La diversità è ricchezza, sia per l’ambiente sia per le comunità In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 04 Aprile 2018 12:37 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Talk show e performance etnica al Villaggio per la Terra 2017

Con l'Agenda 2030 la politica internazionale ha concordato sull'insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale, affermando una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo.

Si apre per questo un processo culturale ed evolutivo che investe gli imprenditori di una nuova missione sociale ed ambientale. La ricerca del profitto per la propria organizzazione si trasforma nella ricerca di prosperità, e quindi non solo di ricchezza ma anche salute, qualità della vita, felicità per i lavoratori e la comunità in cui opera. Economia civile, economia di comunione, economia responsabile, nuova economia, sono espressioni che fanno capire quanto il tessuto imprenditoriale sia vivace e pronto alla sperimentazione di modelli di impresa più centrati sull’uomo che sul profitto.

Questa nuova declinazione del concetto di prosperità sarà oggetto di un approfondimento al Villaggio per la Terra, il 23 aprile a Villa Borghese, in un talk show pubblico curato da Giorgio del Signore, imprenditore membro del coordinamento EDC – Economia Di Comunione Italia. Ce ne ha parlato lui stesso in un’intervista in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Quali sono i temi di fondo del talk show? Perché c'è la necessità di un dibattito pubblico su questo tema?

Con l'Agenda 2030 la politica internazionale ha concordato sull’insostenibilità dell'attuale modello di sviluppo riguardo l'ambiente, l'economia e il vivere sociale. Su questi temi occorre far conoscere, mobilitare le persone e le comunità, per trovare un nuovo modello di sviluppo e portarlo avanti insieme.

In che ambito e contesto si terrà questo convegno?

Il Villaggio per la Terra, e in particolare l'evento “Prosperity Revolution” che si terrà lunedì 23 aprile, è un'occasione per il grande pubblico per accostarsi in maniera simpatica a questi temi; per conoscere, formarsi, dialogare con gli esperti e con chi sta già portando avanti un'esperienza innovativa sul piano ambientale, economico e sociale.

Veniamo al cuore di questo talk show: coniugare l'economia di comunione con l'economia circolare, quindi con l’istanza ambientale.

Nella realtà di fatti sono già unite, perché l'ambiente è la casa dell'uomo, e l’economia di comunione mette al centro dell'attenzione e dell'agire economico l'uomo, la comunità e il bene comune. Quindi le due cose nascono di per sé unite; poi ci sono approcci economici che sottolineano un aspetto o l'altro, e al Villaggio li abbiamo messi giustamente insieme.

Ci sono alcuni elementi abbastanza emblematici di questa coniugazione. Mi ha colpito una definizione della presentazione di questo talk show: “superare la dicotomia pubblico - privato”. E ancora un elemento che unisce veramente questi due mondi, cioè la ricchezza della diversità: da una parte la biodiversità, dall’altra la diversità delle comunità.

Esattamente. È importante uscire da questa dicotomia perché la maggior parte dei beni: il lavoro, la terra, le risorse naturali, sono beni comuni. Se noi non ripristiniamo la dicotomia culturale del bene comune con la dicotomia privato e pubblico, non riusciamo ad affrontare correttamente i veri temi dello sviluppo sostenibile. Il discorso del valorizzare le diversità è qualcosa di intrinseco alla cultura dell'economia circolare, perché gli ecosistemi sono improntati alla diversità, e la ricchezza cresce con il crescere della diversità. In realtà è così anche nella società umana. Il problema è culturale: riuscire a entrare nell'ordine di idee che la diversità è ricchezza e quindi muoversi, anche a livello imprenditoriale, per organizzare la diversità e portare attraverso questo processo a creare valore e prosperità.

Ricorre questa parola: imprenditorialità. Un altro elemento interessante è la centralità dell'imprenditore. Lei stesso lo è. La figura dell'imprenditore diventa centrale anche nell’economia di comunione.

Sì, perché l'impresa, oggi più che mai, è il luogo dove si generano le culture e modelli di vita della società. Riuscire a portare la cultura della sostenibilità, dello sviluppo sostenibile, la centralità dell'uomo, nel cuore dell'impresa significa riguadagnare il futuro dell'umanità.

Che forma prenderà questo talk show? Che cosa troverà il pubblico quel giorno a Villa Borghese?

Il pubblico arriverà in questo bellissimo scenario di Villa Borghese, in mezzo al verde, dove sarà allestito un grande palco sul quale ci saranno imprenditori, appunto, ma anche scienziati, giornalisti e artisti. Verranno fuori esperienze di vita, progetti, idee, da cui potremo capire come già oggi si è cominciato a vivere nella direzione della sostenibilità ambientale, economica e sociale, integrando questi tre aspetti.

Saranno presentate anche delle buone pratiche. Ci può anticipare qualcosa? Chi sono gli imprenditori che verranno portati ad esempio?

Sono imprenditori che vivono allo stesso tempo un'economia circolare e un'economia di comunione. Ce ne sono ormai molti, in tutta Italia. Ne abbiamo scelti in vari settori produttivi. Avremo un paio di esperienze che riguarderanno l'economia del mare e l'economia agricola e rurale; poi avremo anche una testimonianza nell’ambito delle smart city. Avremo esperienze di medie e grandi aziende del settore industriale e in quello dell'inclusione sociale. Una prima esperienza d’esempio è quella dell'economia del mare: Ecopesce è un'azienda del nord Italia partita da due imprenditori, un pescatore e un commerciale, che si sono rifiutati di seguire lo schema per cui, a fine giornata, il pesce viene ributtato in mare per recuperare la plastica dei contenitori. Si butta il prodotto, quello che loro chiamano il “dono del mare”, per un discorso di convenienza. Loro hanno rivoluzionato il processo e sono arrivati a creare un processo produttivo dove il pesce viene sfruttato al cento per cento.

In maniera inconsueta rispetto a un dibattito essenzialmente economico, il pubblico avrà modo di interagire; ed inoltre ci sarà sul palco una presenza artistica. Come si svolgeranno queste fasi del dibattito?

Ci sarà un giornalista a condurre questo talk con attraverso servizi giornalistici, interviste e intermezzi, anche artistici; perché anche l'arte è qualcosa che ha a che fare con la vita. L'economia tutto sommato è la vita delle persone, quindi l'arte riesce anche a creare una maggiore armonia in questo contesto, ed esprimere valori che non sempre si riesce a esprimere attraverso la sola dimensione economica. Ad esempio, a fine talk, il giornalista intervisterà due artisti: un artigiano e un performer, un writer. L'artigiano realizza opere d'arte, oggi anche abbastanza famose, partendo dagli scarti: da pezzi di legno, metalli e materiali di scarto. Quindi, da un lato, va in contrasto alla cultura dello scarto; ma poi queste opere d'arte esprimono anche valori a livello di relazioni umane. Quindi anche lui mette insieme l'economia circolare con l'economia di comunione. Alla fine del talk si aprirà il dialogo con la sala: un approfondimento di un'ora e mezzo in cui tutti i presenti potranno fare domande generali e specifiche ai vari esperti, imprenditori studiosi e professori che avranno parlato durante il talk.

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