Signorini (Italia Nostra): Difendere il paesaggio da abusi, deroghe e condoni In evidenza

Scritto da   Martedì, 04 Dicembre 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)
Foto: makalu / pixabay.com

Abusivismo edilizio e condoni sono temi che tornano in auge ogni volta che un fatto di cronaca o una catastrofe naturale riportano all'opinione pubblica l'entità di questi fenomeni.

Per avere un'idea basta infatti ricordare che in Italia sono pendenti oltre 5 milioni di domande di condono e, soprattutto, che l'abusivismo edilizio riguarda quasi il 20% del patrimonio immobiliare del paese. Questa invasione di cemento è tanto più odiosa quando va a intaccare le bellezze paesaggistiche, in quanto si costruisce fuori controllo sopratutto lungo le coste, per motivi turistici e a ridosso dei parchi protetti. Di questa piaga abbiamo parlato con Italia Nostra, una delle più antiche associazioni ambientaliste italiane. L'intervista alla presidente Mariarita Signorini è stata trasmessa in “A conti fatti”, rubrica settimanale di Econimiacristiana.it su Radio Vaticana Italia.


Presidente, per iniziare a parlare di abusi, condoni e “assalti” al patrimonio culturale inizierei da caso emblematico del Parco dell'Appia Antica, qui a Roma, e soprattutto da una figura meritoria, che fa anche parte della storia di Italia Nostra: Antonio Cederna, questo archeologo, giornalista e, di fatto, “padre” del Parco dell'Appia Antica.

È una delle figure di riferimento per la nostra associazione. Tra il 1953 e il 1965 condusse sul settimanale Il Mondo una serie di interventi che risultarono memorabili. Riuscì ad interessare tutta l'opinione pubblica; a partire dagli intellettuali, che in un primo tempo erano molto guardinghi ma che riuscì a coinvolgere nella sua passione. Era appunto un archeologo: si era laureato a Pavia in archeologia classica. Riuscì a scrivere tantissimi articoli dedicati al problema dell'Appia, tanto da meritarsi, dai suoi avversari, il titolo (divertente) di “appiomane”; perché la sua era diventata veramente una mania. Ricordo che allora era veramente giovanissimo: non aveva nemmeno trent'anni. Di fatto, con questi suoi interventi da Don Chisciotte, cioè con la sua passione di giovane innamorato delle bellezze archeologiche del nostro patrimonio artistico, riuscì a contagiare tutti. Infatti la fondatezza delle sue idee è stata poi sanzionata dal piano regolatore generale del 1965, e da una legge regionale approvata nell'88, che istituiva appunto il Parco dell'Appia Antica. Bisogna tener conto che, prima, tutti miravano a farsi la villa: tutte le grandi star, la Lollobrigida, addirittura Anna Magnani, si erano costruite la villa lì e, di fatto, nelle cronache rosa si sostituiva la memoria storica con questa voglia di vedere le ville dalle attrici, dimenticando Cecilia Metella. I turisti avevano delle informazioni in questo senso, quindi immaginiamo che gap culturale doveva fronteggiare.

Possiamo fare una panoramica del Paese? In quali regioni l'edilizia abusiva è più invasiva? E soprattutto in quali ambiti è più presente? nelle città d'arte? nei parchi naturali? sulle coste? nelle campagne?

Purtroppo non si può fare un elenco perché l'abusivismo è ovunque. Abbiamo indicato tantissimi ecomostri, basta consultare il nostro sito. Purtroppo sono in tutte le città. Moltissimo in Veneto. Se uno vuole vedere com'era il Veneto deve risalire ai paesaggi del Bellini o di Tiziano. Ormai, lungo le autostrade, è un unicum costellato di capannoni, per lo più abbandonati. Quindi c'è un diffuso spregio ad un paesaggio che era meraviglioso. Purtroppo hanno avuto carta libera per costruire senza nessun criterio per il rispetto del paesaggio e per contrastare il consumo di suolo. Tant'è che noi abbiamo proposto che i tetti di moltissimi capannoni abbandonati vengano utilizzati, a questo punto, per produrre energia rinnovabile, installandoci pannelli fotovoltaici. Potrebbe essere qualcos che recupera degli spazi abbandonati e, nel contempo, evita di consumare il suolo agricolo per l'installazione di pannelli fotovoltaici. Ma è ovunque: si parla della Lombardia, del sud, ma anche della Toscana. Anche qui abbiamo i nostri ecomostri, nonostante il piano paesaggistico della Toscana sia uno dei più oculati; tra l'altro uno dei pochi piani paesaggistici adottati in Italia. Si sta tentando di contenere il consumo di suolo e contrastarlo con norme che tutelino il paesaggio. È una lotta impari, perché purtroppo la voglia di costruire è sempre molto pregnante nel nostro Paese, anche se l'opera di messa in sicurezza del nostro territorio darebbe molti più posti di lavoro di quanti non ne dia una colata di cemento, come quella che ancora si prospetta. Penso per esempio allo stadio di Roma a Tor di Valle, che Italia Nostra sta contrastando con tutti i mezzi.
Ma non sono solo le costruzioni, anche le infrastrutture: qui a Firenze, per esempio, nel Parco della Piana, vocato a parco agricolo da almeno 25 anni, si sta pensando di forzare il piano paesaggistico per fare una pista dell'aeroporto (Amerigo Vespucci, nda.) che porterà ancora più turisti di quelli che ci sono. Già ora, solo a Firenze, arrivano 20 milioni di turisti all'anno; quindi si può immaginare che cosa potrebbe diventare questa piccola città di 350 mila abitanti con un ampliamento dell'aeroporto di questo tipo. Oltretutto c'è un continuo aumento delle strade e delle autostrade: le terze corsie della Firenze - Pisa - Livorno, in aree molto delicate, perché già sature dal punto di vista dell'inquinamento ambientale, con zone industriali, infrastrutture, mega centri commerciali, cinema, eccetera.

Abbiamo parlato di espansionismo edilizio “in deroga”, come si dice. Però c'è anche l'altra faccia della medaglia che sono i condoni, cioè il fotografare l'esistente e, essenzialmente, avallarlo. Quali danni portano al Paese i vari condoni passati e quelli che purtroppo si prospettano a venire?

Il condono è una piaga sul nostro Paese, e purtroppo ce ne sono stati diversi: almeno quattro finora, a partire dagli anni '80. Ora [arriva] quello più grave, perché ormai i tempi sono maturi: l'hanno capito tutti: amministratori, cittadinanza e anche le associazioni ambientaliste che rappresento in questo caso. Non si può, nel 2018, pensare che nel Decreto Genova sia stato introdotto il condono edilizio, non solo per Ischia ma per tutto il centro Italia. Tutte le zone terremotate avranno la possibilità di ricostruire anche le case che erano completamente abusive. Lo riteniamo gravissimo. Abbiamo fatto una petizione su change.org che ha raggiunto le 66 mila firme. Molto difficilmente si potrà trovare un'altra campagna, anche nostra, che abbia avuto un riscontro del genere. Vuol dire che anche la cittadinanza è molto sensibile su questo tema. In pratica, l'articolo 25 introdotto nel decreto legislativo del settembre 2018, appunto il Decreto Genova, sancisce che è ammissibile al condono qualsiasi istanza di sanatoria riguardante le edificazioni abusive realizzate sull'isola di Ischia dal 1983 al '93, che in gran parte non erano suscettibili di sanatoria. Il dover sanare anche questi abusi, e pagare la ricostruzione con dei soldi pubblici, ci sembra veramente una cosa insostenibile. Ci sembra venuta l'ora di dire che può essere sufficiente: si deve dire basta ai condoni.

Italia Nostra ha in piedi una campagna, “Paesaggi sensibili” a tutela di un bene, forse immateriale, il paesaggio appunto, che oltre agli abusi e all'illegalità soffre anche per le deroghe ai vincoli e per i condoni. Quali sono le richieste di Italia Nostra al mondo politico al mondo istituzionale?

È una campagna di sensibilizzazione, perché noi non siamo un partito politico e quindi non possiamo fare altro che organizzare in tutte le città, grandi e piccole, delle iniziative per sollecitare l'intervento delle amministrazioni, e suscitare nella cittadinanza quello spirito di ribellione che animava Cederna. Non possiamo fare molto di più, però è già molto l'aver dedicato una settimana intera, diventata poi dieci giorni, nei mesi di settembre e ottobre. Pensiamo anche di ampliarla a tutte le iniziative dedicate nostra campagna, che segnala varie tematiche oppure addirittura addirittura degli abusi. È un modo di sensibilizzare e far crescere anche le nuove generazioni con un'educazione che non sempre viene data a scuola. Per esempio, molto spesso negli ultimi tempi, si è sentito dire che si potrebbe fare a meno delle ore di storia dell'arte. Ecco: chi deve fare educazione alla cittadinanza, se non noi? Siamo depositari dei principi che i nostri padri fondatori hanno ribadito per noi, creando quest'amore per il nostro territorio e per le bellezze storiche, artistiche e ambientali.

Foto: makalu / pixabay.com
Letto 315 volte

Informazioni aggiuntive