FAI: si sblocchi con urgenza la legge sul consumo di suolo In evidenza

Scritto da   Domenica, 15 Ottobre 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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FAI: si sblocchi con urgenza la legge sul consumo di suolo

L’Italia ha bisogno di una legge sul consumo di suolo, sono moltissime le voci che lo chiedono e qualcosa è anche stato fatto. Il 12 maggio 2016 la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge sul “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato”. Da allora però il provvedimento è fermo al Senato ed i tempi per un’approvazione definitiva non sono chiari. Daniela Bruno, responsabile dell'Ufficio Valorizzazione del FAI - Fondo Ambiente Italiano, interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.


Legge sul consumo di suolo: quali sono gli elementi principali?
Il primo punto che è interessante e che ci trova molto d'accordo sono gli obiettivi generali.
La legge si pone un obiettivo ambizioso che è quello del consumo di suolo zero al 2050, un obiettivo che va condiviso a livello europeo e per il quale bisogna lavorare alacremente. I dati ISPRA e ISTAT ci dicono che è un obiettivo molto difficile da raggiungere per il quale sarebbero necessarie delle disposizioni e un'inversione di tendenza urgentissime. Come dimostrano anche i dati, altrettanto importanti che riguardano cementificazione e abusivismo.
Qualcosa in più si poteva fare, ma l'impianto della legge è più che positivo, ora l'importante è averla questa legge.
Il Fai sempre e con grande concretezza si è speso per far si che l'iter legislativo trovasse finalmente un esito rapido perché di tempo ce ne è poco. Il consumo di suolo non demorde, non demorde nei parchi, non demorde in zone molto pericolose dal punto di vista sismico o del dissesto idrogeologico. I dati sono assai preoccupanti e gli obiettivi molto alti, facciamo passare questa legge.

Quali in particolare punti di forza e di debolezza del provvedimento?
Gli aspetti positivi riguardano senz'altro le finalità e gli obiettivi generali, che sono quelli europei che impongono limiti progressivi e soprattutto il famoso consumo zero al 2050. Un altro si enorme riguarda il divieto di utilizzo da parte dei comuni degli oneri di urbanizzazione: questo è stato un grande vulnus del nostro paese e la legge lo corregge, i comuni potranno utilizzare gli oneri di urbanizzazione solo e soltanto per la loro specifica funzione e non per coprire la spesa corrente, avallando, quindi, ulteriori cementificazioni.
Un punto di debolezza riguarda le definizioni: la definizione del consumo di suolo che da la legge italiana, non è come quella della legge europea e fa di tutta l'erba un fascio considerando il suolo fertile allo stesso modo del suolo de-impermeabilizzato, ma noi sappiamo che il suolo fertile è ben più prezioso di quello liberato dalle coperture, quindi de-impermeabilizzato successivamente, perché per fare un suolo fertile vero e proprio ci vogliono 500 anni, è un bene molto più prezioso, quasi non rinnovabile.
Un altro grande problema sono le eccezioni: dobbiamo limitare le eccezioni e le norme transitorie, una volta entrata in vigore della legge bisogna essere rigorosi sul consumo zero a parte quello consentito dagli strumenti di pianificazione che devono essere incentivati da questa legge, i famosi piani paesaggistici.


Più di un anno fa il provvedimento è stato approvato dalla Camera dei Deputati, da allora è fermo al senato. Come mai e quali i possibili tempi per una sua approvazione definitiva?

Purtroppo le lungaggini sono dovute a un sistema anche interno al nostro parlamento Le lungaggini sono dovute anche al nostro sistema parlamentare che prevede doppi passaggi, emendamenti e blocchi continui, ma evidentemente non c'è grande interesse nel portare avanti la legge. Inoltre, l'abbiamo notato durante la campagna "Salva il suolo” che abbiamo fatto l'anno scorso, è molto difficile parlare di consumo di suolo, è un argomento talmente ampio che non viene afferrato e non viene colto nella sua urgenza e gravità mentre è probabilmente uno dei problemi principali da cui ne derivano tanti altri come ad esempio il dissesto idrogeologico.
Obiettivo del Fai è stato rendere consapevoli i propri iscritti e chi ci segue di quanto questo problema sia grave: la nostra campagna regitava "Il suolo, un tesoro sotto i tuoi piedi", il suolo è qualcosa di cui neanche ci rendiamo conto, lo consumiamo, lo avveleniamo e le conseguenze sono che le nostre case che crollano e il nostro cibo che ci avvelena.


A questo proposito avete recentemente consegnato al presidente del Senato Grasso le firme frutto di questa campagna.

Il Fai insieme ad altre associazioni ha raccolto ben 82mila firme per una petizione lanciata in Europa per chiedere una legge quadro sul consumo di suolo sia a livello nazionale che a livello europeo. Il quorum per l'Italia era di 54mila firme ed è stato largamente superato; l'Europa ne ha raccolte in totale 212, la gran parte vengono dall'Italia segno che il problema del consumo di suolo è molto sentito anche grazie ad associazioni come il Fai che si sono spese per portare  l’attenzione su questo problema.
L'obiettivo al 2050 è un obiettivo che dobbiamo raggiungere, ne va della nostra salute, della nostra agricoltura, del nostro sviluppo. Dobbiamo tutti rendercene conto e il Governo in primis deve assumere quest'onere. C’è una legge, una legge buona, una legge che deve passare perché già con questa si può fare tanto.


Tra i punti della legge la valorizzazione del patrimonio esistente. Un’istanza cui risponde anche l’ormai tradizionale iniziativa della Giornata d’Autunno del Fai che cade proprio oggi. Mentre parliamo moltissime persone stanno riscoprendo luoghi troppo spesso dimenticati

Le giornate d'autunno del Fai sono una grande festa del FAI in cui 3.500 volontari aprono le porte di luoghi meravigliosi delle nostre città e delle nostre campagne che molto spesso diamo per scontati. Molti di questi luoghi potrebbero essere oggetto di progetti di rigenerazione perché sono spesso monumenti abbandonati, trascurati, a rischio di crollo o anche solo di oblio.
Il Fai sente forte la missione di riportare l'attenzione su questi monumenti che sono parte d’Italia e che, anche grazie a una legge sul consumo di suolo e con la rigenerazione urbana e un’edilizia di qualità, potrebbero ritornare alla vita, potrebbero tornare ad essere frequentati, vissuti, conosciuti, amati.
Sono parte del nostro patrimonio; ogni tanto si parla di "patrimonio minore", ma  è scorretto, l'Italia è tutta bella, piena di monumenti di grande valore, pezzi della nostra storia.

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