Dall'agricoltura alle bioraffinerie, le potenzialità della bioeconomia italiana In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 15 Novembre 2017 12:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Dall'agricoltura alle bioraffinerie, le potenzialità della bioeconomia italiana

Quello della bioeconomia è un settore in continua crescita che vale per il nostro paese oltre 250 miliardi di euro l’anno. Non sempre però è chiaro quali attività rientrino in questo settore e quali politiche si stiano mettendo a punto per incentivarlo.
Per fare un punto della situazione interviene su “A Conti Fatti”, programma a cura della redazione di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia Fabio Fava, ordinario di Biotecnologie industriali e ambientali presso la Facoltà  di Ingegneria e Architettura dell'Alma Mater Studiorum-Università  di Bologna e presidente e Rappresentante del Governo italiano nel comitato di programma Bioeconomy di Horizon2020.


Innanzitutto chiariamo cosa si intende per bioeconomia.
La bioeconomia è un insieme di settori industriali, più o meno tradizionali, che lavorano insieme e che devono sempre più lavorare insieme perché l’intero sistema possa essere più forte. Compongono la bioeconomia l’agricoltura, l’allevamento, l’acquacoltura e la pesca, l’industria alimentare che processa i prodotti provenienti dai settori appena menzionati per fare cibo, la silvicoltura, cioè la produzione boschiva e forestale, l’industria cosiddetta bio based, cioè quella che lavora il legno, la carta, quella che produce composti chimici, materiali e combustibili partendo da biomassa, le cosiddette bioraffinerie, composti di grande interesse per l’industria alimentare, farmaceutica, cosmetica, chimica, tessile e energetica.
Infine abbiamo il mare con le sue attività e le sue industrie, ambiti anch’essi importanti, soprattutto per un paese come il nostro che ha 8.000 km di costa.
Tutti questi settori in Europa valgono complessivamente 2,2 trilioni di euro di fatturato ogni anno e oltre 18,5 milioni di posti di lavoro. In Italia parliamo di circa 255 miliardi di euro ogni anno e 1,7 milioni di posti di lavoro.

Quali sono le nostre prospettive di crescita?
L’Italia è il terzo paese europeo come fatturato e occupazione dopo Germania e Francia. Da un paio d’anni siamo inoltre secondi in quanto a capacità di vincere progetti di ricerca e innovazione finanziati dalla Commissione Europea.
Ci sono tutte le premesse perché l’Italia possa migliorare su questo fronte, soprattutto se riesce ad aggregare i vari attori che giocano nel settore della bioeconomia, quindi le industrie e la ricerca pubblica. Ci sono diverse criticità in diversi settori della produzione primaria e della trasformazione, ma ci sono delle opportunità da cogliere e se le coglieremo la crescita italiana sarà certa.

Quali sono le nostre eccellenze?
Di eccellenze ne abbiamo molte. Nell’ambito della produzione primaria, quindi l’agricoltura e le sue diverse derivazioni, ma anche nell’ambito forestale abbiamo una biodiversità speciale che va valorizzata al meglio. Per le caratteristiche del nostro territorio abbiamo inoltre opportunità importanti nei servizi ecosistemici. Abbiamo poi delle eccellenze dal punto di vista industriale: l’Italia è ad esempio tra le primissime a livello internazionale nel settore delle bioraffinerie: siamo il paese che ha le bioraffinerie più dinamiche e più innovative d’Europa.
L’industria alimentare  fattura 132 miliardi ogni anno ed è un’industria particolarmente dinamica, fatta da minuscole aziende, e questa se vuole è anche un po’ la criticità in quest’ambito, che produce un gran numero di prodotti riconosciuti DOP e IGP. Anche sul fronte lavorazione del legno abbiamo delle eccellenze, anche se molto molto spesso viene utilizzato legno importato per fare prodotti a base di legno che non sono necessariamente ad alto valore; potremmo fare molto meglio utilizzando la nostra produzione forestale e boschiva e puntando a fare composti di maggior valore.

Lo scorso 20 aprile è stata lanciata la Strategia Italiana per la Bioeconomia. In cosa consiste?
Già da tempo la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva raccolto i risultati dei censimenti fatti sui vari pilastri della bioeconomia e ha pensato che, per poter mitigare le criticità che erano state evidenziate e per cogliere le opportunità che erano state identificate, potesse essere utile avere una strategia nazionale che mettesse a sistema i diversi Ministeri, tutti quelli competenti per la bioeconomia, e le regioni che giocano un ruolo molto importante, non solo perché sono le aree dove le cose accadono, ma anche perché attraggono investimenti importanti come quelli dei fondi strutturali.
Nel maggio del 2016 la Presidenza del Consiglio dei Ministri in accordo con quattro diversi ministeri, Agricoltura, Ricerca, Sviluppo Economico e Ambiente, ha avviato un gruppo di lavoro che ha cominciato a mettere a sistema tutti i risultati delle indagini che erano state fatte nei mesi precedenti per fare un punto chiaro della situazione e sulla base di questo individuare quelle che erano le opportunità e quindi le priorità di ricerca e innovazione, le necessità di nuove indicazioni, di nuovi regolamenti e raccomandazioni su un fronte specifico.
Alla messa a punto di questo documento hanno lavorato i Ministeri di cui sopra, a questi si sono aggiunte le Regioni con gli assessori all’attività produttiva e l’Agenzia per la Coesione Territoriale.

La Strategia è già operativa?
È stata presentata, approvata dai vari ministeri, ed è disponibile come documento sul sito dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.
In questo momento il documento è alla cabina di regia del Presidente del Consiglio dei Ministri perché possano essere tenute in considerazione le raccomandazioni relative a necessità di finanziamento a sostegno di ricerca e innovazione.
A breve dovremmo avere dei feedback ufficiali e dovremmo essere nelle condizioni di iniziare a implementare le priorità che erano state identificate. Il documento è stato messo a punto condividendo il percorso con la Commissione Europea. Già il 21 di aprile, il giorno successivo a quello dell’approvazione e presentazione ufficiale del documento, è stato consegnato agli uffici della Commissione Europea che stanno lavorando alla messa a punto della strategia europea per la bioeconomia. Questo significa che il nostro documento in questo momento sta indirizzando la revisione del documento europeo e questo è molto importante.

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