Lo Stato prenda sul serio la tutela della natura

Scritto da   Domenica, 23 Ottobre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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La Lipu lancia un allarme contro i "furti di natura": i danni all'ambiente e all'economia causati dal bracconaggio e dai tagli agli enti di tutela. Critiche anche alla Politica Agricola comunitaria che, secondo l'associazione ambientalista ha parzialmente tradito le speranze iniziali.

 

Danilo Selvaggi, Direttore Generale della Lega Italiana Protezione Uccelli, è intervenuto nella trasmissione "A Conti Fatti" di Radio Vaticana, per fare un punto sulla conservazione e tutela del patrimonio naturale italiano. I tre argomenti che in questo ambito uniscono politiche economiche e ambientali sono la protezione della fauna selvatica, le controverse politiche agricole comunitarie, e i danni economici provocati dalla pratica criminale del bracconaggio.

Che cosa sono i centri recupero della fauna selvatica e in generale qual è il sistema di aiuto alla fauna selvatica vigente in Italia e quali sono le criticità.
I centri di recupero sono delle strutture gestite in gran parte da associazioni, tra cui ovviamente la Lipu, dedicate al ricovero e alla cura di animali selvatici in difficoltà. Animali che possono trovarsi in difficoltà per i motivi più vari: impallinati, incidentati o intossicati e così via. Gli animali selvatici in Italia sono protetti, ovviamente gli uccelli sono tra gli questi, e la Lipu da molto tempo ha organizzato queste strutture per accoglierli ricoverarli, prestare loro le cure e rimetterli in libertà. 
E' un'attività che noi facciamo da 45 anni. I primi centri risalgono al 1971 e al 73: i primi nacquero a Parma e a Roma; oggi ne abbiamo 10 in Italia. Ricoverano la bellezza di 25 mila animali selvatici all'anno, soprattutto uccelli in alcuni casi di grande importanza naturalistica e conservazionistica: aquile, fenicotteri, ecc... Li curiamo e li mettiamo in libertà. E' un grandissimo lavoro che la Lipu svolge con i suoi operatori e volontari.
Oggi però c'è grande difficoltà a fare questo lavoro per varie ragioni tra cui, ad esempio, il cambio di amministrazione della materia. Con la sparizione delle province, che un tempo avevano la potestà su questo tema, oggi c'è un buco di competenze; c'è un taglio di risorse e per la Lipu ci sono delle difficoltà notevolissime. Difficoltà che noi stiamo denunciando, perché questo è un grande servizio alla natura e anche ai tantissimi cittadini che vogliono dare una mano agli animali selvatici in difficoltà.

Recentemente la sua associazione ha preso posizione contro il modello di agricoltura che si sta affermando in Europa, la PAC (Politica Agricola Comune). Perché un'associazione animalista, ambientalista, che si occupa di animali selvatici mette bocca sulla politica agricola?
Perché l'agricoltura è una delle più importanti attività umane, oltre che per la nostra alimentazione e per la nostra salute, anche per la conservazione della natura. L'habitat agricolo è probabilmente il più grande luogo naturale in cui gli animali vivono, trovano le loro reti vitali e le loro nicchie ecologiche. Questo spinge la Lipu a prestare grandissima attenzione al tema dell'agricoltura: sono moltissimi gli uccelli selvatici che vivono in ambiente agricolo.
Sappiamo che l'agricoltura, ormai da tempo, è oggetto di una forte opera di industrializzazione, di agricoltura intensiva, produttività spinta, chimica e così via, e questo non danneggia soltanto la nostra salute, producendo cibo di qualità sempre più scarsa, ma danneggia anche la biodiversità e gli uccelli selvatici in particolare: pensiamo alle rondini, pensiamo all'allodola, che soffrono di una cattiva agricoltura. 
La politica agricola europea doveva essere la speranza di un disegno diverso di agricoltura: cioè la speranza di realizzare un'agricoltura che fosse capace e al tempo stesso di coniugare il buon cibo con la conservazione della biodiversità. Non è stato così: la PAC ha fatto delle cose positive, ma ne ha fatte tante negative. La tendenza non è buona, quindi noi stiamo chiedendo all'Europa di occuparsi meglio di agricoltura, pensando più alla salute delle persone e degli animali, e meno alla grande industria economica dell'agricoltura globale.

C'è un altro elemento che danneggia l'economia in maniera poco nota: il bracconaggio. Vuole delineare il sistema economico del bracconaggio in Italia e nel bacino del Mediterraneo?
Il bracconaggio, per definizione è quell'attività di persecuzione diretta, di abbattimento, di uccisione o di cattura illegale di animali selvatici, in particolare gli uccelli, finalizzata a vari obiettivi. Sostanzialmente è finalizzata ad alimentare traffici di questi animali. 
In Italia il fenomeno è ancora molto diffuso, nonostante che la Lipu se ne occupi e lo contrasti da decenni. Un fenomeno che siamo riusciti certamente a mitigare e a ridurre nella sua portata, ma ancora oggi molto grave. Abbiamo realizzato con i nostri partener europei uno studio su quanti animali vengono uccisi ogni anno nel mediterraneo: sono 25 milioni di uccelli illegalmente uccisi ogni anno; tra questi anche animali di grandissima importanza conservazionistica. 
C'è un mercato fiorente, ancorché illegale, dietro tutto questo; ed è anche un danno economico: per i soldi impiegati nel contrastare il fenomeno; per i veri e propri furti di natura che vengono operati (la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato); e per i danni ambientali che questo genere di attività comporta. L'impegno della Lipu su questo è totale, ma noi lanciamo un appello fortissimo allo Stato che ha un po' abbandonato il campo: ha cancellato il Corpo Forestale e cancellato la vigilanza venatoria: deve tornare a prendere sul serio la conservazione e la protezione della natura.

 

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