Legno certificato: il settore cresce, ma l’Italia arranca In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 13 Dicembre 2017 12:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Legno certificato: il settore cresce, ma l’Italia arranca

Tra le attività che maggiormente possono impattare sugli equilibri dell’ecosistema montagna c’è sicuramente la silvicoltura, vale a dire tutte quelle attività che riguardano la cura e il taglio di boschi e foreste al fine di ricavarne il legname di cui necessitiamo per moltissimi prodotti di uso comune, dalla carta ai mobili.
Per evitare che, come accade in tanti ambiti delle nostre attività produttive, il consumo di risorse sia eccessivo rispetto alla capacità dell’ambiente di rigenerarle è necessario gestire boschi e foreste in maniera responsabile e per garantire il consumatore sulla sostenibilità della filiera del legno che c’è dietro al prodotto che viene acquistato esistono degli standard e degli organismi certificatori. Uno di questi è l’FSC- Forest Stewardship Council -  il cui direttore per l’Italia, Diego Florian, interviene su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Cosa vuol dire gestire una foresta in modo responsabile?
Significa adottare delle pratiche operative riguardo alla gestione delle operazioni in bosco e all'organizzazione del lavoro che siano superiori rispetto ai requisiti di legge previsti dal paese in cui si opera. In Italia come all'estero chi vuole gestire un bosco in maniera responsabile, oltre a rispettare la legge, deve adottare anche delle attenzioni di carattere sociale e ambientale per gestire in maniera ancora più sostenibile la risorsa che ha a disposizione.

In particolare dal punto di vista ambientale quali sono queste attenzioni?
Lo schema che seguiamo come FSC chiede, ad esempio, di lasciare un 10% dell'area in gestione come area di conservazione per permettere che il bosco svolga le sue funzioni naturali senza uno scopo produttivo.
Altre attenzioni sono quelle legate al monitoraggio costante dell'evoluzione della biodiversità e alla capacità di saper poi adattare la gestione, e quindi il prelievo del legname, in modo da garantire la conservazione e se possibile l’aumento di questa biodiversità.
Altre attenzioni riguardano il mondo delle piantagioni dove FSC chiede di ridurre l'apporto di antiparassitari o di altri agenti chimici e di attività che possano allontanare animali come alcune specie di uccelli per aumentare, anche nelle piantagioni, il livello di biodiversità.

Recentemente avete lanciato il nuovo standard FSC: quali sono le principali differenze rispetto a quello precedente?
Lo standard di gestione forestale per l'ambito italiano recentemente è stato adattato rispetto a quelli che sono i principi e i criteri condivisi a livello internazionale che ogni cinque anni vengono rivisti dai soci FSC.
La principale novità per il contesto italiano riguarda il fatto che si tratta di un unico standard: mentre finora erano presenti tre standard con caratteristiche leggermente diverse per aree diverse del nostro paese ora abbiamo un unico standard che riunisce tutte le buone pratiche previste da FSC.
Altra novità è l’aver fissato una soglia minima del 10% di superficie che il gestore forestale deve destinare al solo scopo naturalistico. Altri elementi caratterizzanti riguardano gli aspetti sociali, in particolare vi è l'obbligo di perseguire l’uguaglianza di genere all'interno di realtà che sono un po’ tradizionaliste, quindi i contratti per uomini e donne devono garantire pari opportunità sia a livello retributivo che di opportunità di formazione, etc.

Quanto del legname che globalmente viene prodotto proviene da foreste gestite in maniera responsabile?
A livello globale si calcola che circa il 16% del legname ad uso industriale o ad uso energetico sia certificato.

In Italia come siamo messi?
In Italia le cifre sono purtroppo molto più basse, irrisorie.
Il nostro paese per quanto riguarda la gestione forestale in genere, non solo quella certificata, sconta un forte ritardo rispetto al panorama europeo per cui siamo ricchi di boschi, ma pochi vengono gestiti e di conseguenza i 63 mila ettari certificati FSC, che sono quasi l’1% della foresta produttiva italiana, non forniscono all'industria dei volumi significativi.
È purtroppo ancora irrisorio il contributo di legname certificato prodotto nel nostro paese mentre molto è invece il legname certificato che le nostre industrie importano dai paesi vicini.

Da dove ha origine questo nostro gap?
Il gap è da ricondursi principalmente a una perdita di attenzione della politica e di chi era incaricato a sostenere il settore forestale che non è riuscito a garantire la competitività del nostro settore forestale rispetto ad altre realtà europee prima di tutto quella svizzera e quella austriaca, ma anche rumena, croata, tedesca, francese è così via.
I nostri boschi sono per lo più confinati in montagna dove le operazioni sono costose e dispendiose, ma allo stesso tempo si è persa la capacità di organizzare i comuni in consorzi forestali, di organizzare le ditte boschive in consorzi e così via.
C’è stata quindi una perdita di efficacia e di efficienza del patrimonio che ha fatto sì che nel corso degli anni la materia prima proveniente dai paesi limitrofi risultasse molto più competitiva sia per qualità che per prezzo e di conseguenza ha fatto perdere di attrazione e di produttività le risorse nazionali.
Per fortuna ci sono segnali molto recenti che fanno vedere che la politica, che per anni aveva ignorato questa progressiva decadenza, sta riprendendo e vuole riprendere con forza, con protagonismo, le redini della situazione.

Il marchio FSC certifica la sostenibilità dell'intera filiera? Quali sono le garanzie per il consumatore?
Lì dove il marchio è riscontrabile in un prodotto finito in legno, carta, cartone, sughero o lattice il marchio FSC garantisce che all'origine c'è una foresta gestita in maniera responsabile, secondo appunto i principi e i criteri previsti da FSC, e che lungo la filiera di trasformazione quella materia prima sia stata tracciata e anche laddove sia stata eventualmente mescolata con della materia proveniente da riciclo, sia del legno che della carta, la materia vergine provenga comunque da una foresta certificata.

Se tutte le foreste fossero gestite in maniera responsabile si riuscirebbe a soddisfare la domanda mondiale di legname?
Credo proprio di sì, nel senso che al momento le barriere per l'espandersi della certificazione non sono legate tanto alla necessità di ridurre i volumi di produzione quanto alla necessità per chi opera nel mercato del legno di adottare delle pratiche e delle attenzioni di tipo ambientale e sociale che implicano evidentemente una riorganizzazione, del proprio modo di fare degli investimenti, soprattutto nelle aree più svantaggiate, in cultura, educazione verso le popolazioni locali, salute e sicurezza per i lavoratori, tutte cose che non vengono richieste dalla legge in cui questi operatori svolgono le attività forestali e che invece FSC impone per elevare la qualità e la responsabilità in questo settore.
Non è tanto una questione di volumi quanto di riuscire a vendere a livello commerciale una serie di buone pratiche che lo schema di certificazione impone. Evidentemente più i cittadini saranno sensibilizzati a un acquisto responsabile del legno e della carta più ci sarà un incentivo per chi gestisce la foresta di origine a investire in certificazioni da questo punto di vista.

Qual è l’interesse alla certificazione per un’impresa che non fa prodotti immediatamente disponibili per il consumatore come ad esempio il legname per il settore edile o quello ad uso energetico?
É il suo diretto cliente a chiederlo. Anche a livello di edilizia ci sono schemi di certificazione della sostenibilità dell'edificio che richiedono che la componente legnosa sia certificata FSC per cui a cascata si crea una domanda presso il committente finale che poi si traduce in tante piccole richieste verso le file filiere di approvvigionamento e lì dove va rifornito legname quel legname, per rispettare la garanzia di sostenibilità dell'intero edificio, deve essere certificato FSC. 
Questo è uno dei driver che stanno man mano trainando il settore, pensiamo per esempio alla certificazione LEED, sempre più popolare negli Stati Uniti, ma anche in Europa, per la quale è necessario che la componente legnosa sia a sua volta certificata per l'origine da buona gestione forestale.
Anche l’energia, anche se non in Italia dove il consumatore è ancora mediamente poco attento a questi aspetti di responsabilità, è uno dei settori che più sta trainando l'attenzione verso FSC in Europa perché, oltre all’efficienza energetica che devono avere certi combustibili come il pellet o il cippato, si richiede, sia a livello di acquisto pubblico che privato, che ci siano garanzie di buona gestione delle foreste di origine. Il combustibile legnoso andrà a sostituire quello petrolifero in alcuni settori come quello della cogenerazione e si pretendono sempre più garanzie sulla provenienza della materia prima.

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