L'economia circolare e sostenibile oggi conviene In evidenza

Scritto da   Domenica, 14 Maggio 2017 16:03 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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L'economia circolare e sostenibile oggi conviene

Economia circolare: l'urgenza di modificare la produzione, il trasporto, la vendita, l'uso e il riciclo dei prodotti che consumiamo per minimizzare lo sfruttamento delle risorse naturali e azzerare in futuro sia l'immissione di anidride carbonica in atmosfera, sia la dispersione dei rifiuti nell'ambiente. 

Se ne è parlato in "A Conti Fatti", rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana 105.0, nella puntata introdotta dall'intervista a Valerio Rossi Albertini, fisico nucleare, divulgatore scientifico e ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Come mai un fisico nucleare propaganda le energie rinnovabili?
Perché la fisica nucleare è una disciplina teorica, lo studio sull'approfondimento delle potenzialità dell'atomo: deve andare avanti. Oltretutto ci sono delle prospettive molto interessanti, da qui al 2040, per la costruzione di reattori nucleari puliti: quelli basati sulla fusione anziché sulla fissione nucleare, che come combustibile utilizzano l'idrogeno anziché l'uranio e il plutonio, e che non avrebbero tutte le controindicazioni della fisica nucleare convenzionale. Nel frattempo, nell'attesa che i reattori nucleari di nuova generazione, puliti, sicuri, che non lasciano scorie, siano finalmente disponibili dobbiamo attrezzarci. Nel 2040, 2050 o chissà quando, saremo in grado di affrancarci dall'approvvigionamento dell'energia elettrica che ci occorre; ma prima di allora, nei prossimi decenni, dovremmo basarci fondamentalmente sulle energie rinnovabili: energia del sole, della terra, il calore della terra, l'energia del vento... insomma tutte quelle forme che ci consentono di soddisfare le nostre necessità senza sconvolgere il pianeta.

Lei è un ricercatore dell'Istituto di Struttura della Materia (ISM) del CNR. Quali materiali che utilizziamo per i prodotti sono più facilmente riutilizzabili, e quali lo sono di meno?
Sicuramente i più idonei sono quelli che già riutilizziamo e ricicliamo: il vetro, la carta, la plastica, i metalli come l'alluminio e il ferro, sono riciclabili un numero indefinito di volte; direi infinite volte, anche se "infinito" è concetto che in fisica non esiste. Certo è che i materiali che ho nominato, per la propria natura sono perfettamente idonei ad essere riutilizzati. Altri materiali invece lo sono meno; ad esempio il problema maggiore si ha con quelli che costituiscono i circuiti elettronici di computer, telefonini e tablet. All'interno ci sono dei metalli, come il litio delle batterie o le cosiddette "terre rare", difficilmente riciclabili proprio perché sono in piccola quantità e non sono materiali puri: sono contenuti all'interno dei dispositivi, che quindi devono essere smontati per poi attuare tutte le procedure necessarie per estrarre il componente che si intende riciclare. Però è una cosa che va fatta; perché l'impatto che hanno sull'ambiente queste sostanze, questi elementi, sta diventando critico.

La società è pronta alla svolta dell'economia circolare e sostenibile? Quali sono gli impedimenti maggiori e le componenti più restie? La popolazione, la classe politica, i gruppi di potere, gli industriali?
Credo che siamo tutti pronti: la società nel suo complesso, in tutte le sue componenti. Il problema è che bisogna fare informazione. Se si domandasse ai politici, agli amministratori, non soltanto alla gente comune, che cos'è l'economia circolare, perché non è sostenibile il modello economico lineare (cioè quello che si è andato affermando dalla prima rivoluzione industriale in Inghilterra nell'800 fino ad oggi) non saprebbero rispondere. Ciò significa che i comunicatori, i tecnici, devono fare propaganda di questo nuovo verbo dell'economia circolare, affinché si sedimenti, venga metabolizzato dalle coscienze. L'economia circolare, d'altronde, è un vantaggio per tutti; è vantaggiosa da qualunque punto di vista: per l'ambiente, perché non comporta contaminazioni e scarti; per i produttori, perché i costi delle materie prime scenderebbero se venissero riutilizzate, anziché doverne estrarre di nuove dal sottosuolo; per i consumatori, perché un processo industriale e delle materie prime meno costose comportano sicuramente un abbassamento dei prezzi di mercato.

Nel cambio di millennio, siamo passati da un secolo che aveva paura del nucleare, ad un altro che ha paura dei cambiamenti climatici, anche se in questi ultimi mesi la situazione politica nel lontano oriente sta facendo riaffiorare antiche paure. A suo avviso è più minaccioso il pericolo nucleare o quello climatico?
In realtà sono due questioni differenti. È vero che esiste un pericolo nucleare: non tanto quello di incidenti nucleari, ma il non sapere come gestire tutta la filiera nucleare; non sapere dove mettere le scorie e le ceneri nucleari. Poi ci si accorge che i costi occulti di una centrale nucleare sono tali che non rendono economicamente vantaggiosa la produzione di energia elettrica in quel modo. Questo comunque attiene alle nostre decisioni: io posso decidere se fare o meno una centrale nucleare. Il problema invece è che non posso decidere, in questo momento, come fermare l'immissione di gas a effetto serra nell'atmosfera; perché non è una decisione del singolo stato ma collettiva, una decisione globale. Perché l'anidride carbonica, così come l'aria, non conosce frontiere.

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