Istruzioni per l’uso del pianeta Terra. L'intervista a Luca Mercalli

Scritto da   Domenica, 30 Ottobre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)

Il climatologo Luca Mercalli, premiato da Earth Day Italia come Reporter per la Terra per la trasmissione Scala Mercalli, è intervenuto all’interno di “A Conti Fatti”, trasmissione a cura della redazione di economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia.


Lei è stato recentemente premiato come “Reporter per la Terra” per la trasmissione Scala Mercalli che ha avuto il merito di portare la scienza in tv. Che esperienza è stata?
Per me è stata la possibilità di aprire gli occhi alla cittadinanza sui grandi temi ambientali del nostro presente, ma soprattutto del futuro. Ho voluto dare un taglio di grande rigore scientifico perché argomenti complessi devono anche essere trattati con la complessità, seppur didattica, cioè facilmente comprensibile di chi non è addetto ai lavori. Allo stesso tempo però certi temi non devono essere sminuiti o banalizzati perché la realtà del mondo è questa  e altrimenti non riusciremo ad ottenere dei cambiamenti di paradigma, di stile di vita.
C'è stato un grande lavoro di ricerca dei migliori collaboratori a livello internazionale da intervistare, per far vedere con i fatti e con le immagini che cosa sta succedendo, la trasmissione era fortemente militante sul piano dei problemi ambientali; non è stata una trasmissione di divulgazione scientifica, ma di divulgazione ambientale, delle istruzioni per l'uso del pianeta Terra.

 

Quando i dati servono e quando invece rischiano di spaventare un pubblico che non riesce a comprenderli?
Secondo me servono sempre, l'importante è accompagnare per mano le persone nel leggerli. Ci sono dei linguaggi scientifici che se non vengono tradotti non sono comprensibili, ma tutti oggi guardano i grafici della borsa, non vedo perché non possano guardare un grafico delle temperature del pianeta, il principio è lo stesso.

 

Qual è il dato che tutti dovrebbero imparare a memoria?
Che la terra ha dei limiti, dei precisi limiti fisici, e che non possiamo sfruttarla tutta a nostro piacimento perché alla fine i primi a farne le spese saremo noi. Dobbiamo imparare a relazionarci con l'ambiente in modo da non compromettere la rete di sostegno dell'umanità, la rete della vita, la rete della produzione di cibo, di materie prime; noi invece stiamo saccheggiando il pianeta, restituendo una quantità di scorie e di inquinamento che se non facciamo nulla comprometterà per sempre qualità della vita nostra e delle generazioni future.

 

Cop21 è arrivata troppo tardi?
Io alla Cop21 do il voto 6 meno meno, una sufficienza risicata.
Se la guardiamo con gli occhi degli uomini è stata certamente un grande successo diplomatico, mettere d'accordo tutte le nazioni non è una cosa facile, ma se la guardiamo con gli occhi della fisica purtroppo è già in ritardo; le leggi fisiche vanno avanti con i loro tempi, non aspettano i negoziati umani e purtroppo il danno ambientale è già stato fatto molti anni fa, gli avvertimenti non sono stati ascoltati a tempo debito, il fatto stesso che si chiami Cop21 implica che ci sono state venti riunioni negli anni precedenti, venti anni buttati via.
Siamo sempre in ritardo, rincorriamo la cura di una malattia già in corso.

 

Tra le tante conseguenze dei cambiamenti climatici ce ne è una che in questo momento la preoccupa particolarmente?
No, proprio per la grande complessità delle relazioni dei problemi ambientali che dialogano tutti uno con l'altro.
L'elemento unificante è il concetto di limite, stiamo utilizzando le risorse terrestri a un tasso superiore a quello cui la natura ce le può mettere a disposizione.

 

Al concetto di cambiamento climatico viene associato quello di resilienza. Cos'è la resilienza e come è messa l'Italia da questo punto di vista?
C'è una quantità di danni ambientali che ormai sono irreversibili, li abbiamo ormai messi in atto nei decenni precedenti e qualsiasi cosa facciamo oggi per ridurne l'entità futura una parte ci colpirà lo stesso. Per questo dobbiamo progettare una società che sia in grado di farvi fronte.
Sappiamo che il livello dei mari crescerà di almeno di 40 cm a fine secolo. Se non facessimo niente l’aumento sarebbe di un metro, ma anche se adotteremo i migliori provvedimenti di Cop21 su questi 40 cm dovremo comunque ragionare sull'adattamento. Ecco uno dei tanti esempi per cui dobbiamo costruire resilienza; una società è resiliente se progetta prima, con cura, tutte quelle strategie atte ad evitare di essere colpita alle spalle, se invece non faremo nulla saremo sempre disarmati di fronte ai disastri ambientali che noi stessi stiamo concorrendo a sollecitare.

Letto 796 volte

Informazioni aggiuntive