Qualità dell’aria: lento miglioramento negli ultimi anni, ma inquinanti ancora oltre le soglie di sicurezza In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 14 Febbraio 2018 12:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Immagine: eugeniu/pixabay

Domeniche a piedi, divieti di circolazione, fasce verdi, targhe alterne.
 Sono tutti provvedimenti che da eccezionali stanno diventando ordinari, in particolar modo in alcuni periodi dell’anno. 
Del resto l’aria delle nostre città, soprattutto nei centri più grandi, sta diventando irrespirabile al punto che l’Italia è tra quei paesi europei a rischio infrazione a causa proprio della qualità dell’aria.
Il livello delle polveri sottili sfora spesso e volentieri i limiti previsti dalla norma, come conferma anche l’ultimo Rapporto sulla Qualità dell'Ambiente Urbano rilasciato dall’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Interviene su “A Conti Fatti, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Franco Desiato, responsabile dell’Area monitoraggio qualità dell’aria e climatologia operativa di ISPRA.

Tra le variabili prese in considerazione da Ispra per la valutazione della qualità dell’ambiente urbano ci sono anche quelle relative alla qualità dell’aria. Com’è la situazione nelle principali città italiane?
In generale non è una situazione positiva. Nel rapporto di quest'anno, come in quello degli anni passati, si evidenziano delle situazioni critiche per quel che riguarda la concentrazione in atmosfera dei principali inquinanti che hanno una rilevanza di tipo sanitario. Questo riguarda il particolato fine, in particolare il particolato con diametro fino a 10 micron, il PM10, che può essere causa di ricoveri ospedalieri o dell'insorgere di malattie cardiopolmonari o di asma, in particolare nei soggetti maggiormente sensibili come anziani e bambini.
C'è una normativa di riferimento che indica i livelli da non superare per la protezione della salute. Nel caso del PM10 si prevede un valore limite annuale di 40 microgrammi al metro cubo e un limite giornaliero di 50 microgrammi al metro cubo che non deve essere superato per più di 35 giornate l’anno. Sia nel 2016 che nel 2017, in base ai primi dati che è stato possibile raccogliere ed elaborare, questi limiti sono superati in diverse aree urbane; nel 2016, il limite di 50 microgrammi è stato superato in 33 aree urbane su 102 monitorate.

Si registra un miglioramento rispetto agli anni passati? Provvedimenti di contrasto all’inquinamento come targhe alterne o divieti di circolazione da una parte e il miglioramento della tecnologia delle automobili dall’altro stanno funzionando?
Per valutare il trend dell'inquinamento atmosferico e delle concentrazioni in aria dei principali inquinanti bisogna andare a guardare un periodo sufficientemente lungo, quindi parliamo di trend non di brevissimo periodo perché le oscillazioni da un anno all'altro possono essere dovute anche a fattori di tipo meteo climatico e non di tipo strutturale.
Se andiamo a guardare questi trend di lungo periodo si osserva una lenta riduzione dei livelli di PM10 e degli ossidi di azoto in Italia, in coerenza con quello che sta accadendo nell'ultimo decennio anche negli altri paesi europei di riferimento.
L'andamento decrescente delle emissioni che determinano questo lento miglioramento delle condizioni dell'inquinamento atmosferico è dovuto principalmente alla penetrazione del gas naturale come fonte di energia sul territorio nazionale in sostituzione dei combustibili fossili, carbone o petrolio, mentre l'altro elemento importante è l'introduzione dei catalizzatori nei veicoli.
Parliamo tuttavia di una lenta diminuzione mentre per avere un miglioramento della qualità dell'aria più netto e significativo si dovrebbe dar luogo a dei provvedimenti strutturali più intensi e mirati rispetto a quelli che è stato possibile mettere in atto sino ad oggi.

Sono livelli che devono farci preoccupare per la nostra salute?
Certamente in alcune zone del territorio nazionale e in alcune aree urbane questi livelli destano preoccupazione; la dove vengono superati i limiti dettati dalla normativa, sia da quella europea che da quella nazionale, c'è e ci deve essere una giusta preoccupazione per la salute della popolazione. Questo è particolarmente importante e significativo, nelle aree urbane del nord, ad esempio nella pianura padana, ma anche in alcuni centri urbani del centro e del sud.
La maggiore esposizione di queste aree rispetto ad altre è dovuta non soltanto al fatto che queste aree sono sottoposte a un carico maggiore di emissioni e di sostanze inquinanti, ma anche a caratteristiche di tipo meteo climatico che non sono favorevoli alla dispersione degli inquinanti e che quindi costituiscono un fattore aggiuntivo, sia pure di tipo naturale, di aumento della concentrazione in aria degli inquinanti stessi.

Nel rapporto si parla anche del radon, responsabile dell’ 11% dei tumori polmonari registrati in Italia.
Il Radon è un gas radioattivo emesso da sorgenti naturali. Costituisce un fattore di rischio, sia pure abbastanza contenuto, e per questo monitorato. Riguarda specificatamente alcuni ambienti ed alcune zone specifiche del territorio ed è da correlare con le caratteristiche geologiche del territorio stesso.

    
Nel rapporto si parla di polveri sottili e di ozono. Quali sono le differenze tra questi due inquinanti?
Quando parliamo di PM10 o di PM2,5 parliamo di particolato fine, un inquinante costituito da particelle, sia pure di dimensioni microscopiche. L'ozono invece è un gas, un gas secondario che quindi si forma attraverso trasformazioni chimiche; è prodotto dal cosiddetto smog fotochimico, in particolare i precursori dell'ozono sono gli ossidi di azoto e i composti organici volatili.
L'ozono è un inquinante particolarmente tossico per l'uomo, è un irritante delle mucose delle vie respiratorie e anche a livelli relativamente bassi può causare disturbi respiratori e cardiovascolari.
I livelli di ozono sono particolarmente significativi la dove c'è anche una componente di tipo meteorologico, vale a dire che queste reazioni chimiche che provocano la formazione di ozono si verificano maggiormente quando c'è un forte irraggiamento solare e questo è il motivo per cui, soprattutto nei mesi estivi, l'ozono viene monitorato e i superamenti dei livelli di protezione della salute vengono sovente superati.

Immagine: eugeniu/pixabay
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