Olio esausto: da rifiuto pericoloso a risorsa preziosa In evidenza

Scritto da   Martedì, 13 Novembre 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Olio esausto: da rifiuto pericoloso a risorsa preziosa

La scorsa settimana, dal 6 al 9 novembre, si è tenuta a Rimini la 22ma edizione di Ecomondo, manifestazione fieristica di riferimento in Italia e in Europa per il settore green economy e dell’economia circolare, economia basata sul risparmio e sul riuso delle risorse naturali in un processo in cui la parola “rifiuto” perde il suo senso tradizionale.
Punto focale dell’economia circolare è infatti il recupero dei materiali usati e degli scarti, per avviarli ad un processo di riciclo capace di generare nuova materia prima, pronta per essere nuovamente immessa nel ciclo produttivo.

Per fare un esempio l’olio vegetale esausto, l’olio di frittura che molti cittadini gettano negli scarichi di casa con grave danno per l’ambiente, correttamente raccolto e avviato al riciclo potrebbe costituire una preziosa risorsa.
In Italia ad occuparsi della raccolta e trattamento di oli e grassi vegetali ed animali esausti e il consorzio CONOE, il cui presidente, Tommaso Campanile, interviene all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia.

 

 

Il CONOE si preoccupa della gestione degli oli e grassi vegetali e animali esausti: parliamo, in parole povere, dell’olio che usiamo nelle nostre case per cucinare. Perché è importante smaltire correttamente questo rifiuto? Cosa accade se lo si butta semplicemente nel lavandino o negli scarichi di casa?
In Italia vengono prodotte e consumate, sia dalle famiglie sia dalle attività professionali, circa 650.000 tonnellate di oli vegetali e di grassi vegetali che al 50% sono destinate a diventare rifiuto, mentre un altro 50% viene ingerito come alimento.
Di queste 650.000 tonnellate una parte viene gestita dalle attività professionali, ma la gran parte viene gestita dalle famiglie: sono tutti quegli oli che vengono usati per la frittura, ma anche per la conservazione, le famose scatolette del tonno o dei dei sott'olio che tutti noi conosciamo e che vengono poi generalmente, purtroppo, non raccolte e non avviate al recupero, ma smaltite nei lavandini o nei water delle case.
Quando viene effettuato questo smaltimento improprio questo rifiuto grasso intasa le condutture provocando ingenti danni agli impianti di depurazione per cui poi se bisogna recuperarlo dai depuratori presenta un costo altissimo, parliamo di un euro per ogni kg di olio recuperato.
Se invece il sistema di smaltimento delle acque non è collegato a un depuratore questo materiale finisce nelle acque superficiali o nelle acque sotterranee inquinando per molte centinaia di anni sia le acque che i terreni. Quando ciò accade, infatti, il potere di assorbimento delle acque viene bloccato da questa massa di grassi che si pone in superficie inibendo traspirazione e ossigenazione delle acque; inoltre l'olio esausto contiene dei materiali contaminanti, sono i residui della combustione, che possono essere ingeriti dalla fauna ittica provocando un danno enorme.

Che uso se ne potrebbe fare se invece l’olio fosse smaltito in maniera corretta?
Come CONOE raccogliamo quasi il 100 per cento delle degli oli esausti che vengono prodotti dalle attività professionali,  vale a dire dai ristoranti, da chi frigge e da chi cucina nell'ambito professionale e quest'anno abbiamo superato le 75.000 tonnellate.
Una volta recuperato, l'olio esausto viene rigenerato e avviato alla produzione o di prodotti detergenti o, per il 90%, alla produzione di biodiesel.
Se riuscissimo a raggiungere l'obiettivo di recuperare tutto l'olio esausto prodotto dalle famiglie potremmo avviare alla produzione di biodiesel circa 260.000 tonnellate l'anno il che significherebbe un risparmio della stessa quantità, se pensiamo in termini di estrazione di petrolio, e, più in termini di bolletta, di circa 200 milioni di euro all’anno risparmiati sulle importazioni con un beneficio ambientale pari a circa 188.000 tonnellate di CO2 equivalente all'anno.

Per far questo è necessario un efficace sistema di raccolta differenziata. Lei ci ha detto che viene recuperato sostanzialmente il 100 per cento del rifiuto prodotto dalle strutture professionali. Come siamo messi per quanto riguarda il rifiuto prodotto dai cittadini?
Per avviare al recupero questo materiale in genere i comuni hanno hanno un deposito nelle isole ecologiche che però sono scarsamente frequentate dai cittadini.
Abbiamo fatto un accordo con Utilitalia, l'associazione delle aziende municipalizzate della gestione dei rifiuti, e con l'Anci, che è l'associazione dei comuni, per implementare una raccolta capillare dei rifiuti in tutti i comuni italiani con una grossa campagna di comunicazione per poter sensibilizzare e rendere consapevoli le famiglie dei danni che si provocano non gestendo adeguatamente il rifiuto e dei vantaggi che invece si porterebbero alla società, sia in termini di tutela ambientale che di economia circolare, avviando questo materiale al recupero e alla produzione di nuovi prodotti.

Questa campagna di sensibilizzazione è finalizzata a un utilizzo maggiore delle isole ecologiche da parte dei cittadini oppure si sta immaginando un sistema di raccolta diverso?
Partiamo dalle isole ecologiche per arrivare ad una raccolta del prodotto che non potrà ancora essere casa per casa perché ancora non abbiamo una rete così sviluppata di raccoglitori.
Noi abbiamo una rete di raccolta che copre tutto il territorio nazionale, ma in Italia ci sono 8.000 comuni e 20 milioni di nuclei familiari quindi diciamo che  c'è la necessità di fare un percorso virtuoso, ma graduale in modo da poter arrivare da qui a un prossimo futuro a svolgere una raccolta anche casa per casa.

Attualmente il modello potrebbe essere quello della raccolta di prossimità?
Esatto. La svilupperemo adesso in alcune città campione per cui saremo in grado di testare la risposta e la consapevolezza dei cittadini che è fondamentale perché non possiamo andare a raccogliere nelle le abitazioni. I cittadini devono comunque farsi carico di conservare questo materiale e di consegnarlo nelle piazze o nei luoghi più prossimi dove organizzeremo la raccolta. In questo abbiamo coinvolto ovviamente non solo le aziende municipalizzate, ma anche strutture come centri commerciali, ipermercati e supermercati.

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