pescare oltre il grado di sostenibilità, cioè il grado di riproduzione della specie cosiddetta bersaglio. Lo standard prende in considerazione tantissimi aspetti ambientali, dall'impatto sul fondale alle tipologie di inquinamento che si possono avere fino al disturbo dell'habitat marino. Vengono valutate, inoltre, le tipologie di pesca: il tipo di rete, le tipologie di lenza che possono essere utilizzate;  viene valutata anche la gestione da parte della fishery relativamente alle registrazioni: le catture sottomisura, le catture delle specie non bersaglio, come vengono registrate e come vengono gestite; ma anche che tipo di iniziative o procedure mette in atto l'azienda per ridurre questi impatti negativi della propria attività.

In Italia siamo in ritardo rispetto al contesto europeo?

In Italia siamo un po' in ritardo rispetto al contesto europeo, sia sul fronte della gestione della pesca, sia sul fronte della catena di custodia, quindi delle aziende di trasformazione. I motivi sono vari: per quanto riguarda la pesca, la maggior parte delle fishery certificate le abbiamo negli Oceani e nel Nord Europa e pochissime nel Mediterraneo. Sono numerose in Italia le aziende di trasformazione del settore ittico, pochissime però quelle certificate, perché nonostante la certificazione MSC sia ben consolidata a livello europeo, in Italia sta prendendo piede solo adesso. Il risultato è che il numero di aziende certificate per la catena di custodia sta crescendo e crescerà sempre più.

Per un consumatore, quali sono i vantaggi nella scelta di un prodotto che mostra l’etichetta blu MSC?

I vantaggi sono prevalentemente di natura ambientale. MSC, infatti, non indica qualità organolettiche o il gusto del prodotto ma è una certificazione della pesca sostenibile. Il primo vantaggio è che si acquista un prodotto che non ha contribuito alla distruzione dei mari o alla pesca eccessiva di quella determinata specie ittica. Scegliendo un prodotto con il marchio MSC si ha la garanzia, quindi, che la materia prima non è stata contaminata con della materia prima non certificata MSC e quindi che il prodotto è davvero derivato da una pesca sostenibile.

L'etichetta rappresenta tutta la filiera?

L'etichetta rappresenta tutta la filiera, anche se viene assegnata al prodotto dall'ultima azienda che ha effettivamente lavorato quel determinato prodotto. Questo vuol dire che quel prodotto è realizzato con materia prima certificata che a sua volta l'azienda che ha apposto il bollino ha acquistato, come certificato, dal proprio fornitore. Quello che si va a certificare, in pratica, è proprio una catena di trasformazione. Tutta la catena, quindi, viene controllata anche se il bollino viene assegnato all'ultima azienda che ha realizzato il prodotto finito.

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