Condivisione ed efficienza per ottimizzare le risorse idriche In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 08 Novembre 2017 12:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: pixabay.com

I fiumi italiani sicuramente risultano imponenti nel contesto geografico e storico del paese, ma il summit internazionale del Campidoglio ha giustamente puntato i riflettori su bacini idrici in scala nettamente maggiore: come il Nilo, il Mississippi o il Rio delle Amazzoni. Abbiamo però approfittato della presenza tra i relatori dell’ing. Silvano Pecora, vice presidente della Commissione per l’Idrologia dell’Organizzazione Mondiale Meteorologica, per riportare temporaneamente il discorso sulla situazione dell’idrologia del belpaese.

 

Nel suo contributo a questo summit, Lei ha presentato quello idrico come un problema noto, condiviso a livello globale. Anche le soluzioni sono note, ma non trovano immediata attuazione. Quali sono queste soluzioni, e perché non vengono applicate?
Oggi ho presentato solo una parte dei problemi che affliggono la gestione delle risorse idriche: quelli che riguardano essenzialmente la disponibilità delle osservazioni; perché è impossibile gestire le risorse idriche senza conoscerle. Un grandissimo lavoro viene svolto da tutti i servizi idrologici nel mondo, Italia compresa, che hanno osservazioni, dati e informazioni che possono essere messe a sistema, come conoscenza a supporto delle decisioni. Questo è uno dei programmi più importanti che stiamo svolgendo al WMO, a supporto di tutti gli stati membri. Credo che in Italia ci sia una testimonianza importante in tal senso: abbiamo lavorato moltissimo per rendere disponibili le informazioni al decisore, sia su scala regionale, sia nazionale.

Lei proviene da un’esperienza professionale “locale”: l’Agenzia Regionale per l’Ambiente dell’Emilia Romagna, ed è dunque un esperto del Po: un “piccolo” bacino a confronto con quelli dei grandi fiumi. Quali sono le differenze tra i problemi di un paese sviluppato con bacini relativamente piccoli, e quelli di grandi sistemi idrici come il Senegal, il Nilo e altri visti qui?
Presso il mio servizio, Idro-Meteo-Clima di ARPA Emilia-Romagna, si mantiene un'attività di monitoraggio, di modellistica previsionale e di scenario per tutto il bacino del fiume Po, che è il più importante d'Italia. È un bacino piccolo in confronto a tutti gli altri che oggi sono stati illustrati, però è un bacino complesso per tutti i processi idrologici che avvengono: dallo scioglimento dei ghiacciai, ai laghi, alla propagazione di piene e anche dai fenomeni di siccità che stiamo osservando. Per cui, dal punto di vista dell'idrologia e dei processi fisici che avvengono, viviamo le medesime situazioni che gli altri stati stanno osservando, e che si stanno esasperando per una maggiore frequenza degli eventi estremi, sia verso l'alto, cioè le piene, sia verso il basso, cioè gli eventi di magra. Questa estate abbiamo sofferto un periodo particolarmente importante per la siccità, che ha ridotto fortemente la disponibilità idrica, in particolare nella mia regione.

Il presidente Gentiloni e il ministro dell’Ambiente Galletti hanno preso l’impegno di migliorare a breve la rete idrica italiana con degli investimenti. Rete idrica che, come è noto, subisce molte perdite. È convinto degli investimenti del Governo? Che cosa ci vuole per raggiungere un’efficienza utile al paese?
Assolutamente; condivido l'impegno che una riduzione importante delle perdite può, ovviamente, migliorare le disponibilità idriche che abbiamo. Perché sono due i problemi che concorrono: da una parte sicuramente gli effetti climatici, che oggi stanno affliggendo la disponibilità idrica, dall'altra delle perdite che devono essere ridotte.

Allargando lo sguardo a livello globale, la pressione sui bacini idrici e la scarsità d'acqua che tutti hanno lamentato in questo summit, sono dovute più all’azione dell’uomo (prelievi eccessivi, inquinamento, edilizia selvaggia) o al clima che sta cambiando?
Gli effetti dei cambiamenti climatici possono essere oggettivati per scenari. È quello che noi facciamo mediante le catene importanti di tipo climatologico, idrologico, idraulico. Per cui, facendo delle proiezioni a cinquanta e cento anni sul bacino del fiume Po, si dimostra come delle azioni di mitigazione e di adattamento possano ridurre gli impatti futuri. Parliamo sempre di scenari, ovviamente; e si evidenzia come, in assenza di questi, vengano esasperati la maggiore frequenza di eventi di piena e la durata delle magre, oltre alla loro intensità, in termini di poca acqua disponibile.

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