Bioindicatori da non sottovalutare: i pipistrelli

Scritto da   Sabato, 01 Febbraio 2014 00:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Bioindicatori da non sottovalutare: i pipistrelli

Quali rilevanti termometri di sostenibilità ambientale, l’Aea dedica uno studio a questi mammiferi alati: aumentano in Europa, ma sono a rischio in Italia

È stato Batman a sdoganarli un po’, ma i pipistrelli non godono di grandi simpatie tra noi umani. Sbagliamo, perché oltre ad essere dei formidabili (e 100% naturali) alleati contro le zanzare, questi topolini alati sono degli importanti bioindicatori e lo stato di conservazione della loro specie può darci importanti informazioni sullo stato di salute del nostro pianeta.
Tanto è vero che l'Agenzia europea dell'ambiente (Aea) ha deciso di dedicare a questi mammiferi un maxi-studio, realizzato sulla base dei dati rilevati in Lettonia, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Portogallo Slovenia, Slovacchia, Regno Unito, Baviera e Turingia in Germania.
Il responso è confortante, ma non per il nostro Paese: le popolazioni di pipistrelli in Europa sono aumentate di oltre il 40% fra il 1993 e il 2011, mentre in Italia è ancora allarme, la metà delle specie è a rischio estinzione. La nostra penisola non rientra nello studio “perché non ha dati quantitativi sufficienti, non esiste un monitoraggio condotto secondo i criteri dello studio europeo, su scala nazionale” spiega Danilo Russo, docente di Conservazione della natura all'Università Federico II di Napoli. La lista rossa dei mammiferi italiani però parla chiaro: circa la metà risulta in pericolo e una è già estinta (rinolofo di Blasius). Il recupero delle popolazioni non è facile, considerando che i pipistrelli sono longevi (fino a 41 anni) e fanno pochi figli (spesso un solo piccolo all’anno). Per questo ha un valore importante il primo maxi-studio dell'Aea, che ha riunito i dati sulle colonie di 16 delle 45 specie di pipistrelli “europei”basati sulle osservazioni in seimila siti di ibernazione.
Per il direttore esecutivo dell’Aea, Hans Bruyninckx, “è estremamente incoraggiante vedere le popolazioni di pipistrelli in crescita dopo massicci declini storici, significa che politiche mirate di conservazione negli ultimi anni hanno avuto successo”, ricordando allo stesso tempo come “diverse specie sono ancora a rischio, quindi conservare i loro habitat rimane una priorità importante”. 
La ricerca però non consente di abbassare la guardia, visto che non copre alcune aree biogeografiche importanti, come quella del Mediterraneo, dove l’allarme per la salute dei pipistrelli non è affatto cessato.
Sempre il professor Russo spiega che secondo gli ultimi dati su 35 specie, circa la metà (16) è a rischio più o meno grave di estinzione, tra cui una (nottola gigante) minacciata in modo critico.
I pipistrelli sono animali sensibili all’alterazione prodotta dall’uomo sull’ambiente. La minaccia numero uno è la riduzione o cattiva gestione dei rifugi, che non sono solo grotte, ma spesso sono edifici e vecchi alberi. Poi c’è il problema dei pesticidi: grandi divoratori di insetti, i pipistrelli spesso finiscono avvelenati. Altra minaccia emergente a livello mondiale è quella degli impianti eolici, che se localizzati in modo sbagliato possono essere letali.

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