Tra rinnovabili ed efficienza energetica. Italia alle prese col futuro In evidenza

Scritto da   Domenica, 12 Febbraio 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Le rinnovabili sono il futuro dell’energia e ormai tutti i paesi del mondo vi stanno investendo, anche se non sempre al ritmo che sarebbe necessario per garantire da una parte l’approvvigionamento energetico e dall’altra il contenimento delle emissioni globali di Co2.
Su “A Conti Fatti” interviene Giovanni Battista Zorzoli, presidente del Coordinamento Free che riunisce enti e associazioni con lo scopo di promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel nostro Paese.

 


Com’è il rapporto tra l’Italia e le energie rinnovabili?
Fino a un paio di anni fa il rapporto è stato positivo; c’è stato un enorme sviluppo delle fonti rinnovabili tra il 2005 e il 2012/2013 e siamo passati da meno del 10% dei consumi finali coperti da fonti rinnovabili a più del 17%.
Poi c'è stata una forte battuta d'arresto, abbiamo continuato a crescere, ma non ai ritmi che sarebbero necessari per conseguire l'obiettivo minimo del contenimento dell’incremento della temperatura globale entro i due gradi.
Per farlo dobbiamo arrivare a coprire il 100% della domanda di energia con le rinnovabili nel 2050, ma oggi siamo ancora tra il 17 e il 18%; dobbiamo raggiungere l'obiettivo del 27% che la road map europea prevede per il 2030, ma per quella data dovremmo superare il 30 e avvicinarci al 40%.
È grande l’impegno che ci attende nei prossimi anni.

 

Quali sono tra le fonti rinnovabili quelle più sviluppate e con maggiori prospettive nel nostro Paese? Su quali bisogna puntare?
Più che definire le fonti maggiormente performanti, perché ormai una certa selezione c'è già stata, si tratta di indirizzare le singole tecnologie e le singole fonti verso l'utilizzo più appropriato.
Se voglio sviluppare un’economia circolare, come è nelle indicazioni dell'Unione Europea, diventa molto importante puntare su una generazione più diffusa e distribuita possibile e questo favorisce alcune tecnologie più performanti su piccola scala, penso al fotovoltaico; se invece voglio dare un contributo all'interno della grande rete di trasmissione non c'è dubbio che qui bisogna puntare sull'eolico. Anche le tecnologie delle biomasse sono moltissime, se penso all’agricoltura c’è il biogas che, se fatto bene, consente non solo di produrre energia all'interno di un'azienda agricola, ma anche di utilizzare il digestato, che è il sotto prodotto della produzione di biogas dalla fermentazione di rifiuti agricoli e animali, per fertilizzare il terreno riducendo al minimo l'apporto dei fertilizzanti chimici e consentendo all'agricoltura di avere un reddito maggiore.
Non c'è una fonte più performante di un'altra, vanno tutte utilizzate nel modo giusto.


In una recente conferenza alla Camera dei Deputati avete chiesto di passare dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN) alla messa a punto di una Strategia Energetico Climatica (SEC). Quali sono le differenze tra i due approcci?

La strategia energetica nazionale si limita a dire che nel 2030 bisogna raggiungere una certa percentuale di rinnovabile, una certa soglia di efficienza energetica per cui si fa in questo o quest’altro modo.
Noi pensiamo che, se si vuole arrivare ai risultati cui ho fatto riferimento prima, 40% nel 2030 e 100% nel 2050, c’è bisogno di un uso più efficiente di tutte le risorse.
Va bene l’efficienza energetica, ma serve efficienza nell'uso delle risorse primarie, bisogna sviluppare l'economia circolare, non solo nei rifiuti o in agricoltura, ma anche nell'industria, come fanno, per fare degli esempi, Philips o Unilever o per alcuni parti del suo ciclo produttivo la Renault per cui nel momento in cui si progetta una macchina si sta già pensando a come, a fine vita, smontarla e riutilizzarne più parti possibili.
Pensiamo inoltre alla stampante 3D che invece di produrre un qualunque componente sottraendo materia prima, pensiamo al tornio che lavora un pezzo producendo degli scarti, lavora per addizione, cioè sovrappone strati di materiale fino ad arrivare al prodotto finale senza avere nessun rifiuto.
L'industria 4.0 è la grande rivoluzione che abbiamo davanti, si basa sulle tecnologie digitali e può produrre grandi efficientamenti energetici e nell'uso delle materie prime.
Il programma che il Governo sta portando avanti con piccole modifiche renderebbe massimo quest'effetto di efficientamento, ecco perché si deve parlare di una strategia energetico - climatica.

 

Recentemente vi siete espressi molto criticamente rispetto al decreto Milleproroghe. Cosa in particolare non vi soddisfa del provvedimento?
Il Milleproroghe introduce, penso al problema della struttura tariffaria, una serie di vincoli, di impacci.
Noi non chiediamo più incentivi, chiediamo meno impacci: le fonti rinnovabili come l'efficienza energetica dovrebbero avere vincoli minimi perché devono potersi espandere liberamente; non si può modificare in corso d'opera una struttura tariffaria rendendo molto più difficile introdurre, per esempio, le rinnovabili a livello diffuso come il fotovoltaico o cambiare le linee guida dei certificati bianchi.

 

Per far fronte agli impegni presi dal Paese per la riduzione delle emissioni di gas serra da una parte occorre lavorare per lo sviluppo delle rinnovabili, dall’altra occorre uno sforzo per razionalizzare l’utilizzo dell’energia. Come andiamo sul fronte dell’efficienza energetica?
Qui c’è moltissimo da fare.
Il settore su cui intervenire con la massima efficacia, tempestività e globalità è quello edilizio che in Italia assorbe poco meno del 40% della domanda globale di energia.
Abbiamo un’edilizia che si è sviluppata in larga misura nel periodo del boom economico negli anni '50/'60. Io la chiamo edilizia di carta velina perché la situazione dal punto di vista termico e di conservazione dell'energia è disperata.
Bisogna uscire dalla logica, del piccolo intervento, che pure va benissimo, come mettere una pompa di calore o una caldaia più efficiente ed affrontare globalmente la ristrutturazione di un edificio.

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