I cambiamenti climatici alla radice di 79 conflitti nel mondo In evidenza

Scritto da   Domenica, 16 Aprile 2017 16:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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I cambiamenti climatici alla radice di 79 conflitti nel mondo

Si parla spesso di cambiamenti climatici come problema ambientale e conseguenza dell'inquinamento; ma raramente si approfondiscono le implicazioni sociali e politiche degli sconvolgimenti del clima, e dei disastri naturali che ne sono un effetto collaterale. Il clima instabile provoca insicurezza alimentare, distruzione di raccolti, scarsità d'acqua in molte regioni del pianeta. Tutto questo mette le popolazioni in crisi, sia economica che sociale, spinge alla migrazione e alcune volte sfocia in conflitti armati. Se ne parlerà il 22 aprile, Giornata Mondiale della Terra, al Villaggio per la Terra di Villa Borghese a Roma, in un forum chiamato "Pace e ambiente" in cui interverrà Grammenos Mastrojeni, docente, scrittore e diplomatico, coordinatore per la Scienza e l'Ambiente della Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero degli Esteri. Lo abbiamo intervistato per la rubrica radiofonica "A Conti Fatti", trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Lei è stato uno dei primi a mettere in collegamento i cambiamenti climatici e i conflitti sociali in diverse regioni del Pianeta. Quali sono questi legami di causa ed effetto?
Non solo il cambiamento climatico, ma ogni forma di degrado ambientale fondamentalmente sopprime, disloca, o rende incerti e non prevedibili dei servizi che la natura fornisce, e su cui sono strutturate tutte le nostre organizzazioni sociali: la fertilità per l'agricoltura, la purificazione delle acque da parte delle paludi, ecc. Quando questi vengono a mancare, immediatamente o in tempi brevi, le economie, soprattutto quelle più fragili, non trovano più i riferimenti produttivi, e quindi si crea una pressione socio-economica che poi porta e incoraggia il conflitto, l'emigrazione e così via.

In questo momento storico, quali nazioni e popolazioni sono più provate dai mutamenti dell'ambiente naturale?
In questo momento si verificano settantanove conflitti che hanno, almeno come concausa, i cambiamenti climatici. Si verificano dove la fragilità dell'ecosistema si sovrappone alla fragilità socio-economica. In altre parole, i cambiamenti climatici potrebbero, di per sé, non essere scatenanti di conflitti, ma sono definiti, ad esempio dal Pentagono, "acceleratori di conflitti": sono la goccia che fa traboccare il vaso di situazioni già indebolite di per sé. Certamente il Sahel (Africa sub sahariana, ndr.) è una di queste regioni; ci sono le piccole isole del Pacifico che stanno soffrendo molto, anche se non in condizione di conflitto; c'è tutta una potenziale situazione particolare intorno al Lago di Aral (Asia centrale, ndr.). Il problema è che, se continuiamo così, queste "macchie" isolate di instabilità climatica rischiano di saldarsi in una specie di instabilità sistemica in tempi non troppo lunghi. Un po' tutti siamo a rischio perché ci cambiano i dati naturali intorno.

Quali azioni sta svolgendo il Governo italiano nell'ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo?
A partire dal gennaio 2016, la cooperazione allo sviluppo è diventata Cooperazione allo Sviluppo Sostenibile; quindi integra necessariamente anche il dato ambientale. Il valore dei programmi che si occupano anche d'ambiente è molto aumentato; ma il fatto è che siamo passati a metodologie per cui si cerca di costruire un rapporto sano con la natura, protettivo della natura, come opportunità di reddito e di crescita sociale. Si cercano di costruire dei cicli che si autosostengano, che spontaneamente portino l'economia a proteggere la natura, e la natura sana a diventare un volano di crescita dell'economia.

Il contrasto ai cambiamenti climatici è un dovere riservato alle istituzioni nazionali e internazionali, o sono chiamate all'azione anche altre parti della società civile?
Io sono una di quelle persone che vanno alle COP (Conferenze delle Parti dell'Onu, dove si prendono i grandi accordi internazionali per tutelare l'ambiente, ndr.) e agli incontri internazionali, ma un bel documento, anche il migliore possibile, non è un fatto a cui la natura regisce. Il bel documento cerca soltanto di creare le condizioni affinché tutti noi agiamo in maniera migliore; di incentivare dei comportamenti più sostenibili. Il problema si risolve con la somma di una serie di comportamenti migliori nei confronti della natura, che però appartengono all'individuo. L'individuo è assolutamente fondamentale. Tra l'altro si tratta di comportamenti che hanno un costo molto strano, cioè: non hanno costo, di solito ci fanno guadagnare. Faccio un esempio molto banale: se si decide di risparmiare sulle emissioni della propria casa, diminuisce la bolletta; se si decide di nutrirsi nel modo migliore per la propria salute, quindi mangiare meno carne rossa, si spende di meno, migliora la salute, ma si da anche un grande aiuto alla sostenibilità. Molta gente rimane scoraggiata, perché si sente come una goccia nell'oceano. Tuttavia bisogna pensare che ogni piccolo gesto fatto da ognuno di noi viene amplificato dalla natura. Un esempio banalissimo: se decidiamo di piantare un albero, possiamo pensare che quell'albero non sarà nulla. Però l'albero produrrà dei frutti, che verranno mangiati dagli uccelli, che spargeranno i semi; e se ipotizziamo una crescita un po' rapida, diciamo di due alberi ogni due anni, dopo dieci anni gli alberi saranno centinaia. Ogni nostro gesto fa una differenza, e i governi servono soltanto a creare le condizioni affinché gli individui facciano questi gesti. La responsabilità finale è di tutti gli individui, e nessuno credo possa tirarsi indietro.

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