Auto elettrica. La tecnologia corre veloce, ma serve un'infrastruttura adeguata. In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 10 Gennaio 2018 12:03 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Auto elettrica. La tecnologia corre veloce, ma serve un'infrastruttura adeguata.

Secondo uno studio condotto dall'Osservatorio Autopromotec l’italia è il paese europeo con il tasso di motorizzazione più alto con ben 62,4 auto ogni 100 abitanti. Le auto in circolazione sono moltissime, troppe, e il risultato è che l’aria delle nostre città, in particolare le più grandi, è irrespirabile.
Il settore dei trasporti, che concorre in maniera importante sulle emissioni di gas serra del nostro paese è chiamato ad una transizione energetica per risultare meno impattante sia sul clima che sul nostro apparato respiratorio.


Il futuro è costituito dalla mobilità elettrica e per capire quanto manca a questo futuro interviene su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Simone Mori, presidente di Elettricità Futura, associazione di rappresentanza delle aziende che operano nel settore dell’energia elettrica in Italia

 

Con l'adozione dell'agenda 2030 delle Nazioni Unite e dell'accordo di Parigi sul clima la decarbonizzazione diventa un'esigenza primaria per il nostro paese e il sistema dei trasporti da questo punto di vista sarà uno dei più interessati dalla necessaria transizione energetica. Quanto incide ora il settore sulle emissioni e quali sono le prospettive da questo punto di vista?
Il settore dei trasporti incide molto, vale circa il 37% delle nostre emissioni mentre sulla media europea sta intorno al 35%. L’impatto è quindi molto rilevante.
Fino ad oggi le emissioni del settore trasporti si sono ridotte molto poco mentre il settore energetico, grazie alla rivoluzione delle fonti rinnovabili, ha drasticamente ridotto le proprie emissioni: nel nostro paese dal 2000 ad oggi le emissioni di Co2 del settore energetico si sono ridotte di più di un terzo mentre per i trasporti questa riduzione è stata molto minore, poco più del 10% grazie al miglioramento incrementale dell'efficienza delle automobili e dei mezzi di trasporto a combustione tradizionali.
È chiaro che è un settore cruciale che va affrontato con nuove tecnologie e con politiche attive per far si che anche in questo ambito  la riduzione delle emissioni e dell'impatto sulle nostra città e il miglioramento dell'ambiente vengano incentivati con la stessa profondità con cui si sta intervenendo in altri settori.

Che impatto potrebbe avere sulle emissioni nell'atmosfera di Co2 e degli altri gas serra la sostituzione dei veicoli alimentati a benzina o diesel con veicoli a propulsione elettrica?
Evidentemente con il passaggio da un motore a benzina tradizionale a un’auto elettrica si ha un beneficio immediato che è quello dell'azzeramento delle emissioni inquinanti, soprattutto nelle aree urbane dove abbiamo drammaticamente sperimentato in questo autunno il problema dell'inquinamento; è chiaro che l’auto elettrica azzera questo genere di inquinamento.
Per quanto riguarda le emissioni di Co2, il principale gas climalterante, evidentemente dipende da qual'è la fonte energetica con cui si alimenta l'auto elettrica: è ovvio che se si alimentasse con fonti rinnovabili si avrebbe un abbattimento totale delle emissioni di Co2 mentre se, per assurdo, si alimentasse solo con combustibili fossili l'abbattimento sarebbe molto più limitato.
Oggi, confrontando un’auto elettrica con un’auto tradizionale a motore benzina/diesel di un medio livello di efficienza del parco auto attuale e considerando l’attuale mix elettrico italiano, abbiamo una riduzione di quasi la metà, compresa tra il 35 e il 50%.
Il governo ha da poco emanato una strategia energetica che prevede che il 55% dell'elettricità italiana al 2030 sarà prodotta da fonti rinnovabili, acqua, vento e sole principalmente, ecco, con questo mix noi avremmo una riduzione delle emissioni di circa l’80% quindi il vantaggio dal punto di vista ambientale sarebbe assolutamente straordinario.

L’Italia appare in ritardo rispetto ai principali partner europei, sia in quanto a diffusione dei veicoli elettrici che in quanto a infrastrutture di ricarica.
È vero e purtroppo non solo nei confronti di paesi come Norvegia o Olanda che hanno fatto investimenti di straordinaria rilevanza da questo punto di vista dandosi degli obiettivi di decarbonizzazione del settore trasporti molto incisivi, ma siamo largamente in ritardo anche rispetto alla media europea, abbiamo meno colonnine per abitante della Spagna, molto meno del Portogallo, dieci volte meno della Francia.
Il nostro sistema infrastrutturale è partito con un certo ritardo e questo è un peccato perché se ne discute da tanti anni; l'autorità dell'energia aveva avviato già molti anni fa una consultazione per cercare di capire quali fossero le i modelli migliori per coprire l'Italia di postazioni di ricarica.
È ovvio che senza una rete capillare di postazioni ricarica, soprattutto di un paese come il nostro dove non c'è grandissima disponibilità di garage e luoghi privati dove si possa effettuare la ricarica durante la notte, l’infrastrutturazione pubblica e privata diventa prioritaria per riuscire a diffondere il veicolo elettrico.
Credo però ci sia da essere ottimisti, ci sono tutta una serie di misure annunciate, e in parte già avviate, sia da parte delle istituzioni pubbliche, sia da parte delle principali imprese del settore che giustamente ritengono che una moderna infrastruttura di ricarica dell'auto elettrica sia un passaggio assolutamente fondamentale per la realizzazione di quel concetto di rete elettrica intelligente, basata su una forte convergenza tra energia e digitale, che alla fine migliorerà l’utilizzo dell’energia, l’efficienza delle nostre città, ridurrà i consumi e alla fine anche il peso delle bollette elettriche per i consumatori.

In questo momento sta avendo un certo successo la tecnologia ibrida rispetto all'elettrica. La considera una fase transitoria ed eventualmente quanto potrebbe durare?
È sempre difficile fare delle previsioni sulle tecnologie.
Esistono due tipi di ibrido: il cosiddetto ibrido plug-in cui c'è la coesistenza di una batteria e di un motore a scoppio convenzionale per cui la batteria funziona fin tanto che è carica e poi interviene il motore a scoppio quando la carica finisce.
Questa è chiaramente una tecnologia ponte perché con il miglioramento della tecnologia delle batterie, sia in termini di prestazione sia soprattutto in termini di durata della carica, non c'è ragione di vedere la coesistenza di due motori diversi; quando le batterie saranno in grado di portare automobili per 800 - 900 – 1.000 chilometri, cosa che ritengo avverrà fra non molto tempo, chiaramente la coesistenza dei due motori che agiscono alternativamente non avrà molto senso.
Anche l'altra tecnologia che vede agire in sinergia il motore elettrico e il motore a combustione credo sia una tecnologia ponte; come sempre quando si parla di transizione quanto possa durare questo ponte è difficile da dire perché in questo caso il motore elettrico è un motore che assiste, accompagna, migliora la prestazione del motore a combustione; credo che questa sia una tecnologia destinata a durare fin tanto che i motori a combustione avranno un senso.

La politica è chiamata a guidare questo processo di decarbonizzazione dei trasporti, ma forse questo è uno dei casi in cui sarà il mercato stesso a determinare l'accelerazione maggiore.
La politica deve creare le condizioni affinché questa transizione avvenga e l'Italia si è messa in moto, sono state fatte azioni importanti dal punto di vista dell'inquadramento politico, delle prospettive e degli scenari.
L’Europa ha da poco proposto un pacchetto che ha l'obiettivo di indirizzare la decarbonizzazione del settore trasporti che dovrà ora essere sottoposto all'approvazione da parte del Parlamento Europeo, ma mi pare che tutto dal punto di vista politico stia andando nella direzione di facilitare e assistere questo processo. Il pacchetto europeo da degli obiettivi che noi riteniamo avrebbero potuto essere più ambiziosi, ma chiaramente, come sempre quando si mette in moto un processo di cambiamento, è normale che ci siano resistenze.
C’è un dibattito pubblico anche molto forte a livello europeo, basti pensare al ruolo della tradizionalemanifattura automobilistica nei paesi dell’Europa centrale a cominciare dai tedeschi, ma credo che la direzione sia segnata: la politica assisterà, appoggerà, accompagnerà questo processo e la tecnologica farà il resto.
La tecnologia sta andando avanti in modo molto rapido e basta vedere i piani di investimento sull'elettrico delle principali case automobilistiche mondiali, ma sempre di più anche europee, e leggere le dichiarazioni strategiche e i piani commerciali delle grandi delle grandi imprese automobilistiche per capire che la sterzata è ormai avvenuta.
Il fenomeno è destinato a partire: certo, in un paese occidentale il parco automobilistico si cambia con una certa inerzia, non si cambia un’automobile ogni sei mesi, ma l'impressione condivisa dagli analisti è che ci sarà un’impennata del processo di sovrapposizione tra la vecchia tecnologia e quella nuova e che nell'arco di 10-15 anni lo scenario europeo sarà destinato ad essere mutato in modo molto significativo.
Questo per non parlare di quello che sta avvenendo in Asia o in alcune zone delle Americhe dove la situazione in certi casi drammatica della qualità dell'aria nelle grandi megalopoli sarà moto re di cambiamento.
Basta pensare agli obiettivi di passaggio rapidissimo alla mobilità elettrica che si è data la Cina per risolvere il problema dell'inquinamento urbano e sappiamo per esperienza che quando la Cina si da un obiettivo tutte le politiche pubbliche, industriali e tecnologiche sono tese al raggiungimento di questo obiettivo.

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