Dai siti temporanei al Deposito Unico. Smaltire le scorie nucleari che ogni giorno continuiamo a produrre In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 29 Novembre 2017 19:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Dai siti temporanei al Deposito Unico. Smaltire le scorie nucleari che ogni giorno continuiamo a produrre

Secondo una direttiva europea del 2011 l’Italia è chiamata ad adeguarsi alla maggior parte dei paesi europei e dotarsi di una struttura centralizzata in cui sistemare in modo definitivo i rifiuti radioattivi derivanti dai diversi settori di produzione.
In Italia, infatti, tra i vari depositi di stoccaggio, ci sono circa 25.000 metri cubi di rifiuti radioattivi e secondo le stime circa il doppio saranno prodotti nei prossimi 50 anni.
La soluzione al problema dello stoccaggio di tutti questi rifiuti è il Deposito Nazionale la cui realizzazione stenta però a partire anche perché ancora non è chiaro dove questo depositò dovrà essere realizzato. La Sogin, una società pubblica, ha stilato da oltre un anno un elenco di aree potenzialmente idonee alla costruzione della struttura, ma i contenuti di questo elenco non sono ancora stati resi pubblici.


Su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia, è intervenuto sul tema il giornalista del Sole 24 Ore Jacopo Giliberto.

La famosa CNAPI - carta nazionale dei siti potenzialmente idonei - è pronta da oltre un anno, ma il documento non è ancora stato reso pubblico. Come mai? 
Probabilmente si ha timore di divulgare una serie di nomi di località che potenzialmente potrebbero ospitare il deposito delle scorie nucleari e quindi di suscitare le preoccupazioni della cittadinanza che trova nelle vicinanze di queste aree, che probabilmente saranno un centinaio.

Prima o poi bisognerà farlo. Il deposito dovrebbe entrare in funzione entro il 2025
Bisogna farlo soprattutto per una tipologia di rifiuti che non sono quelli più minacciosi, cioè quelli delle centrali nucleari dismesse, ma i rifiuti a bassa attività, a decadenza veloce, che potrebbero essere ospitati in un deposito abbastanza semplice e veloce da realizzare come avviene in tutti gli altri paesi del mondo.
L'Europa e gli organismi internazionali di controllo dell'attività nucleare ci impongono il deposito per piccoli oggetti a bassa radioattività mentre per il combustibile nucleare delle centrali dismesse si potrà fare un deposito consortile tra più paesi. Difficilmente lo realizzeremo solo per noi, probabilmente ne faremo uno insieme ad altri paesi che hanno la stessa necessità di costruire un deposito grande per le cose più radioattive.

Quando si parla di smaltimento delle scorie nucleari si tende a pensare ai residui delle 4 centrali nucleari che fino a qualche decennio fa operavano nel nostro paese. In realtà ci sono altre tipologie di rifiuti nucleari che vengono prodotti ogni giorno
Noi continuiamo a produrre una grandissima quantità di piccolissimi oggetti radioattivi che fanno parte della nostra nella vita quotidiana.
Penso alla diagnostica fatta attraverso la risonanza magnetica nucleare, alle grandi radiografie industriali fatte ad oggetti d'acciaio come i piloni o le tubazioni per scoprire le piccole le fratture invisibili del metallo.
Pensiamo ancora ai rilevatori di fumo che stanno sul soffitto delle camere d'albergo che hanno all’interno un piccolissimo contenuto di americio che è una sostanza radioattiva; quando vengono staccati e smantellati vanno in uno dei 22-23 depositi locali che sono presenti in tutta Italia da nord a sud, dal Piemonte alla Sicilia, piccoli depositi, alcuni dei quali anche poco controllati o comunque in mezzo alle case e alla popolazione.

Come sono fatti questi depositi?
Tutti i paesi hanno il loro deposito. Sono recintati e controllati con un servizio di guardiania armata, ma sono dei normali capannoni all’interno delle scaffalature su cui sono posati questi fusti chiusi molto bene e a più strati, a cipolla, che contengono le tute e i guanti usati nei laboratori che hanno particelle radioattive, i parafulmini che contengono torio, i rilevatori antincendio e tutti gli scarti delle radiografie. Tutti questi prodotti, che contengono piccole quantità di radioattività, vengono chiusi in fusti sigillati ermeticamente.

Non sono pochi i conflitti ambientali aperti nel nostro paese. Una volta indicata un’area come si farà a farla accettare alle comunità residenti?
Probabilmente si farà un percorso contrario a quello fatto una ventina di anni fa con Scanzano (Jonico ndr), quando fu fatto il primo tentativo di realizzare un deposito nucleare e ci fu una sollevazione popolare. In quel caso si decise dall'alto facendo scoppiare  la protesta.
Probabilmente in questo caso si seguirà un percorso contrario per cui una volta individuate quel centinaio di aree che per quantità di popolazione, lontananza dalle grandi città, solidità sismica, e così via sono idonee si chiederà ai sindaci e ai comuni di farsi avanti per ospitare questa attività che comunque porta soldi, affari, conoscenze e competenze, nella speranza che qualcuno si candidi.

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