FAO: la competizione per l’acqua continuerà a crescere, ma abbiamo le soluzioni. In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 08 Novembre 2017 12:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)
Foto: tookapic / pixabay.com

Come è ormai evidente c’è una serie di conseguenze all’innalzamento della temperatura che si ripetono in sempre più aree del pianeta: l’effetto serra causa siccità, o alluvioni, perdita di raccolti e moria di bestiame, conflitti intorno alle fonti d’acqua residue ed esodi di intere popolazioni in fuga dalla fame. La FAO lancia continui allarmi su queste situazioni, caldeggiando programmi di sostegno economico e soprattutto tecnologico per preservare e ottimizzare le risorse idriche dei paesi in via di sviluppo. Ne abbiamo parlato con Eduardo Mansur, direttore della divisione “Acqua e territorio” della FAO.

 

Direttore, il suo intervento al meeting ha chiarito gli effetti del cambiamento climatico sull'agricoltura e sulla sicurezza alimentare nel mondo. Può ribadire questi concetti per i nostri ascoltatori?
Prima di tutto voglio ringraziare Radio Vaticana per l'opportunità  di parlare di questo tema tanto importante per noi. Questo evento ha dato ai dirigenti di tutti i grandi fiumi del mondo l'opportunità di parlare di un tema molto importante: la sicurezza alimentare e il cambiamento climatico. Come detto da molti, compreso il Presidente del Consiglio (Gentiloni, intervenuto in apertura di summit, ndr.), è importante tenere presente che il cambiamento climatico è una realtà che colpisce tanto la produzione alimentare. La FAO ha verificato che, dopo tanti anni di tendenza alla diminuzione, la denutrizione, la mancanza di cibo e la fame nel mondo sfortunatamente stanno crescendo, e colpiscono l'11% della popolazione del mondo, soprattutto in regioni dell'Asia e dell'Africa sub-sahariana.
Dobbiamo fare qualcosa perché, al di là del problema della fame, il clima e il cambiamento climatico colpiscono in maniera speciale la produzione alimentare. L'impatto di questi cambiamenti ha effetti devastanti sulle popolazioni vulnerabili del pianeta, sulla fame, ma anche sul bisogno di cercare opportunità per continuare il loro sviluppo umano: questa è una tendenza migratoria. Noi abbiamo detto che annualmente gli eventi climatici estremi provocano la migrazione di circa 26 milioni di persone. Questa cifra è costante dal 2008: gli eventi climatici provocano questa migrazione, involontaria, perché le persone devono cercare le opportunità di vivere la loro vita. Sono soprattutto agricoltori, che non trovano le condizioni nei loro paesi e cercano altre opportunità. Quindi l'inversione che possiamo fare nello sviluppo umano, nello sviluppo dell'agricoltura, in paesi vulnerabili, in comunità vulnerabili, è ridurre questa tendenza e proteggere queste comunità, per sviluppare le loro condizioni di vita nei propri paesi.

Che programmi ha la FAO per aiutare questo processo di sviluppo?
Per fortuna oggi abbiamo tecnologie che possono aiutare molto di più queste comunità. Ad esempio l'irrigazione con metodi molto più precisi: utilizzare l'acqua in una forma “more crop per drop” come si dice in inglese, che significa avere una produzione maggiore con meno acqua, o con la stessa quantità d'acqua. L'aumento della produttività è possibile, perché la competizione per la “risorsa acqua”, che è il tema di questa discussione, continuerà a crescere. L'agricoltura richiede circa il 70% del totale dell'acqua prelevata dall'ambiente. In paesi dove c'è una mancanza d’acqua questa percentuale è ancora più alta. Abbiamo iniziato a lavorare nella riutilizzazione delle acque per l'agricoltura. Oggi ci sono tecnologie più sviluppate, che permettono di riutilizzare l'acqua. Alcuni paesi, soprattutto nel nord Africa e nel vicino oriente, stanno cominciando a fare questo con buon esito. Altre metodologie si riferiscono a un miglioramento delle irrigazioni, all'utilizzo di energie rinnovabili per lo sviluppo umano. Però non c’è solo la sola questione dell'acqua in sé, ma anche: la produzione di piante resistenti a condizioni di suolo salino e di mancanza d'acqua; produzione di metodologie di gestione del suolo, che possono conservare l'acqua in forma meno impattante sull'ambiente. Queste azioni sono il risultato di ricerche che si sviluppano in Italia e in tanti paesi del mondo, e che possono essere trasferite ai paesi che hanno bisogno di queste tecnologie. La FAO sta per fare questi trasferimenti, questo livellamento di conoscenze ed esperienze tra i paesi che hanno bisogno di una gestione più sicura delle proprie risorse naturali, compresa l'acqua.

Lei ha concluso il suo intervento con un motto: "Unire le forze per fare la storia". Ha fiducia in questo processo, considerando che tra poco si aprirà la COP23 e l'acqua sarà presumibilmente un tema?
Nelle Nazioni Unite in generale, e nella FAO, abbiamo molta fiducia nella possibilità di fare il cambiamento adesso. Dalla COP21, quando si è arrivati all'Accordo di Parigi per il cambiamento climatico firmato dai paesi, alla COP di Marrakech dello scorso anno, dove l'agricoltura è stata evidenziata come uno dei temi più importanti per il cambiamento climatico, ed adesso in questa COP di Bonn, in Germania, sotto la presidenza della Repubblica di Fiji, abbiamo tanta speranza che lo sforzo congiunto, insieme all'integrazione delle conoscenze oggi disponibili, possa controllare i problemi che stiamo evidenziando in questo momento.

Foto: tookapic / pixabay.com
Letto 62 volte

Informazioni aggiuntive