I tratturi europei: autostrade verdi per rilanciare le economie dei borghi rurali In evidenza

Scritto da   Martedì, 08 Maggio 2018 19:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: MabelAmber / Pixabay.com

La crescita economica e sociale di una comunità non è raggiungibile soltanto attraverso il progresso tecnologico, l’industria, i grandi capitali da investire in territori finora lasciati ai margini; e soprattutto non è un problema che affligge soltanto i paesi in via di sviluppo. Anche in Italia ci sono aree geografiche, settori economici e comunità rimasti fuori dai flussi di crescita economica e sociale. Ad esempio le aree rurali e montane, che hanno conosciuto l’emigrazione di massa, lo svuotamento dei centri abitati e l’impoverimento di attività tradizionali che fino al secolo scorso ne rappresentavano l’unica risorsa. Una di queste attività è la pastorizia, attività millenaria che vive di ritmi e consuetudini sconosciuti e incomprensibili all’economia d’assalto. Eppure, con la riscoperta dei valori tradizionali e dell’agricoltura di qualità da contrapporre a quella industriale, anche queste tradizioni possono trasformarsi in modelli di sviluppo sostenibile per le comunità locali. Ne abbiamo parlato al Villaggio per la Terra con Nicola Di Niro, direttore dell’Agenzia di Sviluppo Rurale per il Molise, arrivato a Roma per raccontare un progetto legato ai tratturi, le antiche vie di transumanza, che partendo dagli appennini, è arrivato addirittura all’Unesco.

ASVIR sta portando avanti un progetto “mondiale” di promozione di una rete “viaria” che rappresenta un ricordo delle elementari: i tratturi. Dove state portando questo progetto?

Va fatta una piccola premessa: “mondiale” lo diventeremo, sicuramente il progetto ha una veste internazionale. Parte molto da lontano, da quindici anni fa, sull’ultima transumanza rimasta secondo tradizione tra la Puglia e il Molise, dove c’è una famiglia che muove 300-400 bovini di razza podolica dal Gargano a Frosolone, sui monti del Molise centrale. Su queste strade tratturali è nata così un’attività di studio e ricerca, per cui la transumanza si è trasformata subito in un progetto di cooperazione tra sei regioni italiane: Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania e Lazio. Il progetto ha visto la collaborazione di altri luoghi d'Europa, Provenza francese e Svezia con la Lapponia, dove c'è una transumanza molto particolare: quella delle renne.

Lei mi ha corretto da “mondiale” a “internazionale”, ma questa cosa sta arrivando all'ONU, in particolare all'UNESCO, in che veste?

All'ONU era già arrivata perché le Nazioni Unite sposano la transumanza come attività per la tutela del suolo e per mantenere ancora integra un certo tipo di biodiversità. “Mondiale” perché, proprio in questi giorni è stata presentata la candidatura come “patrimonio immateriale dell'Unesco”, grazie alla collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Austria e Grecia sono partner in questo progetto di sviluppo che arriva a conclusione con la presentazione a Parigi della candidatura a patrimonio immateriale; ma prevede l'apertura di un nuovo programma di quindici anni per portare questi antichi percorsi alla candidatura come patrimonio “materiale”.

Di solito si parla di reti di mobilità sostenibile per le automobili elettriche, le ciclovie, i cammini; ma camminano anche gli animali e, soprattutto, questi non sono soltanto passaggi utili ai pastori o alle aziende dedite all'allevamento. Che cosa ricava un territorio da questo tipo di economia della terra?

Questa è la parte importante per cui ci stiamo addentrando in un'attività di studio e di ricerca, che porterà a rimettere in piedi quello che era un vero sistema economico e sociale. Per secoli, in particolare dal Quattrocento, ma già i romani ne facevano un buon uso, il sistema integrato di comunicazione prima e di sviluppo dopo di queste strade, hanno fatto sì che la maggior parte dei borghi, dei paesi, e le loro attività economiche, nascessero proprio grazie ai pastori che muovevano queste mandrie. Infatti la maggior parte delle attività artigianali e legate alla trasformazione dei prodotti, sono proprio quelle che facevano i pastori durante questo spostamento, in quanto non avevano le comodità che abbiamo oggi: per esempio i frigoriferi. Per cui alcuni tipi di formaggio usavano dei conservanti naturali: ad esempio la manteca, l'eccellenza delle eccellenze. È un particolare burro lavorato dalla ricotta che veniva rivestito di pasta di caciocavallo e poi trasportato. Il “caciocavallo” prese questo nome proprio perché era il cacio trasportato a dorso di cavallo. Un altro esempio sono i collari per le campane, che era il sistema di comunicazione degli animali ma anche di riconoscimento dei pastori: è uno di quei sistemi di comunicazione antichissimi con cui queste grandi strade mettevano in collegamento tutti questi territori. Questo è il programma che porteremo avanti: le “terre rurali d'Europa” collegate con queste antiche strade. Si tenga presente che un tratturo era largo sessanta passi romani, cioè centodieci metri: più largo di un'autostrada moderna. Un'enorme autostrada verde dove oggi è possibile fare un turismo sicuramente sostenibile: cavallo, mountain bike e soprattutto tutto trekking a piedi; ma la cosa più importante è che si presta molto a una visita nelle aree interne, che altrimenti non verrebbe fatta con i moderni sistemi di turismo e di comunicazione.

Ricordiamo infatti che i tratturi passano sull'appennino, sulle montagne, dove c'è l’erba.

Il collegamento era proprio quello, in generale: dal mare alla collina, alla montagna; perché il trasferimento era stagionale, estate e inverno: si lasciava la montagna e si tornava alle pianure e quindi sul mare. È così un po’ in tutta Europa; e in tutto il mondo abbiamo più o meno le stesse esperienze. Anche al di là dell’oceano: gli indiani canadesi, con cui abbiamo già dei contatti, facevano la stessa cosa.

Voi siete stati al Villaggio per la Terra nella Giornata Mondiale della Terra per incontrare la gente in una delle piazze tematiche. Com’è andata?

Non me lo aspettavo: è sorprendente vedere questo tema fondamentale, la vita del pianeta, che si ricollega in maniera così importante alla Carta di Milano elaborata dall’Expo del 2015. Perciò “nutrire la terra” e “salviamo la Terra”, perché dobbiamo riportare il modo di vivere a un certo tipo di benessere, non solo per l'uomo ma anche per gli animali, che possa prolungare la vita sulla Terra. Penso che il progresso non ci porterà a vivere a lungo, perché purtroppo porta tutta una serie di problematiche. Questa esperienza mette in evidenza proprio questo: salviamo la Terra.

Ovviamente parla del progresso “incontrollato”.

Certo, parlo di progresso incontrollato: di quello che purtroppo l'uomo fa in maniera sbagliata, inquinando in ogni maniera.

Forse il vero progresso è tornare a qualcosa che era comunque sostenibile.

Esattamente: applicarlo a qualcosa di sostenibile.

Foto: MabelAmber / Pixabay.com
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