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Amato (Ingv): Sarebbe interessante arrivare a prevedere un sisma, ma la vera priorità è la prevenzione

Scritto da   Domenica, 04 Dicembre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
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Negli ultimi mesi la vita di tanti cittadini italiani è stata stravolta da eventi sismici piuttosto rilevanti. Il terremoto di Amatrice del 24 agosto e quelli di Ussita e Norcia del 26 e del 30 ottobre hanno scosso l’intero centro Italia riproponendo in tutti noi domande sull’origine, le caratteristiche e la prevedibilità dei terremoti.
Alessandro Amato, sismologo dell’Ingv - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – ha risposto a qualcuna di queste intervenendo su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia.


Il 24 agosto la scossa di amatrice, tra il 26 e il 30 ottobre Ussita e Norcia. Sono due terremoti diversi o parliamo dello stesso sciame sismico?

Sicuramente stiamo osservando, ancora adesso dal momento che lo sciame sismico sta continuando, ad un fenomeno unico che però è avvenuto con una tempistica particolare con l’attivazione successiva di diverse parti di questo sistema di faglie che attraversa l’Appennino centrale. La sequenza sismica è unica, ma presenta diverse fasi di stasi e ripresa, come già avvenuto in altri momenti.


Di che tipo di sisma parliamo?
È un terremoto di tipo estensionale. Le faglie che si attivano sono faglie “normali”, faglie dirette. Si tratta di rotture della crosta terrestre, le faglie appunto, che si muovono in maniera da accomodare l’estensione dell’Appennino. L’estensione è un processo geologico che osserviamo quotidianamente e che fa si che la penisola italiana si allarghi, si estenda dall’Adriatico al Tirreno. Questo fenomeno avviene con una velocità di circa 4/5 mm per anno e questo fa si che nel corso dei secoli si accumulino sulle varie faglie delle tensioni che poi ogni tanto fanno muovere un pezzo di questo sistema, come è successo nel 2009 a L’Aquila, nel ’97 in Umbria e Marche, in Irpinia nell’80.


Cosa è successo a Norcia? Si è parlato dell’apertura di una nuova faglia
Le faglie che si sono attivate in questa sequenza sono dal punto di vista geologico piuttosto note e sono state mappate. Ci sono le evidenze superficiali di queste faglie e sappiamo che continuano in profondità fino a circa 10 km. Quando poi si attivano possiamo notare delle proprietà che magari prima non erano conosciute. In questo caso abbiamo osservato un primo pezzo di faglia che si è mosso il 24 agosto poi in seguito il 26 ottobre si è attivato un altro pezzo più a Nord e il 30 con il terremoto più forte si è registrato il movimento di parti della faglia che erano state sollecitate nei terremoti precedenti.
Sono faglie note, ma che nelle loro modalità di rilascio dell’energia sismica si comportano in maniera diversa tra un terremoto e l’altro.

 

Cosa sappiamo in più oggi rispetto a quanto sapessimo dei terremoti precedenti?
Intanto l’ubicazione precisa delle faglie, la loro profondità e il loro tipo di movimento.
Inoltre oggi possiamo studiare la modalità di interazione: quello che stiamo cercando di capire è come mai dopo il 24 agosto per due mesi sembrava tutto finito, mentre in altri terremoti la seconda attivazione è avvenuta dopo poche ore, come è successo nel ’97, o addirittura nel giro di minuti, come in Irpinia quando si attivarono tre faglie in meno di un minuto.


Norcia era stata messa in sicurezza per un sisma di magnitudo 6. Era imprevedibile un sisma più violento?
Le norme antisismiche post terremoto del ’79 erano diverse da quelle attuali, ma i livelli di sicurezza erano comunque abbastanza alti e lo dimostra il fatto che gli edifici abbiano resistito a più terremoti, anche violenti. La resistenza è stata buona; certo ora ci sarà da rimettere in sicurezza gli edifici lesionati, ma il risultato e buono se lo confrontiamo con altri paesi, come Amatrice, classificati dal punto di vista sismico ma che non hanno avuto questi interventi negli ultimi anni.

 

Si arriverà mai a prevedere un evento sismico?
Non lo so, forse si. Sarebbe interessante dal punto di vista scientifico, ma lo studio del fenomeno fisico non è prioritario rispetto all’opera di prevenzione che va fatta perché non si può ogni volta ricostruire dopo un sisma.

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