Stampa questa pagina

Rinnovabili: sviluppo lento e obiettivi insufficienti

Scritto da   Domenica, 27 Novembre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
Vota questo articolo
(0 Voti)

"In realtà non sta succedendo ancora niente". Agostino Re Rebaudengo, presidente di AssoRinnovabili, critica gli obiettivi e le risorse delle politiche italiane ed europee per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Lei è presidente di un'associazione di imprenditori e produttori che operano in diversi campi delle fonti di energia rinnovabile: eolico, solare, geotermico, biomasse... Quali sono le fonti attualmente più promettenti per il nostro paese: quelle più sfruttabili e quelle più economiche?
Le più promettenti continuano ad essere il fotovoltaico e l'eolico. Abbiamo un grande potenziale nel geotermico e molti riconoscono (io certamente tra questi) delle ottime possibilità anche nelle biomasse, e nel biogas derivante dal trattamento anaerobico dei rifiuti solidi urbani.

Attualmente quanta energia prodotta in Italia proviene da fonti rinnovabili? E qual è il panorama internazionale?
In Italia circa un terzo dell'energia proviene da fonti rinnovabili; abbiamo, per fortuna, la possibilità di fare molto di più, e "dovremmo" fare molto di più. A livello internazionale questo numero è molto inferiore; però la bella notizia è che gran parte dei nuovi investimenti per generare elettricità sono per impianti di energia rinnovabile.

La sua associazione sta lanciando diversi appelli a una mobilitazione concreta per il settore delle rinnovabili. In particolare ha sostenuto che la normativa esistente non è applicabile e che il settore delle rinnovabili, in Italia, soffre di uno stallo che allontana gli investimenti e la crescita. Può fare qualche esempio di questo immobilismo?
In questi giorni, finalmente, dopo due anni di completo stallo, avremo un'assegnazione di nuova potenza per impianti rinnovabili da parte dello Stato italiano, per circa 1500 megawatt. Rapportata ai due anni vuol dire 750 megavatt all'anno. In Germania si lavora con oltre 4 mila megawatt di potenza ogni anno, cioè cinque volte tanto. Siamo diventati molto lenti.

Nei mesi scorsi assoRinnovabili ha formulato la proposta di tre azioni concrete a livello europeo per ridurre le emissioni di CO2 e andare incontro agli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Può riassumere le tre proposte e aggiornarci sul recepimento a livello istituzionale di queste soluzioni?
Sostanzialmente le tre proposte sono tutte orientate a creare una sensibilizzazione sui prodotti che emettono CO2. La prima riguarda una tassazione sui prodotti importati in Italia e in Europa, come ha fatto singolarmente l'Inghilterra e dovrebbe fare la Francia: prodotti che hanno emesso più CO2 della media di quelli costruiti nel paese o in Europa. L'altra azione riguarda l'informativa ai consumatori: spiegare quanta CO2 emettono i prodotti che stanno comprando, perché si sviluppi finalmente un'attenzione anche a questi importanti argomenti. La terza riguarda, sostanzialmente, un'armonizzazione di questi sistemi all'interno dell'Europa.
In realtà non sta succedendo ancora niente. Lo sviluppo di nuove leggi è molto lento. La parte positiva è che si stanno rivedendo a rialzo gli obiettivi che l'Europa sta fissando per il 2030, che dovranno essere approvati nei prossimi 18 mesi.

A questo proposito: veniamo dalla chiusura della Cop22 pochi giorni fa. Lei si è espresso in maniera critica sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi per fermare il riscaldamento globale. Secondo lei le misure decise all'Onu sono sufficienti o sono i governi a muoversi con troppa lentezza?
Purtroppo entrambe le affermazioni richiedono una risposta negativa da parte mia. Le misure non sono sufficienti: permetteranno forse, qualora venissero implementate, di mantenere la temperatura nei 3,5°, quindi non ben al di sotto dei 2°. Potremmo discutere che 1,5° o 2° fanno poca differenza, ma invece la differenza è abissale. Quindi qui abbiamo, davvero, un primo grande problema.
Il secondo è che, in realtà, anche gli obiettivi definiti dalla COP21 (Parigi 2015, ndr.) e riconfermati senza particolare energia nella COP22 che si è appena chiusa (Marrakesh 2016, ndr.), ci lasciano molto preoccupati. Tutti sperano nell'anno prossimo o nel 2018, ma in realtà stiamo perdendo degli anni molto preziosi in cui la CO2 continua a crescere: abbiamo stabilmente raggiunto le 404 parti per milione e nel 2016 abbiamo registrato di nuovo, per il terzo anno di fila, l'anno più caldo di sempre.

E' possibile arrivare alla produzione di energia al 100% da fonti rinnovabili senza stravolgere l'economia? Se si, può succedere in tempi brevi o sarà necessario attendere l'esaurimento delle fonti fossili?
In tempi brevi, purtroppo, devo dire di no. Però dipende da che cosa intendiamo per tempi brevi o lunghi. Certamente lo potremmo fare per il 2050; però non arriveremo mai al 2050 se non partiamo con una road map decisa al 2030. Dobbiamo definire come vogliamo spostare il mix di produzione. Dobbiamo disegnare le nuove reti di trasmissione sin da subito, in modo coerente. Dobbiamo chiarire anche ai produttori di macchine per il riscaldamento, di automobili, per la mobilità collettiva, che, ad esempio, per il 2030 non sarà più possibile avere certe tipologie di automobili; che i riscaldamenti dovranno emettere non più di tot CO2 per chilowatt di calore, ecc...
Bisogna fare un lavoro molto chiaro; solo così si eviteranno crisi o drammi, in settori che non potranno più essere sostenibili.
Credo che sarà possibile arrivare al 100% di energia da fonti rinnovabili. Ovviamente non subito; però, certamente, possiamo crescere con obiettivi e linee chiare. Potremmo fare più del 50% nel 2025, e potremmo arrivare al 66%, forse anche un po' di più, nel 2030. Però dobbiamo volerlo e comportarci coerentemente: chiarendolo sin da subito. Questo, secondo me, è il segreto per farlo. Molti studi (ne abbiamo pubblicati diversi su www.assorinnovabili.it) ormai dimostrano che se si tiene conto anche del costo delle esternalità, cioè dell'inquinamento, l'energia rinnovabile è assolutamente più conveniente di quella prodotta dal carbone e dal petrolio.

Letto 945 volte