Dal Bioparco di Roma un allarme per la biodiversità italiana: prosperano i grandi animali, protetti dalle leggi, ma perdiamo quelli piccoli a causa della scomparsa degli habitat. In evidenza

Scritto da   Martedì, 06 Novembre 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Nella foto: ululone (Bombina variegata); ph. Kathy2408 / Pixabay.com

Un tempo gli zoo avevano l'unico scopo di mostrare animali esotici e rari a chi vive in città, lontano dalla natura. Purtroppo, in passato, anche questa attività umana ha contribuito a impoverire tanti paradisi naturali del pianeta, fornendo un ricco mercato a trafficanti senza scrupoli che hanno portato all'estinzione diverse specie animali. 

Oggi, nei paesi civili, gli zoo sono istituzioni scientifiche e di ricerca, che ricoverano animali sequestrati al traffico illegale e hanno il compito di educare al rispetto dell'ambiente. Vent'anni fa, seguendo questa evoluzione, il Giardino Zoologico di Roma è diventato “Bioparco”. Da qualche settimana Francesco Petretti, biologo, scrittore, noto al pubblico per i suoi documentari naturalistici, è diventato Presidente della Fondazione Bioparco. Lo abbiamo intervistato pe il programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Presidente, il Bioparco di Roma si chiama così ormai da parecchi anni. Vale però la pena ribadire il concetto: la differenza fra il “giardino zoologico”, quello che era nell'Ottocento e Novecento, e un moderno “bioparco”.

Sostanzialmente era nato come collezione di animali, per stupire il pubblico. Quando da bambino venivo qui, e sto parlando di circa cinquant'anni fa, trovavo delle gabbie assolutamente tristi, con gli animali messi in mostra; esibiti come si poteva esibire qualcosa in un museo. Quello era il giardino zoologico: gli animali servivano per incantare le persone che vivevano nelle città. Il bioparco oggi invece è diventato un luogo dove sono ospitati solo alcuni animali, solo a determinate condizioni. Questi animali non appartengono a nessuno in particolare, ma sono di proprietà del mondo, della collettività: rientrano in una sorta di grande popolazione di animali, molti dei quali sono in via d'estinzione, che vengono tenuti in strutture come il Bioparco perché possano servire a salvare le specie in libertà. Le faccio un semplicissimo esempio, un po' una metafora: quando abbiamo delle ricchezze in casa, e sappiamo che la casa è minacciata dai ladri, corriamo in banca e portiamo in una cassetta di sicurezza l'argenteria, i gioielli, le cose che riteniamo più preziose; nella speranza che, una volta catturati questi ladri, possiamo poi metterle di nuovo nella nostra casa. Lo stesso stiamo facendo noi, insieme a tutte le altre strutture che, nel mondo, lavorano per questa causa: salvare gli animali in via d'estinzione. Gli animali sono minacciati: i ladri siamo noi esseri umani, che stiamo distruggendo le risorse del pianeta. Stiamo devastando tutto: tagliamo foreste, inquiniamo fiumi e mari, riempiamo di plastica il mondo, facciamo un bracconaggio ancora efferato. Noi siamo i ladri; le ricchezze sono gli animali e le piante: la biodiversità. Dobbiamo metterle in condizioni di sicurezza, e il caveau della banca in questo caso è il bioparco: dove gli animali possano stare, riprodursi, ed essere poi riportati in libertà, una volta che avremo messo in sicurezza i loro ambienti naturali.

È importante spiegare come e da dove arrivano questi animali al Bioparco. Non vengono più comprati dai “grandi cacciatori bianchi” come accadeva in tempi peggiori.

Assolutamente. Appartengono a una sorta di popolazione parallela che è composta da animali che si riproducono in cattività ormai da tante generazioni, custoditi e registrati da un'anagrafe internazionale. Ognuno ha un nome e un cognome: si sa chi sono i genitori, i fratelli, e si saprà quali saranno i figli. È un'anagrafe internazionale, tenuta in un apposito registro, della quale il Bioparco di Roma è partecipe. Questo registro stabilisce, per esempio, che una coppia di tigri dello zoo di Helsinki forse è meglio che vada a Roma, perché lì potrebbe riprodursi meglio e quindi fare dei cuccioli, importanti per salvare la specie nell'isola di Sumatra. C'è tutto un mondo di esperti, tecnici, biologi, persone attente a queste tematiche, che vigilano sugli animali rari che fanno parte di questa popolazione.

Parallelamente all'intento scientifico, che come ha detto è preservare la ricchezza e la diversità, c'è quello educativo. Qui arrivano ragazzi, scolaresche, bambini, ma anche adulti. Nella pratica come si vive l'educazione ambientale al Bioparco? Che cosa viene fatto per i visitatori?

Mi fa piacere sottolineare anche i numeri, perché parliamo di 500 mila persone (all'anno, nda.): è una delle strutture “museali”, se la vogliamo assimilare, più visitate d'Italia. Di questi, 20 mila sono bambini. Tutti ne escono fuori entusiasti, perché passano ore o una giornata intera in uno spazio verde ben allestito, pulito, fruibile e godibile; anche con delle belle piante, illustrate e spiegate, e soprattutto con la compagnia degli animali in carne e ossa. Noi non stiamo parlando di animali virtuali. Nella nostra esistenza siamo pieni di animali virtuali: i nostri figli, i nostri bambini, sono pieni di contatti virtuali: attraverso i computer, la televisione, i vari device che utilizziamo. Noi abbiamo bisogno di far vedere un animale vero, di spiegare le sue esigenze: come mangia, che cosa mangia, come è fatto, le sue caratteristiche. Questo è fondamentale, perché qui abbiamo la possibilità di far vedere gli animali veri, e vivi; soprattutto se poi spieghiamo che quell'animale sta qui perché è un ambasciatore della sua specie. Ad esempio i pinguini sono i testimoni della salute degli oceani, che stanno morendo soffocati dalla plastica o dal petrolio. I pinguini ne sono vittima, e qui possiamo spiegare che ciascuno di noi deve adottare dei comportamenti eco sostenibili, intelligenti; perché quello che succede nel mondo dipende dalle nostre scelte quotidiane. Spieghiamo quindi ai cittadini di Roma, e a tutti i turisti che vengono al Bioparco, che ogni loro scelta, ogni loro comportamento, ha un'incidenza sulla salute del pianeta.

La sua è una carica importante e anche “politica”, perché il Bioparco è una risorsa del Comune di Roma; ma lei è un volto noto, e sappiamo che sul campo ci va veramente. Perciò le chiedo: come sta la natura in Italia? Qual è lo stato di salute dei nostri parchi nazionali, delle riserve, e soprattutto della fauna e della flora? Quali sono gli animali, le piante e gli ambienti più a rischio?

Mi sono definito come un biologo prestato alla comunicazione, perché i miei studi sono sugli animali selvatici e poi mi sono occupato di raccontare al grande pubblico la bellezza di questa nostra natura. Adesso sono prestato per un po' alla causa del Bioparco, e lo faccio con grande piacere e con grande slancio. Quella della natura in Italia è una situazione a due velocità.
Da una parte abbiamo un incremento della grande fauna. Abbiamo una popolazione di lupi stimata in 2000 esemplari, che è dieci volte quella di venti anni fa. Le aquile sono aumentate. Abbiamo una quantità impressionante di cervi, camosci e caprioli che non esistevano così numerosi nel passato. Quindi c'è una generale esuberanza faunistica, grazie al lavoro dei parchi nazionali, delle aree protette, e anche grazie a una politica venatoria un po' più rispettosa.
D'altro canto invece abbiamo una fortissima perdita di biodiversità a livello delle cosiddette specie minori: gli insetti, i rettili, gli anfibi. I piccoli animali che nessuno nota stanno scomparendo soprattutto per l'alterazione dell'habitat, legato a questo aumento della temperatura che si traduce nella scomparsa di alcuni ambienti che hanno invece bisogno di freddo, di neve e di ghiaccio. Questa è un po' la sorte che stiamo sperimentando: una biodiversità che va a due velocità. I grandi animali aumentano, tutto quello che è il mondo del piccolo invece sta scomparendo rapidamente. Per questo motivo qui al Bioparco abbiamo dei progetti per i “piccoli”: ad esempio una salamandra che si chiama euprotto. Rarissima, in via d'estinzione: vive solo in alcuni torrenti della Sardegna. Qui la stiamo riproducendo per riportarla poi in libertà, nelle aree protette della Sardegna. Lo stesso per un piccolo rospo che si chiama ululone, caratteristico per la sua pancia gialla.
Quindi ci stiamo impegnando non solo per il grande rinoceronte, per gli scimpanzé o per i pinguini, ma anche per le creature che sono meno visibili.

Lei è insediato da pochissimo tempo, ma sicuramente avrà dei progetti nuovi, suoi propri. Ci può anticipare qualcosa?

L'entusiasmo è tanto. Vorrei che questo Bioparco uscisse un po' fuori dai suoi confini e diventasse anche una struttura tecnicamente e professionalmente preparata per affrontare il problema della gestione della fauna, ad esempio nel territorio del Comune di Roma. Roma è il comune agricolo più grande d'Europa. Abbiamo la vita selvatica che entra in città attraverso le aree verdi, che sono numerose. Una struttura che ci aiuterà in questo è il Centro di Recupero Fauna Selvatica gestito negli spazi del Bioparco dalla Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli. Questa è una sorta di sportello: il primo dove il cittadino porta l'animaletto selvatico trovato casualmente. Quindi un uccellino caduto dal nido, un animale che sbatte contro un'automobile, una qualsiasi animaletto ferito, viene curato dai volontari della LIPU e messo in condizione di tornare libero. Questa è un'attività importante non solo dal punto di vista tecnico, perché ci aiuta a salvare alcune specie, ma anche educativo. Mostrare ai cittadini come possono essere salvati i piccoli ricci, allattati con il biberon, oppure come possa essere riparata l'ala fratturata di un falco, ha un impatto talmente forte sull'emotività di ciascuno di noi che questa è una cosa che vogliamo percorrere, aprendo alle visite i laboratori veterinari della struttura della LIPU; facendo in modo che le scolaresche possano andare a vedere che cosa si fa; spiegando ai cittadini come si interviene e quali sono le tecniche da adottare quando ci troviamo in una di queste situazioni. Questo sarà parte dello sviluppo delle attività del Bioparco.

Parliamo sempre di ragazzi, di educazione rivolta ai bambini e agli adolescenti, ma i veri danni alla natura sono fatti dagli adulti. Che cosa può imparare un adulto al Bioparco, o in generale frequentando la natura?

Può imparare tantissimo e può riscoprire veramente con occhi diversi, con gli occhi dei figli o dei nipoti, una realtà che sapeva essere presente nella sua città e che magari aveva trascurato per tanti anni. Del Bioparco, di questa struttura nel cuore di Roma, si era dimenticata l'esistenza. Invece è una struttura, moderna, avvincente, emozionante. Io vedo che qualche volta gli adulti si emozionano più dei ragazzi di fronte agli spettacoli che ci offrono questi animali. Sicuramente gli adulti hanno una responsabilità enorme: portino i loro figli e nipoti in questo bioparco, e soprattutto si lascino contagiare da un sano entusiasmo per la bellezza di questi animali.

Nella foto: ululone (Bombina variegata); ph. Kathy2408 / Pixabay.com
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