Panda Food. Da Settembrini il menù con i cibi che potrebbero sparire dalle nostre tavole nei prossimi anni

Scritto da   Domenica, 12 Giugno 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Il settore agricolo è tra i più esposti agli effetti del cambiamento climatico. Se il clima cambia, cambiano gli equilibri degli ecosistemi e con essi le colture che sono costrette a spostarsi e, in alcuni casi possono addirittura essere messe completamente a rischio. Ci sono degli alimenti, oggi piuttosto comuni, che nei prossimi decenni rischiano di divenire rari o addirittura di sparire dalle nostre tavole come mais, fagioli, caffè, cacao, molluschi e crostacei, vino, tè, riso, miele, mele, ciliegie, birra, avocado, sciroppo d’acero, arachidi.

Per portare all’attenzione del pubblico questa problematica Settembrini, uno storico locale della capitale, ha pensato in collaborazione con Earth Day Italia ad un’iniziativa particolare. Luca Boccoli, sommelier del locale ne ha parlato intervenendo su A Conti Fatti, programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it, trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni Domenica alle 15,40 e in replica il Lunedì alle 11.35

 

Sono tanti gli effetti che i cambiamenti climatici potrebbero avere sulla nostra vita, ma fa comunque effetto pensare che alcuni cibi, oggi piuttosto comuni, potrebbero in futuro sparire dalle nostre tavole.
In effetti noi non ci pensiamo molto, ma i mutamenti del clima impattano sulla biodiversità in Italia e in tutto il mondo. E questi cambiamenti impattano su alcuni alimenti che normalmente abbiamo sulle nostre tavole, penso al riso, al caffè, di cui facciamo un uso importante, al cacao, ai molluschi, alla birra e non per ultimo il vino.
Pensiamo, per esempio al miele: le api vengono risvegliate molto prima nel loro ciclo naturale per cui faticano a fare il miele che rischia di trasformarsi o addirittura di scomparire. Penso anche al vino: prima le gradazioni erano molto meno alte rispetto a oggi, negli ultimi anni in Italia, ma anche in Francia, il valore della percentuale alcolica è aumentato anche di un grado, un grado e mezzo. Faccio un altro esempio con le ciliegie: la ciliegia è un frutto primaverile, quasi estivo, ma ha bisogno di freddo; a marzo le temperature sono arrivate sui trenta gradi e la fioritura era già pronta, ma il frutto invece di maturare e trasformarsi in dolcezza, ma rimane molto amaro.

 

Voi di Settembrini, assieme ad Earth Day Italia, state proponendo dei menù basati proprio su questi alimenti che avete chiamato Panda Food. Come vi è venuta l’idea e quali sono gli obiettivi dell’iniziativa?
Dopo l’ Earth Day, il 22 aprile, abbiamo fatto una cena a base di tutti questi ingredienti per sensibilizzare tante persone, che normalmente mangiano questi prodotti o bevono birra e vino senza rendersi conto che questi prodotti stanno cambiando, stanno mutando.
Abbiamo organizzato questa cena in cui ogni piatto esaltava uno di questi ingredienti e ogni settimana proponiamo nel nostro menù uno o due piatti Panda Food.
La stagione un po' più calda è la più favorevole per questi prodotti, per questo  continueremo almeno per tutto l'autunno, fino all'inverno.
Per fare un esempio, con il caffè noi facciamo un risotto molto semplice ai frutti di mare, ma nella ricetta, quando si aprono le cozze e le vongole vengono aggiunti dei chicchi di caffè e poi alla fine spolveriamo il risotto con della polvere di caffè.
Sembra un concetto di cucina creativa, ma vogliamo solamente esaltare un prodotto, che potrebbe sparire nei prossimi 70/80 anni come ci dicono studi fatti da università molto importanti.
Non solo il caffè, anche il te, il cacao; piovendo molto o essendoci al contrario tanta siccità, si sviluppa tutto un mondo di parassiti su cui ancora non ci sono studi adeguati per combatterli.
Penso anche ai fagioli che noi mangiamo normalmente, ma che in continenti come l'Africa rischiano di sparire a causa delle temperature troppo alte.

 

Lei in particolare si occupa di vino. Le colture italiane si stanno spostando?
Si, assolutamente. Prima c'era un tetto, i mille metri, oltre cui il vino non poteva essere allevato.
Oggi visito spesso la Valle d'Aosta, l'Etna, l'Alto Adige, dove ci sono vigne sopra i 1300/1400 metri.
Ogni tanto sento parlare anche di vini inglesi; ecco, lì non ci sarebbero terre da vino, ma, alzandosi la temperatura, la vite oggi attecchisce abbastanza bene anche oltre quello che una volta era il limite costituito dal 49° parallelo dove è la Champagne.

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