Pasini: la macchina del riscaldamento globale è partita, ed è difficile fermarla In evidenza

Scritto da   Domenica, 24 Settembre 2017 16:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)
Foto: Hans / Pixabay.com

L’estate che appena conclusa è stata contrassegnata da una straordinaria ondata di siccità. In compenso alla prima, forte perturbazione temporalesca grandi città come Roma sono andate in crisi, mentre in Toscana si è assistito a esondazioni e allagamenti che hanno addirittura causato delle vittime.

Sia la siccità, sia le precipitazioni violente sono fenomeni che in Italia stanno diventando sempre più frequenti. Che cosa sta succedendo al clima? Lo abbiamo chiesto ad Antonello Pasini, climatologo dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR e Vicepresidente della Società Italiana per le Scienze del Clima.

 

La siccità, questa estate e le prime piogge dell’autunno spingono i media ad affermare che il clima è definitivamente cambiato. È cosi? L’Italia non è più un paese a clima temperato come si è sempre studiato a scuola?

Probabilmente si. Eravamo abituati, 20 o 30 anni fa, al famoso anticiclone delle Azzorre, di cui raccontava tanto il colonnello Bernacca, che proteggeva l'estate italiana con un clima mite non troppo caldo. Adesso stiamo assistendo a un andamento diverso della circolazione atmosferica in estate: con questo anticiclone africano libico feroce, molto più caldo, che arriva più volte verso nord, alternato magari a un'ondata fredda. Succede che quando il mare si riscalda così tanto, come durante questa estate, poi, all'inizio dell'autunno, quando arriva un'ondata fredda succedono dei disastri; perché quest'aria fredda porta delle perturbazioni che vanno a scorrere su un mare molto caldo, che fornisce più vapore acqueo all'atmosfera e soprattutto più energia. Purtroppo l'atmosfera, per delle leggi fisiche e termodinamiche, non può far altro che scaricare violentemente quest’energia sul territorio, con conseguenze come quelle che abbiamo visto in questi giorni.

C'è un movimento di negazionismo internazionale sui cambiamenti climatici che fa notare come fenomeni di alluvioni e siccità siano sempre esistiti, anche a memoria d’uomo, ed anche nel nostro paese. Che cosa c’è di diverso adesso? Che cos’è questo “allarme clima”?

È vero: determinati fenomeni sono sempre accaduti; ma quello che vediamo è l'aumento della virulenza e della continuità di questi fenomeni. Purtroppo il riscaldamento globale ha fatto aumentare di circa un grado la temperatura dalla fine dell'800, e questo comporta che determinati fenomeni diventano più probabili e anche più violenti. Non che questi fenomeni non ci sono mai stati in passato, però adesso la tendenza è verso un fenomeno più violento e magari delle ondate di calore più persistenti, più durature e più feroci.

Il Papa, durante un recente viaggio in aereo, si è rivolto ai giornalisti presenti e, riferendosi a uno studio universitario, ha detto che  bisogna “tornare indietro” perché entro pochi anni si passerà il punto di non ritorno (testualmente: “Io non so se davvero abbiamo soltanto tre anni oppure no, ma che se non si torna indietro andiamo giù è senz'altro vero”). È così? Si va verso un punto di non ritorno?

Non so se siano tre, dieci o vent’anni, ma effettivamente il concetto è questo: bisogna fare in fretta. Dobbiamo agire sull'anidride carbonica, la cosa che crea, in massima parte, il riscaldamento globale. Stiamo scontando adesso quello che abbiamo immesso trenta o quarant’anni fa, perché l'anidride carbonica ha un grande tempo di permanenza in atmosfera; quindi dobbiamo fare in fretta, perché di quello che facciamo oggi vedremo i benefici magari tra venti o trent’anni. Soprattutto perché la macchina climatica ha questa inerzia: è partita verso il riscaldamento ed è difficile fermarla; soprattutto perché si sono riscaldati gli oceani, che hanno una grande capacità termica: si riscaldano difficilmente, con molto sforzo, ma una volta caldi, rimangono caldi molto a lungo.

Papa Francesco ha anche detto una frase poco considerata ma molto “potente”: bisogna ascoltare gli scienziati per intraprendere la strada giusta da seguire. Qual è questa strada?

Il Papa ha ragione, perché tanti non danno retta a quello che oggi dice la scienza. La strada giusta da seguire è proprio questa: ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera; smettere con la deforestazione del pianeta; e creare un pianeta più equo, perché l'equità internazionale va insieme a queste azioni per mitigare il cambiamento globale.

Il clima non causa soltanto problemi diretti, come la siccità e le alluvioni. Recentemente lei ha pubblicato un libro che mette in luce un “effetto collaterale” dei cambiamenti climatici.

Il diplomatico italiano Grammenos Mastrojeni ed io, abbiamo scritto un  libro che abbiamo intitolato "Effetto Serra, Effetto Guerra, clima, conflitti, migrazioni: l'Italia in prima linea", un po' anche sull'onda della “Laudato Sì” (l’enciclica di papa Francesco sui temi ambientali e sociali ad essi legati, ndr.) che dice che bisogna considerare un pensiero ecologico integrale, che mette insieme il benessere della natura e il benessere dell'uomo. Tenendo presente queste cose che dice papa Francesco, siamo andati a vedere che in effetti è vero: alcuni fenomeni, come le migrazioni, nascono in territori desertificati, come quelli africani. Gran parte della migrazione viene dalla fascia del Sael dove ci sono, infatti, dei cambiamenti climatici molto forti che inaspriscono questi fenomeni: con l’ulteriore perdita di raccolti rispetto al passato, alla fine arrivano conflitti locali, terrorismo e anche migrazioni verso le nostre latitudini. La cosa interessante che noi scopriamo è che risolvere i problemi della fame dell'Africa, e di queste migrazioni che arrivano, sarebbe un modo anche per risolvere il cambiamento climatico, il riscaldamento globale: perché vorrebbe dire recuperare queste terre desertificate, che adesso sono degli emettitori di CO2, farle diventare nuovamente foreste o campi coltivati, quindi nuovamente degli assorbitori di anidride carbonica. Da un lato faremmo del bene al clima, dall'altro alle popolazioni che sono lì, e fermeremmo un po’ anche queste ondate migratorie verso i nostri territori.

 

Foto: Hans / Pixabay.com Foto: Hans / Pixabay.com
Letto 419 volte

Informazioni aggiuntive