L’insostenibile uso dell’acqua italiana In evidenza

Scritto da   Domenica, 08 Ottobre 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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L’insostenibile uso dell’acqua italiana

Tra i diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile quello di garantire a livello globale l’accessibilità all’acqua è certamente tra le sfide prioritarie da vincere. Tra i cambiamenti climatici in corso e gli interventi umani l’acqua sta infatti diventando una risorsa sempre più rara e preziosa.
L’Italia ha una buona disponibilità idrica, seppur in calo, ma la sua gestione è tutt’altro che efficiente.
Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia e coordinatore del tavolo di lavoro Asvis sull’obiettivo di sviluppo sostenibile numero sei (Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie), interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economiacristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

L’obiettivo di Sviluppo sostenibile n° 6 – Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie – è uno di quelli su cui il nostro paese appare meno distante dai risultati previsti dall’agenda 2030. Ciononostante secondo l’analisi presentata nel rapporto Asvis rispetto al 2010 le nostre performance su questo punto sono peggiorate notevolmente. Come mai?
Il dato riguarda soprattutto la distribuzione di questa meravigliosa risorsa che poi è alla base della nostra vita. I dati Istat ci dicono che la perdita d’acqua giornaliera, al netto degli errori di misurazione e degli allacciamenti abusivi, ammonta a circa 50 metri cubi per ciascun chilometro della rete di distribuzione. Se consideriamo che il consumo medio annuo di acqua è pari a 89 metri cubi annui per abitante, le perdite della rete potrebbero soddisfare le esigenze idriche di qualcosa come 10 milioni e mezzo di abitanti.
Questo dato la dice lunga su quelle che sono le fortissime carenze infrastrutturali della distribuzione dell'acqua, ma a questo problema se ne aggiungono molti altri strettamente legati all'uso del territorio.
Ormai siamo di fronte a un cambiamento climatico particolarmente significativo e in accelerazione; questo cambiamento climatico porta nel nostro paese a scenari particolarmente significativi come l’estremizzazione dei fenomeni meteorici, la diminuzione della piovosità in diverse aree e l'intensità dei fenomeni di siccità e quest'anno l’abbiamo visto in maniera molto chiara.
È chiaro che se non prestiamo grande attenzione alle risorse idriche e ai bacini idrici, che costituiscono le arterie del nostro paese, ci troveremo in una situazione molto grave. Noi oggi abbiamo fiumi che sono stati cementificati, tombati, ci sono addirittura città che sorgono su fiumi che sono stati lastrificati che, ovviamente, non possono che causare danni nel momento in cui ci saranno estremizzazioni meteoriche come una piovosità eccessiva.

La nostra rete idrica disperde il 38% dell’acqua immessa ed è ormai obsoleta. Quanto occorrerebbe investire per migliorare le infrastrutture?
Sono state fatte varie valutazioni di quelli che potrebbero essere gli investimenti necessari, ma io credo che una delle grandi problematiche che ha il nostro paese è "l'avere cura" e ancor prima che nascesse l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, come WWF e assieme a tante altre realtà da diversi decenni operiamo per questo sul nostro territorio.
La prima vera grande opera pubblica del nostro paese dovrebbe essere la risistemazione, la messa in natura, in vitalità naturale del nostro territorio, un territorio che è stato martoriato, che subisce pesantemente il consumo del suolo, che subisce pesantemente un’intensificazione edilizia che non ha giustificazioni.
Sono tutte ferite dovute al nostro intervento che purtroppo non fanno che incrociarsi, rendendo più gravi gli effetti dei grandi cambiamenti globali in atto, di cui il cambiamento climatico è la punta dell'iceberg, che siamo noi stessi a intensificare e a rafforzare. Il nostro intervento dovrebbe essere più soffice più limitato e molto più intelligente per riuscire a tenere vivi e vitali i sistemi naturali. Se non esistono sistemi naturali vivi e vitali, non esiste benessere umano.

Quest’estate l’ondata di siccità ha ricordato anche agli italiani che l’approvvigionamento idrico è una questione di primaria importanza, forse il tema che a livello globale è prioritario per il futuro del pianeta.
Assolutamente.
Noi utilizziamo oltre il 30% del volume di acqua di risorse idriche rinnovabili a nostra disposizione, superiamo anche quella soglia del 20% che l'Unione Europea indica all’interno del framework generale per l’utilizzo delle risorse in maniera efficiente.
Questo problema riguarda soprattutto il settore dell’agricoltura che ha bisogno di grandissimi interventi per cercare di ridurre in maniera significativa l'utilizzo delle risorse idriche.
A livello mondiale questo è un problema gigantesco che potrebbe addirittura condurre, e in parte ha già condotto, a situazioni di guerre, di grandi conflitti legati proprio all'uso della risorsa acqua.
Tantissime situazioni sicuramente riguardano anche questioni di carattere etnico, religioso, culturale, sociale e politico, ma di fatto hanno una base a carattere ambientale. Le conoscenze che stiamo acquisendo su tutti i grandi fenomeni conflittuali a livello planetario ci dimostrano che la scarsità di risorse naturali e la messa in sofferenza dei sistemi naturali provocano una situazione pesante che si riverbera sullo sviluppo e sul benessere umano e questo di fatto porta a conflitti.

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