Ispra: se non si arresta il consumo di suolo a rischio altri 8.000 chilometri quadrati di territorio al 2050 In evidenza

Scritto da   Domenica, 15 Ottobre 2017 16:03 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Ispra: se non si arresta il consumo di suolo a rischio altri 8.000 chilometri quadrati di territorio al 2050

Secondo l’ultimo rapporto Ispra l’Italia da  novembre 2015 a maggio 2016, ha consumato 3 metri quadrati al secondo di suolo, quasi 30 ettari al giorno, per un totale di 5 mila ettari di territorio.
Sebbene il consumo di suolo sia rallentato rispetto alle rilevazioni precedenti i numeri sono tuttavia impressionanti e portano l’istituto di ricerca a ipotizzare scenari poco rassicuranti per il 2050.
Su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, interviene Michele Munafò, ricercatore Ispra, responsabile scientifico dei rapporti nazionali su consumo di suolo .

 

In sei mesi da novembre 2015 a maggio 2016 l’italia ha consumato 5mila ettari di territorio. Il numero è impressionante ma cerchiamo di renderlo più chiaro per i non addetti ai lavori

5mila ettari di territorio, per capirci, sono una superficie che potrebbe ospitare tranquillamente 200mila villette oppure un'autostrada lunga 2500 KM. Ogni secondo consumiamo 3 metri quadri di suolo, vuol dire che ci vuole qualche minuto per costruire una nuova palazzina.


Ispra ipotizza anche scenari preoccupanti a medio e lungo termine se il consumo di suolo non si dovesse arrestare
L'Unione Europea ci chiede di fermarci entro il 2050, ossia di arrivare a un consumo di suolo netto entro quell'anno.
È un anno però abbastanza lontano e noi abbiamo stimato che se continuassimo a consumare suolo alla velocità attuale consumeremo al 2050 altri 3.200 chilometri quadrati di suolo. Tra l'altro gli attuali 3 metri quadri al secondo costituiscono anche una velocità relativamente bassa rispetto agli anni passati a causa della crisi economica che ha investito il mondo dell'edilizia e non solo e se dovessimo tornare ai valori pre-crisi, una velocità che ha toccato anche gli 8 metri quadri al secondo, potremmo arrivare a consumare altri 8.000 chilometri quadrati al 2050.


Che impatto avrebbe questo consumo su tutte le attività correlate?
Il suolo è una risorsa ambientale molto limitata. Noi abbiamo già consumato 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio, pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme. Il nostro è un territorio molto fragile, è soggetto a fenomeni di pericolosità idraulica frana, è un territorio montano, spesso ci scordiamo che 1/3 del nostro territorio è di montagna, e noi lo abbiamo consumato ben oltre la media europea, siamo quasi al doppio.
Se noi dovessimo consumare altro suolo da qui al 2050 nello scenario peggiore noi potremmo arrivare a costruire più o meno un terzo di quello che abbiamo costruito da sempre nel nostro paese, e per da sempre intendo dagli antichi romani ad oggi. Non possiamo permettercelo, non soltanto perché il consumo di suolo aumenta la fragilità del nostro territorio, ma anche perché il consumo di suolo fa perdere in maniera irreversibile una risorsa naturale e una serie di servizi, quelli che noi chiamiamo servizi ecosistemici.


Il rapporto Ispra stima tra i 630 e i 910 milioni di euro l’anno i costi dovuti alla perdita di servizi ecosistemici legati al consumo di suolo. Quali sono questi servizi e come si arriva a queste stime?
La cosa più immediata sono i cosiddetti servizi di approvvigionamento, pensiamo ad esempio alla produzione agricola, alla produzione di biomassa o di materie prime.
Solo per la perdita di superfici agricole stimiamo una perdita di circa 400 milioni di euro l'anno e questa è una sorta di tassa che ci porteremo dietro nei prossimi anni perché una volta che il suolo agricolo è perso questi superfici non produrranno più alimenti.
I servizi ecosistemici sono fondamentali per il nostro benessere, per la qualità della vita; migliorano ad esempio la qualità dell'aria, il suolo naturale abbassa la temperatura delle aree urbane e permette di filtrare l'acqua nel suolo, un suolo costruito diventa impermeabile all'acqua che, non infiltrandosi, scorre molto più rapidamente e aggrava i fenomeni di dissesto e di erosione superficiale del suolo stesso.
Il suolo è fondamentale per la vita, per la qualità degli habitat, gran parte delle specie viventi vive dentro il suolo, sequestra carbonio e permette di mitigare quei fenomeni di riscaldamento globale che oggi affliggono il nostro pianeta.
Spesso dimentichiamo che il suolo è un elemento fondamentale per la nostra esistenza, anche se vogliamo fare un ragionamento di tipo economico; è per questo che abbiamo fatto questa stima dei costi del consumo di suolo che oscilla tra i 600 e i 900 milioni di euro l'anno; la forchetta dipende dal fatto che queste stime non possono essere del tutto precise, ma serve a dare un'idea del fatto, che quando costruiamo nuove infrastrutture, nuovi edifici sul territorio, in realtà perdiamo un valore economico e abbiamo dei costi nascosti, non contabilizzati all'interno dei nostri bilanci, ma che comunque ci troveremo a pagare nei prossimi anni.


La perdita di suolo è omogenea sul territorio o ci sono aree particolarmente soggette?
Il consumo di suolo non è uniforme su tutto il territorio si concentra nelle pianure, nei fondivalle, lungo le coste, nelle principali aree metropolitane e in particolare in alcune regioni. A livello nazionale la Lombardia e il Veneto sono le due regioni che hanno le percentuali più elevate, in Lombardia sfioriamo il 13% del territorio, ormai direttamente sigillato da cemento o asfalto.


L’abusivismo è certamente un problema che concorre alla determinazione della superficie di suolo che perdiamo ogni anno, ma accanto all’abusivismo ci sono anche costruzioni edificate a norma di legge. Possibile concedere l’autorizzazione a costruire in zone soggette ad esempio a rischio idrogeologico o a rischio frana? L'autorizzazione a costruire in queste zone non è pensabile e non è possibile, gran parte del consumo di suolo è in realtà perfettamente legittimo.
La totalità dei comuni italiani ha delle previsioni di sviluppo urbano ed edilizio molto importanti, spesso sovradimensionate rispetto alle reali domande ed esigenze della popolazione e queste esigenze fanno si che ci sia questo consumo di suolo spesso scollegato alla reale necessità. Noi oggi abbiamo 7milioni di abitazioni non utilizzate o utilizzate come seconde case e questo è un patrimonio immobiliare ed edilizio che noi in qualche modo dovremo valorizzare, riqualificare e riutilizzare prima di iniziare a costruire altro su suolo naturale.

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