Cauteruccio, “L’Enciclica del Papa lancia messaggio di lode e di speranza”

Scritto da   Domenica, 21 Giugno 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Alfonso Cauteruccio, presidente dell’Associazione Greenaccord, è intervenuto su A Conti Fatti, trasmissione a cura di Economiacristiana.it, trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia.
 
Dottor Cauteruccio che messaggio ha lanciato il Papa con questa Enciclica? 
Innanzitutto ha lanciato un messaggio di lode. Il titolo stesso dell'Enciclica ci richiama alla lode di tutto il creato per il Creatore. San Bonaventura affermava che il creato, prima di tutto, è stato voluto proprio per rendere gloria a Dio e poi per l'utilità dell'uomo. 
Ma il Santo Padre ha voluto lanciare anche un messaggio di speranza, nonostante le tematiche trattate lascino intravedere delle grandi preoccupazioni e soprattutto delle grandi sfide da compiere. Il messaggio di speranza deriva dal fatto che se tutti i cristiani di buona volontà e tutti gli uomini di buona volontà si adoperano per il cambiamento si può fare in modo che alcuni problemi vengano totalmente arginati, quantomeno mitigati. Mi riferisco principalmente al problema dei cambiamenti climatici. Si tratta, infine, di un grande messaggio strutturato: mentre prima tutti gli interventi dei pontefici erano dislocati in vari discorsi, encicliche, lettere ed altro, adesso abbiamo un sistema organico a cui poter attingere, a cui poter fare riferimento per ogni questione che riguarda questo tema.
 
Il Papa ha riconosciuto grande merito per la scrittura dell’Enciclica al Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I. Alla stessa presentazione ha parlato Il Metropolita di Pergamo, segno che nessuna questione come quella ambientali ha dei caratteri che non possono non tener conto dell’Ecumenismo?
Il tema ambientale garantisce un dialogo sia interreligioso che ecumenico per il semplice fatto che “la cura della casa comune” riguarda tutti. La questione ambientale fa superare ogni problema di credo religioso, di credo politico, perché tutti siamo chiamati ad operare. Quale tema migliore di questo può favorire il dialogo ecumenico e la presenza dello stesso metropolita ne è un segno chiaro ed evidente.
 
Il Papa lancia anche diversi moniti ai governi e alle economie. Ci sono però oggi le condizioni affinché un monito, per quanto illuminato come quello del Pontefice, non rimanga tale?
Il Papa coglie una grande congiuntura storica favorevole: c'è nella coscienza di tutti la comprensione che ci siamo spinti oltre. Gli scienziati calcolano che proseguendo in questo modo, nel 2050 ci serviranno tre pianeti. Durante il G7 i governi dei 7 maggiori Paesi hanno trovato un'intesa proprio sul tema dei cambiamenti climatici, un risultato che simboleggia la voglia di fare qualcosa di concreto e credo che Parigi sia un'occasione molto buona. Anche la Cina ha espresso il desiderio di collaborare, e se c'è il concorso di tutti penso che si arriverà ad una decisione programmatica interessante e soprattutto nuova sotto questo profilo. In tutto questo il Papa ha messo “la ciliegina sulla torta”. Inoltre l’autorità morale del Santo Padre consentirà anche di mettere una firma autorevole dietro queste decisioni che saranno prese. 
 
È in corso a L’Aquila l’XI forum dell'informazione cattolica organizzata da Greenaccord, l’associazione di cui lei è presidente. Quest’anno il tema è tutela del territorio, garanzia di vita. Quali sono gli argomenti che state affrontando? 
Abbiamo scelto questo tema perché il territorio è il metro su cui misurare la qualità della nostra vita e del nostro esistere, del nostro mangiare, del nostro essere in relazione con gli altri e con il creato. Parleremo di cibo, di alimentazione, di produzione agricola, soprattutto di cura del territorio, di difesa del suolo, di consumo di suolo. Faremo, inoltre, un grande dibattito sull'enciclica del Papa. infine le visite sul territorio ci consentiranno di essere in relazione con un territorio ferito come quello de L'Aquila, e di conoscere situazioni sia a livello imprenditoriale che a livello umano di associazionismo, di relazioni, che siano importanti e che siano significative anche per i giornalisti che hanno seguito questo momento formativo.
 
Voi auspicate la nascita delle Sentinelle del creato in ogni parrocchia. Cosa intendete? 
Come ci sono gli animatori per la Caritas, potrebbero nascere delle nuove vocazioni proprio per cercare di animare la comunità parrocchiale su questi temi. Mi riferisco sia alla liturgia, alla catechesi, alla formazione dei giovani, ma penso anche a gesti concreti che possono essere realizzati dai giovani stessi. Ci sono già parrocchie che fanno cammini e itinerari sia di penitenza che di preparazione, sia in quaresima che in avvento, proprio sulle tematiche del creato. Il creato trova in alcune persone delle “piccole antenne”  sul territorio che sanno dialogare anche con le autorità, con chi vive intorno alla parrocchia per cercare di rendere la vita più bella, il territorio più vivibile. L'amore verso il proprio territorio è anche una forma di amore verso le persone che ci vivono. 
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