Educazione ambientale. Cafarotti: importante incontro tra società civile e scuola In evidenza

Scritto da   Domenica, 15 Gennaio 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Educazione ambientale. Cafarotti: importante incontro tra società civile e scuola

Lo scorso 22-23 novembre Ministero dell’Ambiente e Miur hanno coordinato gli Stati Generali dell’educazione ambientale invitando il mondo dell’istruzione, della ricerca e la società civile e confrontarsi sui temi dell’educazione allo sviluppo sostenibile.
L’associazione Earth Day Italia ha coordinato il tavolo di lavoro dedicato alla società civile, chiamata a supportare il mondo della scuola con idee e proposte didattiche innovative.
Roberta Cafarotti, direttore scientifico di Earth Day Italia, ne ha parlato intervenendo su “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Gli stati generali sull'ambiente, hanno chiamato alla partecipazione le tante realtà che nel nostro paese che a vario titolo si occupano di questioni ambientali. Come è andata dal suo punto di vista?
È stata una bellissima esperienza che si inserisce in una dinamica in cui si incontrano con determinazione sempre maggiore le istituzioni, la società civile, le grandi organizzazioni economiche, i rappresentanti di interessi particolari, di natura economica, ambientale e così via. Sono momenti in cui esperti e addetti ai lavori si incontrano e si scambiano buone pratiche, ma soprattutto, insieme, cercano di delineare un futuro ragionevole per le nuove generazioni.

 

Earth Day Italia si è occupata in particolare del coordinamento del tavolo di lavoro dedicato alla società civile. Cosa è emerso?

Credo che il nostro sia il tavolo che meglio sintetizza lo spirito della conferenza nazionale sull'educazione ambientale e lo sviluppo sostenibile. Sono stati messi a confronto modelli educativi di tipo formale, cioè quelli classici che si svolgono in aula con i ragazzi da un lato e i docenti dall'altro, con modelli di educazione informale e non formale, cioè quei sistemi di educazione che avvengono al di fuori delle mura scolastiche, o all'interno di associazioni o di organi che si occupano di un pezzetto della questione ambientale.
Ad esempio un corso su come si fa un orto sul balcone piuttosto che un'iniziativa di mobilità sostenibile per portare i bambini a scuola a piedi invece che con le auto si configurano come attività non tradizionali che trasmettono un amore positivo verso il pianeta, oltre a trasmettere qualcosa che tipicamente nelle attività di aula non avviene, cioè la condivisione di momenti di vita comune.
Al tavolo erano presenti esponenti delle istituzioni che tradizionalmente si occupano di educazione ambientale, quindi tutto il sistema delle ARPA e il sistema INFEA che ha portato avanti per anni il tema dell'educazione ambientale soprattutto a diretto contatto con la natura. Accanto a loro però c'erano anche tanti esponenti di associazioni che stanno immaginando un futuro per il pianeta, qualcosa che va oltre e ridefinisce le competenze di ognuno creando una responsabilità condivisa sul territorio.


Il tema della continuità educativa tra scuola e famiglia è emerso durante gli stati generali? In che modo si vogliono coinvolgere le famiglie all'interno del percorso educativo?
È un tema emerso in maniera indiretta. Oggetto di iniziative di educazione ambientale sono i ragazzi, ma lo sono anche le famiglie, gli adulti perché anche loro hanno bisogno di imparare per prepararsi al futuro.
Il futuro prevede un forte adattamento ai cambiamenti che sono dettati da innovazioni tecnologiche, ma anche da innovazioni sociali, da un modo diverso di stare al mondo e di stare insieme.
È per questo che anche le famiglie, gli adulti in generale, anche sul posto di lavoro, sono chiamati ad aggiornarsi in continuazione, a modificare il proprio vissuto in base alle nuove sfide globali e locali.

 

Quali saranno i passi successivi?
Incontrarsi, incontrarsi e ancora incontrarsi.
Bisogna definire nuovi patti territoriali, nuove iniziative che non riguardano solo le attività scolastiche dei ragazzi, ma anche le attività economiche che su un territorio operano per riuscire a canalizzare e portare a sistema tutte quelle piccole esperienze che nei territori avvengono.
Da questo punto di vista la società civile è più avanti delle istituzioni che dal nostro vissuto e dalle nostre esperienze molto potranno imparare per governare questo grande cambiamento in atto.

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