Le acque italiane inquinate per più della metà

Scritto da   Domenica, 20 Marzo 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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L'ultimo annuario ambientale pubblicato dall'ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, fotografa una situazione preoccupante di fiumi, laghi e acque sotterranee del nostro paese. In percentuali superiori al 50% le acque italiane risultano inquinate in modo più meno grave. Le cause principali sono le attività agricole e gli scarichi urbani, in seconda battuta incidono anche i processi industriali. In occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua 2016 abbiamo interpellato Serena Bernabei, ricercatrice dell'ISPRA, per fare un quadro della situazione delle risorse idriche nazionali.


Qual è lo stato generale delle acque italiane? Laghi, fiumi e aree umide: godono di buona salute o risultano generalmente inquinati?
Purtroppo, per quanto riguarda la situazione dei laghi e fiumi, dal primo triennio di monitoraggio previsto dalla normativa in vigore, esce un quadro non molto bello sulle acque italiane. Per quanto riguarda i fiumi, risultano al 40% in "qualità ecologica buona" o "superiore", quindi il 60% non sta molto bene. Per quanto riguarda i laghi siamo sul 35% in "stato buono".

Oltre il 10% del nostro territorio nazionale è tutelato come area protetta: in questa protezione ci sono anche laghi e fiumi?
All'interno delle aree protette ci sono ambiti acquatici, soprattutto nei parchi nazionali. Ci sono poi delle aree specificatamente nate per la protezione di specchi d'acqua. Sono soprattutto le zone umide che rientrano nella cosiddetta Convenzione di Ramsar per la protezione della biodiversità. Ad esempio nel Lazio ci sono la Riserva Naturale del Lago di Nazzano, quella del Lago di Vico, e il Parco Regionale di Bracciano e Martignano.

Può citare qualche esempio di laghi o fiumi in situazione critica?
In Italia, purtroppo, ci sono delle situazioni che sono divenute croniche nel tempo; ad esempio la Valle del Sacco (nel Lazio, ndr.), dove si è riscontrato un inquinamento nell'area industriale; la falda di Bussi sul Tirino (provincia di Pescara, ndr.) fortemente inquinata, e l'inquinamento arriva fino al mare di Pescara; e la situazione del fiume Sarno (in Campania, ndr.) che risulta uno dei più inquinati d'Italia.

Può fare un esempio contrario? Una situazione ideale in cui un bacino idrico serve le attività umane e mantiene il suo equilibrio ambientale.
Ci sono esempi di fiumi fortemente inquinati, che però nel tempo stanno riacquisendo uno stato migliore, grazie a delle politiche di salvaguardia e di recupero ambientale. Ci sono le esperienze nate con i cosiddetti "contratti di fiume": in Lombardia c'è l'esempio dell'Ambra e dell'Olona; la Bormida al confine tra Piemonte e Liguria; gli interventi di riqualificazione fluviale che si stanno attuando sul fiume Cherio, in provincia di Bergamo. All'interno del sito dell'Ispra si trova la banca dati Gelso (http://www.sinanet.isprambiente.it/it/gelso) sulle buone pratiche per la sostenibilità, in cui si possono consultare tutti i progetti, anche relativi alle risorse idriche.

E' possibile recuperare un bacino inquinato? Ad esempio rendere di nuovo salubre e balneabile un fiume come il Po o il Tevere, com'era in passato?
Sono sicuramente azioni che richiedono lunghi tempi, anche perché lunghi sono stati i tempi dell'inquinamento. Alcune situazioni di criticità sono sicuramente recuperabili. Bisognerebbe recuperare la capacità auto depurativa dei porti idrici e quindi aumentare anche la naturalità delle sponde, delle fasce tampone per bloccare gli inquinanti; cercare di garantire un regime idrologico più naturale: evitare nuove artificializzazioni e attuare interventi di ricostruzione degli habitat. Anche queste cose sono stabilite dalla norma, che prevede il ripristino e il mantenimento della vegetazione riparia per una fascia di 10 metri; cosa non sempre rispettata.

Quali sono gli inquinanti più frequenti in laghi e fiumi, e che effetto hanno su flora e fauna acquatiche?
Le attività più impattanti a livello diffuso sono sicuramente l'agricoltura e gli scarichi domestici: pensiamo al largo uso di pesticidi che si fa in agricoltura, che poi ritroviamo nelle acque. Da un recente rapporto dell'Ispra sui fitofarmaci nelle acque, risulta contaminato il 57% delle acqua superficiali fluviali. Le sostanze che sono state ritrovate di più sono: il glifosato e i suoi metaboliti. Non dimentichiamo poi gli scarichi domestici: oltre all'inquinamento organico che provocano, ritroviamo sostanze come cosmetici e medicinali che dagli scarichi vanno a finire in acqua.

Quindi le attività umane che più mettono in pericolo la qualità delle acque italiane sono agricoltura e cattive pratiche domestiche?
A livello diffuso. A livello puntuale abbiamo gli scarichi industriali. Poco tempo fa è stato riscontrato di acque in Veneto l'inquinamento di sostanze chiamate perfluoralchilici, provenienti da processi industriali che insistono su quel territorio.

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