Bassa Via, tra natura e cultura per riscoprire e la Val d’Aosta che ti manca

Scritto da   Domenica, 26 Luglio 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Un itinerario lungo oltre 290 kilometri con un dislivello pari ad undici mila metri accompagna i turisti alla scoperta di una Valle D’Aosta lontana dalle alte vie privilegiate da sciatori ed alpinisti.
L’obiettivo è quello di valorizzare il proprio territorio attraverso la riscoperta di luoghi solitamente esclusi dal turismo tradizionale in modo da incentivare un indotto turistico in grado di ridare slancio a tutta l’economia locale.

È per queste caratteristiche che il progetto della Bassa Via è stato selezionato
 assieme ad altri casi di comunità rurali e montane che hanno saputo “inventare” nuovi modelli di sviluppo per il territorio per il progetto Tra Campagne intelligenti e Montagne all’avanguardia”, curato da Earth Day Italia in collaborazione con il ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e recentemente presentato ad Expo.

Su A conti Fatti, trasmissione a cura della redazione di Economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia ne abbiamo parlato con Stella Bertarione dell’Assessorato al turismo della regione autonoma Valle D’Aosta.

Da dove nasce questo progetto?
Il progetto Bassa Via, in un certo senso, è erede dell'esperienza assolutamente positiva dell'aver sistemato le due alte vie, ma nello stesso tempo fa a loro da contraltare, nel senso che ci manteniamo, come dice l'aggettivo stesso, ad una quota più bassa, nel fondovalle camminando a mezza costa.
Si tratta di un itinerario nato dalla sinergia tra l'assessorato al turismo e l'assessorato all'agricoltura e finalizzato a far conoscere una Val d'Aosta diversa, una Val d'Aosta alternativa al mondo dell'alta quota, la Val d'Aosta che manca, ossia quella dell'agricoltura, quella dei villaggi, quella delle torri, delle cappelle, dei castelli, dei forni, quindi far conoscere la Val d'Aosta coltivata, vissuta, frequentata più quotidianamente dai suoi stessi abitanti.
È un'offerta culturale che va ad ampliarsi, un'offerta turistica che va ad ampliarsi, permettendo di fruire la nostra regione anche nelle basse stagioni. La bassa via è percorribile tutto l'anno, anche in inverno nei versanti più esposti al sole e consente di conoscere più da vicino le realtà agricole, contadine, rurali, le realtà dell'allevamento bovino, caprino, le produzioni di formaggi di vini e tutto questo mondo che ad un turista più guidato dalla voglia d'alta quota può sfuggire.

In base a quali criteri sono state selezionate le tappe del percorso?
Non l'ho ideato da sola, facendo parte dello staff dell'Assessorato al turismo insieme ad altre persone ci siamo messi a tavolino e abbiamo progettato questo itinerario che si mantiene a quote basse quindi percorribile anche dalle famiglie, dalle famiglie con bambini o dai senior, chiamiamoli così, senza troppo allenamento che amano semplicemente fare trekking.
Ci siamo basati su percorsi già esistenti, non abbiamo creato nulla di nuovo, semplicemente li abbiamo uniti; la strada romana delle Gallie che in alcuni punti si sovrappone alla via Francigena, le antiche mulattiere che collegavano i vari appezzamenti e che venivano utilizzate per lo spostamento del bestiame; poi carrarecce rurali che passano di vigneto in vigneto, di meleto in castagneto, ecco tutto questo per far conoscere questa mezza costa dei due versanti del fondo valle che a un viaggiatore che utilizza l'autostrada o anche solo la strada statale può sfuggire.

Lungo il percorso si trovano numerosi paesi. Come ha reagito la gente del posto di fronte a questa potenziale “invasione” di turisti?
La Bassa Via ha avuto un periodo di gestazione di un paio di anni proprio perché sono state ascoltate e coinvolte tutte le amministrazioni comunali e i gruppi di azione locale, quindi anche associazioni di operatori del settore agricolo e del settore turistico.
Abbiamo raccolto e metabolizzato le indicazioni e le suggestioni di tutti e alla fine ciò che ne è derivato è un itinerario ad anello distribuito su venti tappe che tocca 44 comuni per un totale di più di 300 km.
Naturalmente il turista non è obbligato a fare tutte le tappe, si può personalizzare la sua Bassa Via scegliendo il tratto più vicino ai suoi desideri, alle sue inclinazioni, ai suoi interessi. Tutto questo sarà disponibile in un futuro prossimo grazie ad un portale dove chi è interessato potrà vedere tutte le tappe e scegliere magari quella con maggiore densità di evidenze culturali dai castelli, ai siti archeologici, oppure quella dove si condensano le realtà enogastronomiche, le aziende vitivinicole, le aziende di allevamento.
Il territorio ha reagito subito molto bene, in maniera molto interessata perché la Bassa Via potrà destagionalizzare i flussi turistici, ossia far vivere la Val d'Aosta anche nelle basse stagioni e soprattutto far vivere quelle località di media e bassa montagna che di solito non hanno una vocazione prettamente turistica bensì agricola e residenziale, ma nelle quali, soprattutto negli ultimi anni, vanno moltiplicandosi le iniziative di volenterosi privati che aprono dei piccoli bed & breakfast, piuttosto che delle chambres d'hotes o degli agriturismi, tutti a conduzione famigliare, in località non prettamente turistiche.
L'invasione non c'è ancora stata, ma l'aspettiamo, ce lo auguriamo, perché la Bassa Via non è ufficialmente aperta, stiamo definendo ancora alcuni aspetti.
Il fatto di voler ascoltare, coinvolgere tutte le amministrazioni comunali e tutti gli operatori del settore ha richiesto parecchio tempo, parecchi incontri, noi per primi insieme ai colleghi degli uffici sentieristica per verificarne le necessità legate alla manutenzione piuttosto che alla segnaletica.

In che misura l’aver creato opportunità per tutti ha favorito la nascita del progetto?
Noi speriamo di aver fornito uno spunto che sia utile a tutti i residenti dei vari comuni toccati dalla Bassa Via a sensibilizzarsi ancora di più verso il loro territorio, verso il patrimonio del loro territorio e a volerlo comunicare, tutelare, valorizzare e promuovere.
Spesso e volentieri abitando in un posto ciò che si ha sotto gli occhi pare scontato, banale; invece nel confronto con chi arriva da fuori, tutto questo può assumere una valenza ben diversa, un valore aggiunto. Quindi già solo il fatto di essere riusciti a far germogliare questa voglia di promuovere, di comunicare casa propria, la propria regione, il proprio pezzettino di territorio può essere assolutamente positivo.
A livello di numeri, di passaggi speriamo davvero di fare grandi cose in un futuro molto prossimo.

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