Galletti: i cambiamenti climatici non riguardano paesi lontani o generazioni future ma noi, qui, oggi. In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 08 Novembre 2017 12:04 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: WikiImages / pixabay.com

Il bilancio idrico del pianeta comincia a non quadrare più. A causa dei cambiamenti climatici crescono le aree del pianeta in difficoltà dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico; allo stesso tempo crescono anche i consumi di legati alle nostre necessità produttive. Occorre una riflessione profonda sulla gestione e razionalizzazione delle risorse idriche del pianeta ed è per questo che lo scorso 23, 24 e 25 ottobre i rappresentanti dei più grandi e importanti bacini idrici del mondo si sono riuniti a Roma nel summit internazionale Acqua e Clima. Un’opportunità per scambiarsi esperienze e condividere obiettivi e idee in vista della COP 23 che si è aperta a Bonn il 6 novembre e in cui sarà presentata la Carta di Roma, il documento con le conclusioni del summit. Il summit è stato aperto dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che abbiamo intervistato durante la prima giornata a margine dei lavori.

Questo meeting parte da una considerazione che vorrei riassumere con una sua battuta: “I grandi fiumi sono l'avanguardia di una battaglia.”
Acqua vuol dire vita. Senz’acqua non c'è vita, non ci sono le comunità. Noi sappiamo che oggi l'acqua è minacciata: la “prima”, minacciata dai cambiamenti climatici. Quindi abbiamo deciso di chiamare a Roma tutti gli enti che gestiscono i grandi fiumi del mondo: fiumi e laghi, che sono i bacini della nostra acqua. Insieme vogliamo dare un segnale forte. Il primo segnale, etico-morale, è ciò che ci ricorda il Papa nella sua enciclica “Laudato Si’”: l'ecologia integrale. Quando parliamo di ambiente parliamo anche di diseguaglianze sociali, di pace fra i popoli, di povertà, di migrazione, di fame. Saranno questi i temi al centro di queste giornate. D'altra parte, in ambiente si vince o si perde tutti insieme. Essere qui, tutti i fiumi del mondo, a definire pratiche comuni, a scambiarci informazioni, a definire percorsi futuri insieme, è una cosa di grandissima importanza.

Come ha detto il Papa nel suo messaggio al summit, c'è da tener conto anche delle questioni locali. Nel suo intervento, Lei ha fatto un parallelo con la situazione italiana che ha definito una cartina al tornasole di quella internazionale. Che cosa intendeva?
Che non dobbiamo più considerare i cambiamenti climatici come un tema che riguardi paesi lontani o generazioni future. Mi dispiace, non è così. I cambiamenti climatici riguardano noi, oggi, in Italia; noi come generazione, e lo costatiamo ogni anno. Quest'anno abbiamo avuto un'estate molto siccitosa, sconvolta dai roghi, dai fuochi, dalla mancanza d'acqua per l'agricoltura. L’abbiamo gestita al meglio. Forse proprio l'averla saputa gestire ci ha evitato il peggio. Però la natura ci ha mandato un segnale molto forte, e ce lo continua a mandare quando alterna questi periodi di siccità con eventi alluvionali estremi. Oggi registriamo in Italia degli eventi in cui, in poche ore, cade l'acqua che prima cadeva in un anno. Bisogna che corriamo ai ripari oggi, e lo stiamo facendo: abbiamo stanziato moltissime risorse per il dissesto idrogeologico; nella legge di bilancio c'è una parte che riguarda la costruzione di nuovi bacini. Tutto questo conta, ma conta anche l'ambito internazionale. Oggi (in riferimento al summit, ndr.) sicuramente rientriamo in questo ambito.

A questo proposito, la COP23 si apre con la grande incognita della posizione degli Stati Uniti e delle titubanze del presidente Trump. Quale sarà il contributo italiano a questo meeting internazionale, e quale opera di convincimento faremo con gli americani?
Intanto ribadiamo un segnale forte e chiaro che abbiamo mandato in tutti questi mesi: per l'Italia e per l'Europa l'Accordo di Parigi è irreversibile e non trattabile. Ci abbiamo messo 21 anni per trovare quell'accordo; oggi quell'accordo esiste e noi andremo avanti nell'applicarlo. La posizione americana sicuramente preoccupa. Cogliamo però anche segnali positivi: da una parte dell'opinione pubblica americana; da governatori americani che non aderiscono alla posizione di Trump, ma anzi continuano ad aderire agli obiettivi di Parigi 2015; e anche dalle aziende americane, dalle grandi multinazionali alle medie aziende, che hanno capito che la quarta rivoluzione industriale si baserà proprio su obiettivi ambientali. Oggi fare politica ambientale, economia circolare, investire sulle risorse rinnovabili, vuol dire essere più competitivi nel XXI secolo.

Lei ha parlato anche di un’alleanza di imprese italiane. Ci può dare qualche dettaglio?
Presenteremo mercoledì (in riferimento alla conferenza stampa del 25 ottobre, ndr.), l'alleanza di gran parte delle aziende italiane che lavorano nel settore idrico. Queste sono impegnate non solo a fare business, come è giusto, nel settore dell'acqua, ma anche ad aiutare il Ministero dell'Ambiente, il Governo in generale e gli enti locali, ad inserire buone pratiche nella gestione dei propri piani industriali, e soprattutto, ancora una volta, a fare una politica comune.

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