Dagli unni alla guerra in Siria: quando il cambiamento climatico provoca conflitti. In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 22 Novembre 2017 12:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: WikimediaImages / Pixabay.com

Gli effetti più immediati ed evidenti degli sconvolgimenti climatici sono le distruzioni e i danni economici che seguono inondazioni, alluvioni, siccità, gelate ed altri fenomeni del genere. Ad un livello più profondo però, i cambiamenti del clima possono essere all’origine, o tra le cause scatenanti, di conflitti politici e guerre devastanti. È successo in passato e succede di nuovo nel presente. Ne parliamo con Giorgio Gallo, docente dell’Università di Pisa, co-fondatore del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace presso lo stesso ateneo, e co-autore con Valentina Bartolucci del libro “Capire il conflitto, costruire la pace” (ed. Mondadori Università). Lo abbiamo intervistato per la nostra rubrica radiofonica “A conti fatti”, trasmessa da Radio Vaticana Italia, in  una puntata dedicata al cambiamento climatico e alle conclusioni della COP23 di Bonn.

 

Professor Gallo quali sono le dinamiche che portano da un cambiamento nel clima di una certa regione a un conflitto sociale e, addirittura, a una guerra?
Le dinamiche sono varie e bisogna sempre tener presente che una guerra, o un conflitto, ha molte cause. Sostanzialmente posso dire che un cambiamento climatico può portare ad una riduzione di risorse, ad esempio per un processo di desertificazione, e quindi a una situazione di scarsità ambientale. Questo può portare le popolazioni che vivono in quella realtà a cercare nuovi posti, a spostarsi; e ciò, eventualmente, porta a scontri con le popolazioni dei territori in cui si sta andando. È una delle possibilità ma ce ne sono altre.

Quali sono gli attuali teatri di conflitto sul pianeta che possiamo legare a questi cambiamenti del clima o, in generale, all'ambiente?
In generale possiamo pensare che ci sia una sorta di fascia di tensione equatoriale dove i cambiamenti climatici in corso possono portare, per esempio, a processi di desertificazione, deforestazione, e caratterizzata anche dal fatto di essere un'area in cui si trovano paesi in via di sviluppo. Paesi che hanno una minore quantità di risorse di tipo sociale, istituzionale, e quindi una maggiore difficoltà di adattamento. Questo, lì può creare conflitti e tensioni di diverso tipo.

Quindi, ad esempio, il medio oriente...
Il medio oriente, il Sael... Ad esempio la foresta amazzonica, dove il governo brasiliano in questo momento ha permesso un maggiore sfruttamento a danno della popolazione indigena. Prendiamo il conflitto siriano: ha tante cause, ma tra queste c'è anche il cambiamento climatico. Nel 2007 in Siria, e in tutta quella zona, c'è stato un anno di siccità particolarmente forte, il più forte degli ultimi tempi. Questo ha inciso in una politica agraria che cercava di rendere autonoma la Siria che, però, usava tecnologie tutto sommato infelici, per cui ha creato grossi problemi all'agricoltura. Circa un milione e mezzo di contadini si sono spostati verso le città. Questo ha aumentato le tensioni all'interno delle città che hanno contribuito poi alle sollevazioni e hanno portato all’attuale situazione siriana. Le tensioni che hanno poi portato a un conflitto interno, nascono anche dal fatto che la Siria si è fatta carico di circa un milione e mezzo di profughi della guerra irachena del 2003. Quindi, considerato che sia la guerra irachena sia i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale sono in gran parte responsabilità nostra, dell'occidente, quando consideriamo le politiche nei riguardi delle migrazioni non dobbiamo mai dimenticare che queste migrazioni, in gran parte, sono causate, sia pure indirettamente, da noi.

Attualmente le condizioni atmosferiche cambiano a causa delle attività umane, questo è ormai conclamato; ma i mutamenti dell'ambiente sono avvenuti anche in passato per cause naturali. La storia purtroppo è stata molto spesso un teatro di guerre e invasioni; può citare qualche esempio di conflitti generati da fattori ambientali nei secoli passati?
Un conflitto abbastanza noto, perché è stato anche oggetto di una bellissima opera letteraria, “Furore” di Steinbeck, è quello avvenuto nelle Grandi Pianure degli Stati Uniti intorno agli anni 30. C'è stato un insieme di cause diverse: per esempio l'aumento dei prezzi dei cereali a causa della Grande Guerra; la meccanizzazione; un ciclo ambientale precedente in cui la maggiore piovosità aveva fatto in modo che una notevole quantità di popolazione si fosse spostata in quella direzione, e territori che erano più adatti a un pascolo di tipo estensivo fossero stati coltivati in maniera molto pesante e intensiva. Questo ha distrutto l'ambiente, creando poi spostamenti di grandi quantità di popolazione: diverse centinaia di migliaia di abitanti, di contadini, sono stati costretti a lasciare la zona e a muoversi verso la California. Questo ha portato in California dei tipi di conflitto che sono descritti abbastanza bene nel romanzo di Steinbeck. Un altro esempio è quello degli unni che si sono spostati verso occidente (dall’odierna Cina, ndr.), spostando le popolazioni germaniche che poi sono andate a scontrarsi con i romani.

Questo spostamento ha avuto una causa ambientale?
Si, ha avuto una causa ambientale. C'è stata una fase di aumento di temperatura e di periodi di siccità.

In questi ultimi anni l'ONU e i vari consessi mondiali si stanno muovendo per risolvere la questione climatica: con l’Accordo di Parigi, le varie Conferenze delle Parti come quella in corso a Bonn. Questa "pace ambientale" che dovremo stringere è a portata di mano o c'è ancora da lavorare?
Secondo me c'è moltissimo da lavorare. C'è una coscienza relativamente limita, per lo meno non completamente diffusa. Un esempio sono gli Stati Uniti, che si sono in qualche modo ritirati rispetto a questo processo, e che stanno insistendo ancora sull'uso del carbone. Dall'altra parte, in generale, c'è un’ottica di corto periodo. È molto difficile fare delle politiche di lungo periodo e coraggiose in questo settore, anche perché implicherebbero costi notevoli e problemi per le popolazioni.

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