Giù le mani dal suolo barese (e non solo)

Scritto da   Martedì, 01 Aprile 2014 00:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Giù le mani dal suolo barese (e non solo)

Non si può tornare indietro dopo aver “divorato” un territorio, il danno è irreversibile. Dal VII Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano dell’Ispra nelle grandi città italiane aumenta lo sfruttamento del suolo. "Salviamo il Paesaggio" propone un Consumo di suolo Zero per la città di Bari, ecco come


Non si può tornare indietro dopo aver “divorato” un territorio, il danno è irreversibile. Rosicchiarlo un poco alla volta, deturparlo e provocare danni imperituri. È esattamente questo il consumo di suolo scellerato.

Secondo i dati del VII Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano dell’Ispra, che riunisce i principali indicatori ambientali riferiti a 48 tra i maggiori centri urbani del Paese, nelle grandi città italiane continua ad aumentare lo sfruttamento del suolo. Bari non è certo esclusa da tale problematica. Nel capoluogo pugliese la superficie impermeabilizzata, nel 2005, è aumentata fino a diventare il 38,73% del territorio comunale (ISPRA), inoltre la superficie agricola non utilizzata (improduttiva) ha raggiunto nel 2010 il 53,15% della superficie totale (ISTAT).

Giacinto Giglio in un articolo pubblicato su Salviamo il Paesaggio sottolinea che la cementificazione del suolo interessa terreni fertili, localizzati in pianura, con buona lavorabilità e accessibilità (limitrofi alla città, alle aree costiere e paesaggistiche ecc.). E elenca le drammatiche conseguenze di tale irreversibile fenomeno: provoca la perdita della biodiversità, impedisce la ricarica della falda, aumenta il dilavamento e le inondazioni, aumenta la salinizzazione della falda, la desertificazione e le modifiche al paesaggio incidono sulla funzionalità e sul valore turistico del territorio.

Non si tratta però di un mero elenco disfattista. Tutt’altro. Salviamo il Paesaggio è propositivo e suggerisce un Consumo di suolo Zero a Bari tramite sia un censimento del patrimonio esistente da recuperare sia una valutazione delle aree dimesse (industriali, militari, ferroviarie, attrezzature, da bonificare) che sono non meno di 2 milioni di metri quadri.

Inoltre, aggiunge Giglio, va fatto il computo (calcolo, ndr) delle aree edificabili previste dagli strumenti urbanistici non ancora attuate (circa 15 milioni di mq) e che non hanno “diritti edificatori” (Consiglio di Stato n. 6656 del 2012). In vista del Piano Urbanistico generale (PUG, queste devono essere commisurate all’andamento demografico degli ultimi 20 anni e non potranno eccedere il 5% del dato massimo di popolazione nel periodo preso in esame.

Le eventuali esigenze abitative d’Edilizia Residenziale Pubblica (sfrattati, giovani coppie, anziani, famiglie con sostegno all’affitto, studenti ed immigrati) vanno soddisfate incoraggiando il recupero (o auto-recupero) delle abitazioni esistenti o con la demolizione o ricostruzione di quelle inidonee e ricercate all’interno delle proprietà acquisite o sequestrate alle organizzazioni criminali o comunque a seguito di sequestro giudiziario. Come ultima ipotesi con la nuova costruzione/auto-costruzione di abitazioni in aree dimesse da destinate a fini residenziali o a servizi pubblici.

Per combattere gli effetti del consumo di suolo in atto nella città, bisognerebbe incentivare le misure di mitigazione: uso materiali e superfici permeabili, infrastrutture verdi, sistemi di raccolta naturale delle acque ecc.

Per ridurre le deferenze di servizi nelle varie parti del territorio (es. periferie) il comune dovrà redigere la Carta dei servizi pubblici esistenti (localizzazione, dimensioni, tipologia) e costituire “Laboratori di progettazione partecipata” nei quartieri per predisporre l’apertura di Centri Polifunzionali destinati alle fasce deboli (ascolto minori, centro antiviolenza, poliambulatorii, consultori, ecc.).

“Il caso della città barese non è certo l’unico in Italia - ha commentato Pierluigi Sassi, presidente di Earth Day Italia – Nel nostro Paese urgono azioni decise per la messa in sicurezza del territorio, per una vera e propria guarigione ambientale. La riconversione del patrimonio edilizio è l’esatto contrario della politica dei condoni, quella che causa solo ulteriore abusivismo moltiplicando i cantieri illegali ed esponendo a nuovi rischi i nostri territori. È in questo senso necessaria formazione professionale specifica per creare figure legate alle attività di conservazione e riqualificazione del patrimonio”.

Ecco perché l’auspicio di Sassi è che “imprese, enti locali, università e istituzioni lavorino insieme per rendere efficace ed efficiente l’utilizzo delle risorse pubbliche a disposizione, a partire dai fondi europei mai abbastanza sfruttati dal nostro Paese”. Più in generale è urgente migliorare la coscienza ambientale di tutti i cittadini perché questa sensibilità salga fino ai piani alti dove vengono decise le strategie e stabiliti gli investimenti. E se questo è vero per tutto il mondo a maggior ragione deve esserlo per il Bel Pese che, di fronte al mondo, ha la responsabilità e il privilegio di tutelare alcuni tra i più importanti patrimoni naturali e artistici del Pianeta. E la provincia di Bari non è certo esclusa.

 

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