Incendi e patrimonio boschivo: la Natura è indifesa contro i piromani. Necessari controllo e gestioni forestali certificate. In evidenza

Scritto da   Martedì, 03 Luglio 2018 18:29 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: Free-Photos / Pixabay.com

Torniamo a parlare di patrimonio forestale in un mese e in una stagione che spingono molti a riscoprire questi luoghi incantevoli, purtroppo però sempre a rischio di devastazione. Nel 2017 c'è stata una escalation di incendi boschivi in Italia: un milione e 400 mila ettari sono andati letteralmente in fumo, e addirittura si stima che negli ultimi trent'anni sia andato a fuoco il 12% delle foreste italiane. Oltre alle cause colpose, dolose e criminali, si deve puntare purtroppo l'indice sulla scarsa cura delle aree boschive, spesso abbandonate a se stesse con scarsi controlli.
PEFC Italia (Programme for the Endorsement of Forest Certification, Programma per il riconoscimento di schemi nazionali di Certificazione Forestale) è un’associazione che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema internazionale di certificazione forestale. Certificare la gestione forestale vuol dire assicurare che il patrimonio boschivo venga tutelato e sfruttato a fini economici in maniera sostenibile. La certificazione apposta ad esempio su mobili, oggetti in legno, o su libri e giornali stampati, garantisce che per produrre quei beni non sono state devastate delle foreste.
A conti fatti”, la rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa ogni martedì da Radio Vaticana Italia, ha intervistato Antonio Brunori, segretario generale di PEFC Italia.


Andiamo incontro al periodo di maggiore frequentazione dei boschi e delle foreste italiane, per il turismo di questi mesi estivi. Purtroppo è anche il periodo più pericoloso per il patrimonio forestale a causa degli incendi. Che cosa possiamo fare, noi turisti e vacanzieri, per evitare danni, magari anche inconsapevoli?

La prima cosa da dire a un turista è sicuramente di rispettare l'ambiente in cui si è ospitati. Se uno va in bosco e porta del mangiare, deve riportare a casa i rifiuti. Quindi: non abbandonare i rifiuti in giro per una questione di educazione e di civiltà. Il problema è che il rifiuto abbandonato comporta un rischio molto elevato, perché prende fuoco più facilmente. Un'altra indicazione è: non parcheggiare l'auto vicino all'erba secca, perché il catalizzatore e le parti in metallo possono fare da punto di innesco per l'incendio. Comunque, le cose più importanti sono l'educazione e il rispetto del Creato, che devono essere le parole chiave per quando si entra nel bosco.

Nel vostro elenco di buone pratiche, non solo per i privati ma anche per i gestori pubblici delle foreste, ci sono dei suggerimenti come: la buona gestione; non lasciare a se stesse le aree boschive ecc. Come possiamo riconoscere una foresta ben custodita e mantenuta da una invece abbandonata a se stessa?

Se si immagina un bel bosco, stabile, in sicurezza, quindi alla bellezza in termini di equilibrio, pensiamo subito ai boschi del Trentino, dell'Alto Adige, del Veneto che, guarda caso, sono quelli con il più alto livello di gestione e manutenzione; cioè sono quelli tagliati più degli altri. Se un bosco è ben gestito, dà anche un'idea di pulizia. Il problema è proprio questo: in Italia c'è stato un abbandono della gestione delle foreste; di conseguenza sono aumentati alcuni fenomeni di degrado, come gli incendi o le frane. Quando abbiamo in mente un bosco che ci ospiti, per il turismo o per un pic nic, è evidente che andiamo a sceglierne uno pulito, che ci permetta di fare passeggiate in sicurezza, e dove non c'è materiale morto. Ecco; quelli, soprattutto nel nord Italia, sono dei boschi certificati PEFC per la loro gestione corretta e sostenibile.
La certificazione PEFC è uno strumento di garanzia (come dice la parola, dal latino certum facere: dare certezza) che un bosco sia gestito in maniera corretta e quindi sostenibile. È importante anche che il consumatore, il turista, noi stessi quando andiamo a fare degli acquisti, abbia una scelta verso il “buono”, l'etico, verso ciò che è positivo. Quindi, un prodotto in legno e carta con un marchio come PEFC, ci permette di dire: io voto con il portafoglio; compro qualcosa che è pulito, etico, coerente. Così un bosco ben gestito e certificato genera poi un'economia sana; un'economia che arriva al consumatore finale con la scelta di un prodotto che è tracciabile perché viene da un bosco correttamente tagliato; e correttamente piantato.

In Italia però ci sono anche dei boschi naturali, delle riserve integrali, la famosa “macchia mediterranea” che, per definizione, è intricata e inestricabile. Vuole dire che questi boschi sono fatalmente esposti agli incendi? Oppure dovremmo “mantenere” anche quelli, in qualche maniera, e quindi gioco-forza incidere sul loro grado di naturalità?

Per sua costituzione la macchia mediterranea è un ecosistema in equilibrio con il fuoco: è una formazione vegetale costituita perché, periodicamente, c'è il fuoco. Dobbiamo avere una visione eco-sistemica dell'ambiente in cui viviamo: ci sono delle zone in cui la vegetazione sa resistere al passaggio periodico del fuoco. Non è un caso, per esempio, che la sughera abbia sviluppato una corteccia così spessa; quella che poi noi usiamo per fare i tappi o gli isolanti termici. Quel sughero serve proprio a risparmiare i tessuti vivi dal fuoco. La stessa macchia mediterranea è fatta da piante basse, coriacee, che fruttificano immediatamente dopo un incendio; o meglio: i semi possono prendere e germogliare, proprio perché è passato l'incendio. Quindi sì, dobbiamo rispettare la naturalità, ma la Natura ha sviluppato questi meccanismi “senza” che ci fosse l'uomo, e il piromane. Il problema dei tanti incendi estivi, soprattutto nelle macchie, è causato dall'aumento della presenza dell'uomo che per distrazione, colpa o dolo aumenta il pericolo del fuoco in queste zone.

Abbiamo parlato anche in questa intervista di patrimonio forestale tout court, in generale, ma chi, di fatto, “possiede” le foreste? Chi ne detiene la proprietà? e chi è incaricato di mantenerle in maniera sostenibile?

Dal punto di vista statistico, il 60% per cento dei boschi italiani è in mano a privati. La proprietà privata è molto piccola e frammentata: la media è di 3,5 ettari, come se fossero tre campi di calcio e mezzo per ogni bosco di proprietà. Il 40% invece è proprietà di enti pubblici: il demanio, le regioni, le province, i comuni ecc. Il punto è che, sia per il privato sia per il pubblico, la gestione attiva in questo momento storico-economico dell'Italia è molto ridotta. Gli enti pubblici avrebbero l'obbligo della pianificazione delle proprie risorse, ma soltanto meno del 10% di essi ha dei piani di gestione. Questo ci fa pensare che il pericolo degli incendi e delle frane è molto elevato: proprio perché manca un controllo, una gestione responsabile delle nostre proprietà.

Abbiamo dato questi numeri terribili: il 12% del patrimonio forestale che sarebbe scomparso negli ultimi anni; e 140 mila ettari andati in fumo l'estate scorsa: equivale ad una media provincia italiana, come Pescara o Livorno. Eppure i fondi per la prevenzione in Italia “sono stati azzerati”: questa è una citazione letterale di quanto detto dalla vostra presidente, Maria Cristina D’Orlando. Che cosa prevede, da qui al prossimo futuro? Questa situazione andrà a migliorare o dobbiamo prepararci al peggio?

Il tema è: che visione abbiamo della gestione della natura e dell'ambiente. Il fatto che prevenire un incendio costi un ottavo dell'intervenire quando è già scoppiato, fa pensare che in Italia la gestione delle nostre risorse sia vista più come una gestione dell'emergenza che del patrimonio. Mi auguro che in futuro ci sia uno statista che abbia una visione della gestione della natura a favore dei nostri nipoti; anche perché gli stati intorno all'Italia lo fanno: c'è una gestione delle risorse forestali che pensa al futuro. È una cosa che sembra banale: io, come dottore forestale, lavoro sul risultato che i miei nonni hanno impostato. Anche perché i boschi hanno dei cicli produttivi di 80, 120, 150 anni ed io, in questo momento, lavoro affinché i miei nipoti e pronipoti possano avere qualcosa di positivo. Il mio augurio è che la prevenzione sia vista non solo come difesa dell'ambiente, che è fondamentale, ma anche come momento di crescita e opportunità di lavoro per tante persone. Lavoro per i giovani che si possono riavvicinare alla natura; lavoro per comunità che, nelle aree interne, abbandonano sempre più l'Italia; lavoro con la natura che sia anche gratificante perché, seppure faticoso, è quello che ci avvicina di più alla nostra essenza, di persone che hanno tempi e cicli vicini alla natura.

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