WWF: bene la legge sul consumo di suolo purchè sia applicata

Scritto da   Domenica, 05 Giugno 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Il disegno di legge sul consumo di suolo è stato recentemente approvato alla camera. Gaetano Benedetto, Direttore Generale del WWF Italia lo ha commentato intervenendo su "A Conti Fatti", programma a cura di Economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domenica e festivi alle 15.40 e tutti i lunedì alle 11.35


In generale come valutate il disegno di legge?
Come WWF la nostra valutazione è moderatamente positiva. All'ultimo momento sono stati introdotti emendamenti che non ci sono piaciuti, ma il disegno di legge contiene comunque dei principi molto importanti.
Io invito tutti, viaggiando lungo un’autostrada, un raccordo, una tangenziale, a guardarsi intorno e contare le gru, non sono gli animali magnifici che possiamo vedere in un'area protetta o in una zona umida, ma sono quelle che indicano delle costruzioni in essere. Negli ultimi anni abbiamo avuto un’esplosione di gru e quindi di costruzioni ad esse relative e questo è avvenuto perché, con il taglio dei finanziamenti agli enti locali, questi hanno aumentato il numero delle concessioni che producono quelli che si chiamano "oneri di urbanizzazione". Il disegno di legge prevede che gli oneri di urbanizzazione non possano più entrare a sostenere la spesa corrente dei comuni per cui si disincentiva il rilascio di questa tipologia di autorizzazione. Inoltre vengono poste delle misure di salvaguardia per quanto riguarda il suolo agricolo e vengono date in maniera molto esplicita indicazioni riguardo l'utilizzo e la rigenerazione delle aree già urbanizzate per cui teoricamente bisognerà prima intervenire sull'esistente, recuperando quanto è recuperabile. Infine le aree agricole non potranno essere intaccate, soprattutto se oggetto di finanziamenti comunitari.

 

Assieme a FAI, Legambiente, Slow Food vi siete espressi criticamente in merito ad alcuni emendamenti.
Si, perché hanno introdotto un meccanismo per cui vengono fatti salvi i piani urbanistici attuativi per i quali i soggetti interessati hanno presentato delle istanze prima dell'entrata in vigore della legge.
Questo è troppo generico perché cosa vuol dire aver presentato l'istanza? Un conto se c'è un progetto esecutivo già approvato, un conto se c'è un'area che una legge dice che deve essere tutelata rispetto alla quale c’è solo un piano che ipotizza delle costruzioni; in questo caso il piano dovrebbe essere superato dalla legge.
Questo meccanismo per cui entrano queste possibilità di deroga rischia di intaccare alcune aree molto importanti, penso in particolare alle aree costiere e a quelle aree più delicate che sono sottoposte a vincoli paesaggistici.

 

Tra gli obiettivi dell’UE c’è anche il raggiungimento dello zero consumo di suolo entro il 2050. Questa legge basta per fare la nostra parte?

Come tutto in Italia la differenza la fa l'applicazione. In linea di principio questa legge potrebbe contribuire in maniera essenziale, ma se la sua applicazione rimane incostante o a macchia di leopardo non ci arriveremo.
Pensiamo alla legge Galasso, la legge sulla pianificazione paesaggistica, che prevedeva che i piani dovessero essere fatti entro un certo termine; il termine è passato, i piani non sono stati fatti e poi oltre 10 anni dopo è arrivato il codice dei beni culturali che ha riproposto il tema altri termini, ma attualmente in Italia non ci sono piani paesaggistici applicati, vincolanti, sovraordinati.
Se la legge, che deve necessariamente calare sui comuni e su chi ha in mano i piani regolatori, non viene applicata con la necessaria determinazione bucheremo questo obiettivo; andrebbe posta in maniera esplicita la necessità di commissariamenti ad acta per i comuni che risultassero inadempienti e bisognerebbe che le regioni si facessero garanti rispetto alla pianificazione paesistica che è sovraordinata rispetto a quella dei comuni.

 

Mancano gli organismi di controllo o la volontà politica per farlo?
Più che di organismi di controllo è la volontà politica a non essere così determinata e la lentezza con cui questa legge sta procedendo al Parlamento lo dimostra. C'è poi una causa congenita alla pubblica amministrazione italiana: gli enti non si parlano tra di loro.
All'origine del consumo del suolo c'è anche l'effetto spezzatino nato da 8mila piani regolatori fatti da 8mila comuni che non trovano un raccordo sovraordinato e non riescono a mettere a sistema servizi, strutture, ambiti lavorativi. Ognuno pensa per se e non in una logica più ampia.

 

Meno di un mese fa l’attentato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. Una ulteriore testimonianza dei grandi interessi che ruotano intorno alle aree protette.
Quando pensiamo all'area protetta, agli enti parco, pensiamo a dei soggetti preposti alla tutela della biodiversità, ma c’è di più.
In alcuni contesti, e quello dei Nebrodi è uno di questi, quando arriva un ente parco che fa il suo mestiere, e che la prima cosa che dice è che si rispettano le regole, i nulla osta, la programmazione, le misura di salvaguardia sia dell'ente parco che della pianificazione paesaggistica, l'ente parco diventa una sorta di elemento che impedisce il completarsi di interessi che sono leganti a una vecchia economia, in particolare di carattere edilizio.
Chi si mette in questa logica entra in contrasto con questi interessi e in alcuni ambienti malavitosi succede quello che abbiamo visto.
È una cosa assolutamente disdicevole, ma ci deve dare maggiore forza per sostenere gli enti parco, non soltanto come grandi soggetti preposti alla tutela della natura, ma anche come soggetti preposti ad un'applicazione puntuale della legalità che vede nel consumo del suolo un elemento di debolezza del nostro paese.

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