Senza capitale naturale non esiste un sistema economico

Scritto da   Domenica, 13 Novembre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Recentemente il WWF ha presentato l'undicesimo “Living Planet Report”, rapporto biennale sull'ecosistema del nostro pianeta e sulle soluzioni per un futuro sostenibile. Quest'anno è stato lanciato un allarme sulla sopravvivenza delle specie viventi del pianeta, i due terzi delle quali potrebbe essere in pericolo di estinzione.

Della situazione ambientale e delle implicazioni, anche economiche, della tutela del pianeta, ha parlato Gianfranco Bologna, direttore scientifico di WWF Italia, intervenendo nel programma “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Professor Bologna, il rapporto del WWF è presentato con frasi ad effetto e dati scioccanti. Leggo testualmente: "Mondo selvaggio addio", "Entro il 2020 sparirà il 67% delle specie del pianeta"... il 2020 è fra quattro anni: la situazione è così disperata o si tratta di un'accorato monito per forzare i governi a intervenire?
Non vorrei usare il termine disperata, ma la situazione, oggettivamente, è molto critica. Questo periodo geologico, non a caso, viene indicato come "Antropocene", da antropos: "uomo". La comunità scientifica si sta rendendo sempre più conto, sulla base dei dati, degli effetti che noi stiamo producendo sui sistemi naturali che sono la nostra base, la nostra vita, il nostro benessere; è la nostra salute, quello di cui noi continuamente facciamo uso, di cui ci cibiamo, dall'aria pulita all'acqua pulita. Questa pressione è equivalente a quella scatenata, nell'arco di 4,6 miliardi di anni, dalle grandi forze geofisiche che hanno modellato e plasmato il nostro pianeta: la situazione onestamente è molto critica, il che non vuol dire che sia senza soluzioni.

Questo è l'undicesimo rapporto pubblicato sul tema dal WWF. Purtroppo dal rapporto si evince anche una tendenza al peggioramento. E' proprio così? Come mai cresce la coscienza ecologica ma peggiorano le condizioni dell'ambiente?
Gli studiosi dicono esista uno spazio sicuro operativo entro il quale l'umanità può vivere bene, può prosperare. Se noi andiamo oltre questi limiti rischiamo di produrre dei cosiddetti punti critici, sorpassati i quali la capacità della specie umana di gestire queste situazioni è praticamente nulla. Nella storia della Terra sono sempre avvenute situazioni che nell'ottica umana potremmo definire catastrofiche, ma poi si sono ritrovate delle situazioni di equilibrio dinamico. 
Quello che sta accadendo oggi è molto particolare, ecco perché c'è un peggioramento: il nostro intervento sta profondamente intaccando la base stessa dell'esistenza, che produce la vita e questo tessuto incredibile di ecosistemi e di specie viventi grazie ai quali esiste la capacità di interconnessione, che a sua volta conduce all'evoluzione della vita sul nostro pianeta. La scienza ci sta dimostrando come di fatto si stia verificando una sesta estinzione di massa. Ne abbiamo individuate cinque negli ultimi 600 milioni di anni; e noi esseri umani, oggi, siamo protagonisti di questa estinzione, perché la stiamo causando noi, paradossalmente, per un sistema naturale senza il quale non possiamo vivere. 
Ci sono degli interessanti elementi che possono costruire la base per cambiare rotta, per invertire la tendenza, ma è anche vero che tutto questo sta avvenendo con grande lentezza, con grande perdita di tempoab. Abbiamo perduto dei decenni fondamentali per riuscire a mettere mano a certe problematiche e quindi, inevitabilmente, le undici edizioni hanno registrato questa tendenza al peggioramento. Però abbiamo ancora la possibilità di raddrizzare la situazione purché questo diventi veramente l'obiettivo al primo punto delle agende politiche internazionali e nazionali in tutto il mondo. Si tratta della nostra sopravvivenza. Un grandissimo insegnamento di come si dovrebbe fare ce l'ha dato papa Francesco nella sua straordinaria enciclica "Laudato Si'". Sono rimasto impressionato quando l'ho letta appena uscita: una messa a punto di una tale chiarezza e intelligenza che è veramente difficile trovare qualcosa da criticare in quell'enciclica.

Quali soluzioni propone il WWF? Per quanto riguarda il nostro paese, che cosa dovrebbe fare il Governo? 
La prima cosa è che non possiamo ignorare la natura. Non possiamo avere una contabilità economica che non tenga conto di una contabilità ecologica. Non possiamo avere un sistema che indirizza flussi finanziari verso la distruzione ambientale invece di favorire tutti i meccanismi che vanno nella direzione della sostenibilità. Penso alla cosa più banale: non si possono dare ancora sussidi ai combustibili fossili. Tanti governi continuano a farlo. Bisognerebbe dare un contributo alle energie rinnovabili, perché sono le uniche soluzioni per quello che potrà essere il futuro.

Lei è stato uno dei primi a parlare di Capitale Naturale, come parametro della ricchezza di un paese, in contrapposizione alle classiche misurazioni dell'economia come il Prodotto Interno Lordo. Può approfondire questo concetto? E parlarci del neo costituito Comitato Nazionale per il Capitale Naturale che si dovrebbe muovere in questo senso?
Innanzi tutto sgombro il campo dagli equivoci, perché capisco che il termine "capitale naturale" può far storcere il naso a qualcuno che dice non possiamo ridurre la natura, la ricchezza meravigliosa della vita sul nostro pianeta, a qualcosa di monetizzabile. Condivido in pieno questa visione. Quello che c'è di nuovo in questo concetto è il fatto che il capitale naturale è tutta la natura che noi utilizziamo nel nostro meccanismo economico. 
Dal momento in cui esiste la società umana esiste un metabolismo della società umana; questo metabolismo si incrocia fortemente con il metabolismo della natura da cui sottrae energia e materie prime. Queste materie prime sono di tutti i tipi: dal petrolio all'uso degli animali per nutrirci, alle piante per l'alimentazione; oppure a tutte le sostanze che prendiamo dalla natura per la nostra farmacopea, per la nostra industria e via dicendo. Quindi c'è un meccanismo di utilizzazione della natura che diventa capitale. Questo capitale non può essere invisibile all’economia come è stato fino ad oggi: ha senso solo nella misura in cui diventa oggetto di un mercato finanziario, di un mercato economico classico. 
Io vendo una tonnellata di grano e ho "tot" euro che gli corrispondono. Ecco, questo è un problema, quello che c'è dietro al fare il grano: vuol dire avere una terra fertile, che non venga inquinata, perché poi l'inquinamento diventa quella che in economia viene chiamata un'esternalità. C'è un grandissimo uso dei sistemi idrici, dell'acqua: per produrre un kg di carne, dobbiamo avere qualcosa come 15 mila litri di acqua. Queste cose non fanno parte del sistema economico, non vengono considerate. L'economia deve avere finalmente considerazione del grande valore del capitale naturale. 
Abbiamo cercato disperatamente di mettere questo in una normativa che, dopo una lunga gestazione tra Camera e Senato, è poi passata diventando il cosiddetto "collegato ambientale". La legge 221 del 2015 riguarda le misure per la green economy e per il contenimento dell'uso delle risorse naturali, istituisce il Comitato Nazionale per il Capitale Naturale, che non è un nuovo comitato, perché di comitati ne abbiamo tanti e nessuno ha voglia di farne uno in più, ma è una struttura che produce un rapporto sullo stato del capitale naturale italiano e lo fa inserire a livello governativo nella programmazione economica. In parole povere, prima che il governo decida il Documento di Economia e Finanza, e di conseguenza le leggi di stabilità, deve tenere in conto la salute degli ambienti naturali. Francamente, credo che la gente abbia capito che cosa significhi avere attenzione per il capitale naturale e che questo capitale sia veramente al centro di un sistema economico: senza capitale naturale non esiste un sistema economico.

 

 

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