Qualità e innovazione contro i cambiamenti climatici

Scritto da   Domenica, 12 Giugno 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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La regione Emilia Romagna si è aggiudicata un finanziamento dell'Unione Europea per sostenere la viticoltura innovativa, contrastare l'abbandono delle vigne e conservare la biodiversità. Il progetto vincitore del bando europeo "Life - Soil4wine", è stato realizzato dalla facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Abbiamo intervistato uno degli ideatori del progetto: Stefano Poni, direttore del Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali sostenibili.

Lei ha scritto un libro sull'adattamento della colture al cambiamento climatico. Quali sono le manifestazioni e gli effetti di questi mutamenti atmosferici sull'agricoltura in generale?
Il cambiamento climatico, ormai, è un dato finalmente accertato , perché per anni i climatologi non sono stati tutti concordi nel pensare che ci fosse un cambiamento deciso. In realtà ormai possiamo dire che, dalla fine degli anni '80, il clima sta cambiando nel senso di un generale surriscaldamento. Questo evidentemente influenza il comportamento di tutte quante le colture erbacee e arboree che abbiamo nel nostro paese. Il cambiamento climatico viene visto, purtroppo, soprattutto in una veste negativa; nel senso che, effettivamente, il surriscaldamento determina l'insorgenza di problemi ai quali prima non eravamo abituati: primo fra tutti quello dello stress idrico, della carenza idrica, che evidentemente danneggia molto le performance delle varie colture.
Mi piacerebbe però ricordare che il cambiamento climatico ha anche, paradossalmente, effetti positivi. Uno fra tutti: il cambiamento climatico si accompagna a un aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'aria che consente alle piante di fare più fotosintesi, e quindi di produrre più materia secca.

Quali sono gli effetti dei mutamenti climatici nella coltivazione delle vigne, e quali sono le strategie per contrastarli?
La viticoltura è particolarmente segnata dal cambiamento climatico, proprio perché grandi prodotti, grandi vini, sono spesso abbinati a territori; quindi è evidente che, se il clima di un certo territorio cambia, sarà sempre più difficile poter mantenere la configurazione di prodotto di quel particolare territorio. Che cosa si può fare? Cominciamo col dire che il cambiamento climatico, ci pone alcuni problemi molto seri in viticoltura: primo fra tutti il fatto che, facendo più caldo soprattutto durante i mesi estivi, abbiamo una tempistica di maturazione molto accelerata. Ormai non è raro che si facciano delle vendemmie addirittura verso al fine del mese di luglio, quindi quando la temperatura è particolarmente alta; e questo potrebbe non avere, evidentemente, effetti particolarmente positivi su quello che è il prodotto finale.
Come ci possiamo difendere? In particolare lavorando molto bene in vigneto per cercare di rallentare questa maturazione; cioè renderla un po' più graduale, meno tumultuosa, in maniera da riportarla a un orologio biologico più consono al territorio. Su questo stiamo lavorando da tanto tempo anche come Università Cattolica. In un lungo periodo dovremmo cercare di avere adattamenti che possano portare alla ribalta nuove varietà, nuovi vitigni, nuovi innesti.

Nel territorio oggetto della sperimentazione la vitivinicoltura è definita in fase di "parziale abbandono". Può fornire qualche dato che definisca questa crisi, e spiegare quali sono le cause della situazione?
Vorrei prima di tutto sottolineare la parola "parziale", nel senso che c'è stato negli ultimi 15 anni circa un leggero calo degli ettari a vigneto: ci stiamo riferendo alla viticoltura dei Colli Piacentini, una viticoltura totalmente collinare, quindi molto vocata alla qualità. Gli ettari oggi sono 5800, quindi c'è stato un calo di 400-500 ettari rispetto a una decina di anni fa principalmente imputabile al fatto che nelle piccole aziende, soprattutto nelle aree viticole di alta collina più difficili da mettere a coltura per problemi evidentemente legati all'ubicazione e alle pendenze dei terreni, al cambio di generazione magari manca il giovane interessato a portare avanti l'azienda; a questo punto si crea una problematica di abbandono. E' un fenomeno ancora piuttosto limitato ma che deve essere evidentemente arginato, proprio perché "abbandono del territorio" significa poi anche abbandono di tante altre possibilità che il territorio stesso può offrire.

Il progetto dell'Emilia Romagna è stato finanziato anche perché in questi territori ci sono esempi di innovazione e buone pratiche. Può accennare quali sono queste tecniche che permettono di modernizzare il settore, e quanto sono compatibili con le esigenze della tutela della biodiversità?
Il concetto di base è questo: piccole aziende, in questi territori molto particolari, per poter stare a galla nel mercato globale del vino devono puntare assolutamente a prodotti di qualità e di eccellenza. Quindi il primo elemento è quello dell'efficienza del vigneto, l'efficienza dell'impianto, che deve ottemperare a una logica molto ferrea, ormai quasi obbligata: la conduzione sostenibile. Significa che il vigneto deve essere progettato e gestito in maniera tale da sfruttare al meglio tutte le risorse naturali, cioè quelle a costo zero, che non richiedono input aggiuntivi: tra queste soprattutto la luce. Quindi: progettare un impianto che utilizzi al meglio la luce e possa dare la massima efficienza.
Intendiamoci: l'innovazione tecnologica, la meccanizzazione, non è assolutamente qualcosa che va contro questo concetto di qualità che deve essere perseguito. Faccio un esempio, che forse oggi è anche quello più attuale: c'è molto interesse per tutte le tecniche di viticoltura cosiddette "di precisione": cioè l'utilizzo di vari mezzi, tra cui anche i droni, che sorvolando il vigneto possono fare foto aeree ad altissima precisione. Queste foto aiutano moltissimo a capire dove sono i problemi del vigneto, a risolverli, e quindi ad aumentare l'efficienza produttiva e qualitativa dell'impianto.

Come si svolgerà nella pratica il progetto Life, e quali sono gli obiettivi?
Come dice anche il nome della call: "Life", sono progetti che sono rivolti essenzialmente alla difesa dell'ambiente e della natura. In questo caso, il progetto Life che ci è stato finanziato dalla comunità europea si chiama "Soil4Wine", tradotto letteralmente: "terreno per il vino". Ovvero, l'enfasi del progetto è soprattutto a livello di suolo; suolo investito a vigneto che, oltre a mantenere una sufficiente fertilità per poter rendere il vigneto remunerativo, deve rimanere in salute e deve essere difeso dall'erosione che tanti problemi causa poi a valle nel momento in cui si verificano dei dissesti idrogeologici. Il progetto ha lo scopo di formare le aziende per far capire loro quali sono i problemi del terreno, come si possono risolvere, e anche come capire se le soluzioni adottate sono state efficaci o meno.
I protagonisti dei progetti Life sono in realtà le aziende, in questo caso coordinate da un responsabile scientifico che è appunto l'Università Cattolica; per cui il progetto prevede la partecipazione di nove aziende pilota, che saranno le battistrada nel cercare le soluzioni che si andranno a proporre. Poi, tutto l'output di questo lavoro di carattere sperimentale e dimostrativo, dovrà essere testato in almeno altre quarranta aziende. Da questo punto di vista ci sarà una valutazione veramente su larga scala.

L'esperienza di questo progetto sperimentale potrà essere utile in altri territori, nel resto d'Italia e in Europa?
Per la verità uno degli obiettivi dei progetti Life è esattamente questo: le soluzioni che vengono proposte, o comunque l'innovazione in generale, devono poter essere applicate anche al di fuori del contesto in cui si è svolto il progetto. Facevo riferimento alle ulteriori quaranta aziende che dovranno testare le soluzioni proposte: queste aziende, da progetto, dovranno essere scelte praticamente in tutta Europa. Da questo punto di vista è chiaro che il progetto tende a mettere in evidenza soluzioni, ad estrarre proposte, che possano avere la massima valenza; perché questa è anche la logica per cercare di avere un output il più possibile valorizzatore di quella che è stata l'attività del progetto.

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