Acqua e clima: per gestire un bacino idrico necessario allargare il campo; ognuno faccia la sua parte In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 08 Novembre 2017 12:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Walter mazzitti, coordinatore del summit Acqua e Clima

Lo scorso 23, 24 e 25 ottobre i rappresentanti dei più grandi e importanti bacini idrici del mondo si sono riuniti a Roma nel summit internazionale Acqua e Clima. Un modo per scambiarsi esperienze e condividere obiettivi e idee in vista della COP 23 che si è aperta a Bonn il 6 novembre e cui sarà presentata la carta di Roma, il documento con le conclusioni del summit.

Su "A Conti Fatti", programma a cura di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia, interviene  il coordinatore del summit, Walter Mazzitti, avvocato, esperto di questioni internazionali per la politica dell’acqua.

Quello di Roma è stato il primo summit che a messo a confronto i principali fiumi del mondo. Innanzitutto che bilancio ne fa?
Non possiamo che essere soddisfatti perché non si era mai verificato nella storia delle relazioni internazionali sull'acqua che i grandi fiumi del mondo si incontrassero per discutere di quelle che sono problematiche comuni, modalità di intervento, mezzi di reazione ai mutamenti climatici. Effetti che in Italia non abbiamo mai realmente visto, ma parliamo di grandi inondazioni, di problemi legati alla mancanza di acqua, problemi che cambiano la vita delle persone, che incidono sull'economia, che non consentono il traffico sui fiumi perché l'acqua non è sufficiente alla navigazione, all'irrigazione, ecc.
Alla fine c’è stato un consenso unanime nel rivolgere un appello a tutti i governi e a tutti i paesi perché l'acqua, che oggi è considerata la vera e principale vittima dei mutamenti climatici, entri di diritto nel dibattito e nel negoziato sul clima perché senza acqua non ci sarà vita.

Un’attenzione particolare è stata riservata all’Africa
Non potevamo non rivolgere un pensiero particolare all'Africa. Il Ministero dell'Ambiente in questo è stato molto attento con un finanziamento di 5 milioni di euro che andrà a coprire le spese per progetti che riguarderanno il Senegal e il Congo per migliorare i sistemi di informazione, uno dei grandi temi sui quali tutte le parti hanno dibattuto perché il problema di fondo, in particolare per gli africani, ma per tutti coloro che gestiscono i grandi fiumi, parliamo di fiumi che hanno 5/6mila chilometri di lunghezza, è che spesso lavorano in totale isolamento.
Con sistemi informativi innovativi si possono risolvere tante problematiche assicurando lo scambio di informazioni, di buone pratiche che possono migliorare le conoscenze da un punto di vista tecnico prevenire possibili disastri legati ai mutamenti in arrivo.
L'Africa è quella che soffre di più, o perché non ha acqua a sufficienza per dissetare la gente e per sviluppare l'economia, oppure, all'opposto, soffre a causa di inondazioni, devastazioni e distruzioni.
Non possiamo non tener conto di tutto questo e per questo abbiamo dedicato la parte finale del summit all'Africa alla presenza del Presidente della Repubblica che con le sue parole ha rafforzato il nostro pensiero e la nostra attenzione verso questo grande continente.

In chiusura di summit è stata annunciata anche l’Alleanza delle imprese italiane per l’acqua e il cambiamento climatico
Un altro tema importante affrontato in questi giorni è stato quello della partecipazione. La gestione dell'acqua, a tutti i livelli, di un piccolo o grande fiume o lago, non può essere solo ed esclusivamente lasciata alla responsabilità di una persona o di un organismo che ne ha in affidamento la gestione, ma bisogna assolutamente allargare il campo, il rapporto pubblico-privato va ampliato e bisogna fare in modo che i cittadini entrino di più nel processo di gestione.
Bisogna tornare a una cultura dell'acqua, cercare di informare e dare la possibilità al cittadino di entrare nella gestione e avere la possibilità di condizionare delle scelte che spesso e volentieri sono lasciate esclusivamente a delle persone che potrebbero commettere degli errori.
Questo comporta che altre componenti della società debbano essere implicate in questo processo soprattutto perché abbiamo il dovere di ridurre le risorse che utilizziamo considerando il fatto che nel 2030/2040 è possibile una riduzione di un terzo dell'acqua di cui oggi disponiamo.
Il Ministero ha cercato di riunire attorno a sé le più grandi imprese italiane che oggi utilizzano l'acqua per scopi produttivi, in particolare imprese che operano nel settore agroalimentare e energetico, tutte insieme per cercare di ridurre i consumi di acqua perché ognuno deve fare la sua parte. C'è stata una risposta molto positiva ed è stata creata l'Alleanza delle imprese italiane per l'acqua e i mutamenti climatici di cui fanno parte anche le associazioni di categoria.
Anche questa rappresenta una svolta culturale perché di fatto l'impresa con questa iniziativa fa capire alle altre componenti della società che bisogna muoverci in questo senso, lavorando insieme per creare delle reti e fare in modo che ciascuno faccia la propria parte. Non possiamo più andare avanti così, è certo che dobbiamo cambiare lo stile di vita, così come devono cambiare i sistemi produttivi, insomma ognuno deve fare la sua parte, anche il cittadino riducendo l'utilizzo di acqua.

Walter mazzitti, coordinatore del summit Acqua e Clima
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