Sharing mobility: Italia in crescita, Milano la best practice In evidenza

Scritto da   Domenica, 08 Gennaio 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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La mobilità condivisa è in costante evoluzione nel nostro paese e servizi come il car sharing e il car pooling, si stanno crescendo rapidamente, come ha evidenziato anche il Primo Rapporto Nazionale sulla sharing mobility che l’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility ha presentato a fine Novembre.
Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha presentato il rapporto intervenendo su “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Cos’è la sharing mobility e quali trend state osservando in questo momento?
Il termine funziona bene in inglese, in italiano andrebbe tradotto con mobilità condivisa, ma ha meno efficacia.
Secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility che la nostra fondazione ha fatto partire con il Ministero dell’Ambiente si considerano sharing mobility tutti quei servizi di condivisione di tragitti, mezzi e servizi quindi parliamo di car sharing, bike sharing, car pooling, park sharing o bus sharing.
Sono tutte quelle forme in cui il veicolo privato viene condiviso o contemporaneamente da più persone oppure viene utilizzato prima da una persona e poi da un’altra; sostanzialmente si supera il concetto della proprietà privata, dell’utilizzo privato di un veicolo. In questo senso è diverso dal trasporto pubblico perché il trasporto pubblico nasce appositamente per trasportare simultaneamente un numero elevato di persone.
Abbiamo analizzato tutti questi nuovi servizi, in Italia se ne aggiungono di nuovi ogni settimana, i più conosciuti sono quelli del car sharing, ma anche il bike sharing sta andando molto forte e stanno nascendo altre tipologie come il park sharing cioè la condivisione di un parcheggio.


C’è una differenza nello sviluppo di questi strumenti tra grande città e provincia?
Si, c’è una differenza di scala e quindi di sviluppo di questi servizi.
Il bike sharing, quindi la condivisione delle biciclette, è diffusissimo in tutta Italia, anche nelle piccole città, anzi siamo il primo paese in Europa per diffusione di bike sharing nelle città.
Il car sharing per sua natura, anche economica dal momento che richiede degli investimenti particolari, ha bisogno invece di numeri più grandi e quindi va bene solo per le grandi città. Dalla mappatura che abbiamo fatto per il rapporto nazionale dell’osservatorio vediamo che ci sono solamente quattro o cinque grandi città in Italia che hanno dei servizi di car sharing efficaci mentre nei centri medio piccoli stenta a decollare proprio per motivi di scala.

 

Qual è il ritorno in termini ambientali?
Questa è la domanda che ci siamo fatti anche dal punto di vista metodologico “la sharing mobility è una forma di mobilità sostenibile e che quindi aiuta l’ambiente?”
Ci sono dei mezzi di trasporto, come può essere quello della bicicletta nel caso del bike sharing, che sono per natura ecologici: l’utilizzo del bike sharing porta automaticamente una riduzione delle emissioni perché non si utilizzano mezzi inquinanti.
Nella forma del car pooling in cui le persone condividono un tragitto sulla stessa autovettura fa si che venga ridotto il numero di auto private che sono il vero nemico dell’ambiente.
Una delle cose che si vedono più spesso nelle grandi città sono queste migliaia di auto con una persona sola a bordo, il car pooling di ridurre questo numero.
La cosa più interessante dal punto di vista ambientale sono però i vantaggi indiretti per l’ambiente: abbiamo notato che chi utilizza il car sharing il bike sharing e la sharing mobility in generale sviluppa una mentalità da mobilità integrata e comincia a dimenticarsi dell’autovettura privata, anzi abbiamo riscontrato che grazie all’utilizzo della sharing mobility vengono vendute o rottamate moltissime autovetture private.
La sharing mobility unita al trasporto pubblico fa si che i cittadini italiani capiscano che l’auto privata non solo è inquinante, ma soprattutto costa di più. L’auto privata costituisce per le famiglie italiane la terza voce di spesa e viene tenuta ferma e inutilizzata per il 95% del suo tempo. Parliamo di spese annuali per le famiglie che vanno dai due ai tremila euro l’anno se si considera l’assicurazione, il bollo, la benzina, l’ammortamento dell’acquisto. Con la sharing mobility si spende molto di meno e alla fine magari si vende la seconda auto perché non serve più.
C’è quindi un vantaggio ambientale diretto, ma c’è anche un vantaggio ambientale indiretto.

 

Avete fatto in particolare un approfondimento su quello che chiamate il caso Milano. Cosa succede nel capoluogo lombardo?
Milano è l’unica città italiana a poter essere paragonata alle capitali europee più avanzate in termini di trasporto.
Sulla mobilità sostenibile ha raggiunto delle performance molto buone in primo luogo perché ha sviluppato un sistema di sharing efficacissimo che non prevede solo il car sharing, ma prevede anche un ottimo bike sharing. Alla sharing mobility ha unito inoltre altri aspetti ambientali come un trasporto pubblico molto più efficace, ad esempio, rispetto a Roma, la chiusura della zona centrale alle auto private. È una politica integrata che ha fatto si che a Milano, almeno nella parte centrale, ci si possa muovere dimenticando l’auto privata e soprattutto con piacevolezza e con economicità. La sfida per Milano adesso sarà quella di estendere questo sistema anche alle periferie.

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