A scuola di ricerca per valorizzare le produzioni locali

Scritto da   Domenica, 12 Luglio 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Nato all’inizio degli anni ’50 come scuola pratica di agricoltura, l’Institut Agricole Règional di Aosta ha subito negli anni numerose trasformazioni. Oggi l’istituto non è più solo una scuola superiore ma si è imposto nella regione come centro di ricerca applicata a tutte le produzioni agricole della Valle D’Aosta.

Per questa sua caratteristica l’Istituto è stato selezionato tra le buone pratiche raccontate dal progetto "Tra campagne intelligenti e montagne all’avanguardia - Le comunità rurali e montane insegnano come mangiare tutti e mangiare bene", realizzato da Earth Day Italia con il sostegno del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Mauro Bassignana, docente dell’Istituto, è intervenuto in proposito su A conti Fatti, trasmissione a cura della redazione di Economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

A quali esigenze risponde la nascita di un istituto agrario in un territorio prettamente montano come quello della Valle d’Aosta?
L'Istituto è nato all'origine come scuola pratica di agricoltura all'inizio degli anni '50 per dare una formazione migliore ai figli degli agricoltori. Nel corso dei decenni poi si è evoluto e agli inizi degli anni '80 è diventato non soltanto un centro di formazione professionale e una scuola, ma anche un centro di ricerca applicata a tutte le produzioni agricole della Val d'Aosta, che sono fondamentalmente l'allevamento, la produzione di fontina DOP, produzione di vino e produzione di mele. A fianco a queste ci sono tutta una serie di piccoli settori di nicchia sui quali noi lavoriamo e che contribuiscono a diversificare l'offerta produttiva delle aziende agricole valdostane. Sostanzialmente noi dobbiamo cercare di migliorare le tecniche, ma al tempo stesso mantenere anche quello che è un patrimonio in termini per esempio, di vitigni, di varietà coltivate, di biodiversità che è propria della nostra regione.

 

La scuola propone agli studenti un percorso quinquennale ed uno triennale. Come viene strutturata la didattica e quali figure professionali vengono formate dall’istituto?
Il corso triennale è un corso prettamente professionale, scelto preferenzialmente da figli di agricoltori, ragazzi che hanno come prospettiva quella di riprendere l'attività dell'azienda di famiglia e quindi è un corso che ha una parte pratica piuttosto rilevante, quindi fanno molte attività pratiche: hanno certamente delle materie di cultura generale, ma il grosso è sull'attività d'indirizzo.
Si conclude alla fine dei tre anni con un attestato, non è un diploma, e in ogni caso permette a questi ragazzi, nel corso della loro permanenza nella nostra scuola, di acquisire una professionalità, di migliorare le loro competenze e quindi di portarle nella propria azienda.
Il corso tecnico, quello quinquennale si conclude con l'esame di maturità, quindi da un diploma tecnico in agraria e agroalimentare e permette di accedere anche all'università ed è un corso in cui la parte pratica è un po' ridotta, rispetto al corso triennale, ma offre una gamma più ampia di competenze e approfondimenti su materie nel il corso professionale non sono trattate o sono trattate meno.

 

Oltre alla funzione formativa, l’istituto svolge un’altra importante attività per il territorio: quella della ricerca nel campo delle produzioni agroalimentari. Quali saperi offrite ai coltivatori valdostani e quale è stata la risposta che avete ricevuto dal territorio?
La nostra è soprattutto una ricerca applicata, molte volte nasce proprio da esigenze del territorio o da interessi, dalla nostra capacità di guardarci intorno, cogliere degli spunti innovativi e cercare di proporli nell'ambito valdostano.
La risposta è molto buona perché c'è un contatto, direi, costante con le aziende agricole, la regione è molto piccola e il contatto è molto facile, se c'è qualcuno che ha qualche necessità particolare alza il telefono ci chiama o viene qui.
È il nostro compito, visto che la fondazione che è stata promossa fin dall'inizio, dalla regione autonoma Val d'Aosta, che attualmente è una fondazione di diritto privato, ma il cui socio unico è proprio l'amministrazione regionale.

 

Da dove nasce la necessità di conservare ed incentivare l’agricoltura di montagna e cosa rappresenta questa attività per un territorio come quello valdostano?
Diciamo che per noi l'agricoltura è la prima forma di gestione del territorio e la presenza degli agricoltori, anche nelle vallate più alte, anche nelle zone più marginali, è stata finora una garanzia di mantenimento, di persone che per la loro attività privata, per la loro vita, per la loro azienda agricola, si trovano a gestire delle superfici molto ampie perché gli alpeggi, le parti più alte delle nostre montagne sono gestite grazie al pascolamento durante l'estate. Sono 50mila ettari di prati e pascoli che sono gestiti dagli agricoltori.
Il fatto di mantenere questa presenza sul territorio è fondamentale; sta già diminuendi, ma se sparisse sarebbe un vero problema, non soltanto per la diminuzione delle produzioni agricole, ma proprio per la gestione dell'ambiente.


Tra gli altri progetti, state portando avanti uno studio sui valori nutraceutici delle produzioni agricole valdostane. Ce ne può parlare?

Intanto conviene spendere due parole per spiegare questo termine "nutraceutico", che è un neologismo che fonde nutrimento e farmaceutica. Quindi lo studio delle capacità terapeutiche o comunque legate al benessere, che possono essere contenute negli alimenti di cui ci nutriamo.
Lo studio che stanno facendo un gruppo di miei colleghi è proprio sulla capacità di alcuni frutti, fondamentalmente varietà di mele tradizionali e di  uve con cui sono prodotti i nostri vini, di contenere sostanze che fanno bene, ad esempio antiossidanti, polifenoli, tannini, molecole che in qualche modo contribuiscono al benessere del consumatore.
La ricerca è in corso, è molto interessante, e in effetti le prime risultanze, le analisi che sono state condotte già nel primo anno, mettono in evidenza che, ad esempio, rispetto a varietà di mele di larga diffusione quelle più vecchie, di varietà autoctone, possiedono delle virtù da questo punto di vista superiori.


L’Institut Agricole Regional si configura come una struttura ibrida in cui formazione, ricerca e produzione avanzano di pari passo e questo rappresenta un cambiamento molto forte rispetto alla classica impostazione di una scuola superiore. Ritiene che questo nuovo modello sia esportabile in altre zone del mondo che presentano le stesse caratteristiche del vostro territorio?    
Io penso di si. Credo che sia un modello possa essere da esempio e che se da altre parti non è ancora stato applicato dipenda fondamentalmente da una questione di risorse, di risorse economiche intendo dire, perché la regione Val d'Aosta è una regione piccola, con una buona capacità finanziaria e ha investito in questa direzione, in altre situazioni mi rendo conto che sia molto più difficile.

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