Malattie infettive, disagi mentali, aumento dei ricoveri pediatrici: i cambiamenti climatici minacciano direttamente la salute dell'Uomo. In evidenza

Scritto da   Martedì, 18 Dicembre 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: qimono / pixabay.com

Si potrebbe pensare che il problema del cambiamento climatico (eventi catastrofici a parte) si risolva in qualche grado in più o in meno: qualche mancata nevicata in inverno, e qualche pioggia in più d'estate. Insomma un problema per operatori turistici e contadini. Ciò che tendiamo a sottovalutare sono invece le conseguenze dirette sulla nostra salute.

Ad esempio si stima che, in Italia, entro il 2100, i giorni di ondate di calore, che mietono vittime ogni estate, aumenteranno dagli attuali 30-40, fino a 75 all'anno per i più ottimisti, e fino a 250 all’anno come previsione più pessimistica: tre quarti dell'anno con temperature torride! Altre minacce sanitarie vengono dall'inquinamento dell'aria, che aumenta il rischio di malattie respiratorie e tumori; dall'aumento dell'umidità, che favorisce funghi e muffe; dagli eventi estremi, messi in relazione con la diffusione delle infezioni.
Tutto questo è parte di un allarme lanciato dall'Istituto Superiore di Sanità nel recente simposio “Salute e cambiamenti climatici” svoltosi a Roma a inizio dicembre. Ne abbiamo parlato con Laura Mancini, direttore del reparto Ecosistemi e Salute - Dipartimento Ambiente e Salute dell'Istituto Superiore di Sanità. L'intervista è stata trasmessa nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it su Radio Vaticana Italia.

 

Il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, ha dichiarato pochi giorni fa: “I cambiamenti climatici sono la vera minaccia globale di questo mondo”. Non è un po' esagerato? Ci sono i conflitti armati, il terrorismo, il disagio sociale, la povertà...

Ha anche detto che i cambiamenti climatici sono “un olocausto a fuoco lento”; ancora più forte come affermazione. Lo sono perché non risparmiano nessuno. Siamo abituati a pensare che un conflitto armato sia localizzato, che gli esempi da lei citati siano azioni locali, regionali, confinate in qualche modo, e che abbiano un inizio e una fine. Il riscaldamento globale e le conseguenze del cambiamento climatico sono invece azioni che, come dice il termine, riguardano tutto il nostro pianeta. Soprattutto non hanno confini politici, regionali o comunali, e non hanno nessun riguardo per le popolazioni. È vero: nel corso delle ere geologiche abbiamo avuto diverse fenomeni di cambiamento climatico, e si sono succeduti eventi climatici, anche catastrofici. Ma questo ha un effetto leggermente diverso: questo dipende tutto da noi. Siamo noi gli artefici di questo cambiamento e siamo anche quelli che ne subiranno le principali conseguenze.

Però si parla di aumenti medi annui di temperatura di uno, due, tre gradi; quattro gradi è la minaccia massima che è stata ipotizzata in questi giorni alla XXIV Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici a Katowice, in Polonia. L'uomo della strada potrebbe dire: che cosa cambierà mai con tre o quattro gradi di media, all'anno, in più o in meno?

Per andare sul particolare, proprio pochi minuti fa stavo guardando un filmato prodotto dal National Geographic su ciò che significa per gli Stati Uniti l'innalzamento della temperatura. Tanto per riassumerlo in una parola: gli abitanti della Florida avranno un innalzamento del mare che non gli consentirà più di vivere lungo la costa, con scenari diversi a seconda delle temperature. Dall'innalzamento di un metro, se la temperatura si alza di un grado, fino allo scenario dell'innalzamento del mare di sei metri, con tre gradi in più.
Immaginiamo che cosa potrebbe succedere con l'oceano alto sei metri in più in una città come New York, ad esempio, e a tutta la popolazione che vive lungo le coste. Ovviamente sono effetti abbastanza disastrosi. Perché avviene questo? Non è l'innalzamento [della temperatura], è lo scioglimento dei ghiacci che, ovviamente, modifica la dinamica e la massa dell'acqua degli oceani.

Veniamo alla correlazione diretta fra il cambiamento climatico e la salute umana. Alcune allerte sono abbastanza comprensibili: per esempio percepiamo che l'inquinamento, il particolato nelle città, abbia effetti sulle malattie respiratorie e sui tumori. Ma come possono incidere sulla salute umana altri fenomeni come le alluvioni? A parte il danno diretto dell'alluvione sul momento, che effetti possono avere nei mesi successivi?

Il problema alluvioni è molto forte, e il nostro paese ne ha subite molte in questi ultimi mesi. Eventi a cui non eravamo abituati, a memoria d'uomo. Durante un'alluvione saltano tutti i normali equilibri messi in atto dall'uomo per mantenere sane le città: le reti idriche; le reti fognarie; tutto quello che fa sì che alla popolazione arrivi acqua di buona qualità, oppure che l'acqua di scarto possa essere allontanata, trattata e depurata. Saltando questo “sistema di sicurezza” delle città, si vanno a rimescolare tutti i contaminanti chimici e microbiologi, e gli effetti sull'uomo possono essere immediati, a medio, o a lungo termine. Quelli gli immediati, purtroppo, sono i decessi; lo sappiamo e contiamo numeri sempre più alti. Quelli a medio termine possono essere legati agli aspetti biologici o microbiologici in senso lato. Ad esempio, durante l'inondazione di Genova (ottobre 2014, nda.), da uno studio iniziato dall'ISS nel 2010 e portato avanti con vari aggiornamenti, si è vista una netta correlazione tra l'alluvione e l'aumento di incidenza, legata ai tempi di latenza, di alcune malattie come l'epatite, la legionellosi ed altre malattie infettive. Questo mi sembra abbastanza importante: va a incidere direttamente sulla salute e sul sistema sanitario. Quindi abbiamo degli effetti abbastanza immediati da questo punto di vista.
Anche il fatto che l'aria sia inquinata, e che in alcune zone sia “stabile”, senza quelle giornate che ne permettono il ricambio, fa sì che tutto sia legato al clima. Quindi non possiamo scindere l'ambiente dalla salute. Certo, i cambiamenti climatici sono il fattore più impellente da questo punto di vista. Noi non dobbiamo pensare che i cambiamenti climatici “arriveranno”: ce li abbiamo già, è un dato di fatto! Possono essere ancora più forti, se non agiamo in senso globale.

Recentemente c'è stato il simposio di Roma, ospitato dall'Istituto Superiore di Sanità, che ha riunito gli esperti in questo campo e che alla fine ha emesso un documento, la “Carta di Roma”: ventiquattro raccomandazioni “urbi et orbi”, ai governanti ma anche alla società civile e ai cittadini stessi, per mitigare gli effetti di tutto quello di cui abbiamo parlato. Può fare qualche esempio di queste “raccomandazioni”?

In realtà il simposio, voluto fortemente dal presidente Ricciardi, aveva lo scopo di concentrarsi sulla salute, perché l'Accordo di Parigi (sottoscritto da 194 paesi dell'ONU nel 2015, nda.), fondamentale, una pietra miliare nella storia dal punto di vista del cambiamento climatico, ha fissato una serie di azioni ma la salute aveva un ruolo marginale. 
Si pensava a un ruolo indiretto: se agiamo sulle temperature, ovviamente avremo meno effetti sulla salute. Riportare la salute al centro del sistema era l'obiettivo del simposio. In realtà i cinquecento e più ricercatori riuniti durante quei giorni in varie sessioni tematiche, hanno pensato a delle azioni concrete più che a delle raccomandazioni. Perché le raccomandazioni devono essere poi accolte; le azioni possono essere attuate. Mi sembra un cambiamento di visione importante.
Ovviamente la riduzione della temperatura seguita ad avere un ruolo importante. Quindi azioni che portano alla riduzione della temperatura: come un'economia più verde e uno sviluppo più sostenibile. Ma si passa anche attraverso la richiesta di educazione: per esempio la gestione dell'accesso agli spazi verdi e blu. Gli studi scientifici dimostrano che la partecipazione della popolazione alla vita all'aria aperta fa sì che la qualità della vita sia migliore.
Questo ci riporta anche alla definizione di salute, promulgata dall'OMS negli ultimi anni, in cui afferma e ribadisce lo stretto collegamento della salute con la qualità della vita e con l'ambiente fisico. Noi dobbiamo avere un ambiente fisico che ci permetta di essere in buona salute, e deve essere anche un ambiente sano.
Un altro punto della Carta di Roma su salute e cambiamenti climatici, riporta alla gestione degli ecosistemi. Gli ecosistemi sono gli elementi fondamentali per cui l'ambiente è suddiviso, vive, si rigenera, cambia, e in cui noi viviamo. L'uomo fa parte dell'ecosistema: è una delle componenti principali, ma anche il principale fruitore. Con l'alterazione degli ecosistemi non avremo a disposizione le materie prime che servono alla nostra vita: l'acqua, il suolo, l'aria, il cibo. Gli elementi fondamentali per la vita. La Carta di Roma ribadisce, come azione per gli ecosistemi, una gestione che deve essere connessa alla sussistenza e a uno sviluppo sostenibile, per evitare la sesta estinzione di massa [verso cui] stiamo già andando attraverso una via molto veloce. Le descrizioni delle nuove specie, che riguardano più la scienza della biodiversità, sono un fattore comune. Il fatto che l'estinzione delle specie stia andando a un passo velocissimo (molto più di quanto avvenuto in passato) ci fa pensare che potremmo avere una sesta estinzione di massa. In questa, perderemo sicuramente piante e animali. Che cosa perderà l'Uomo? È una domanda importante. Vivrà bene? Vivrà male? Perderà risorse? Vivrà sicuramente in un complesso più difficile.

Purtroppo un altro dato emerso è che i bambini sono più soggetti a queste malattie, effetti collaterali dei cambiamenti climatici. Perché?

I piccoli sono più vulnerabili rispetto ai cambiamenti climatici. È nella fisiologia del loro organismo, in cui hanno apparati e organi, come ad esempio l'apparato respiratorio, più soggetti ad avere effetti diretti. Ma [il cambiamento climatico] può incidere anche nello sviluppo fisico, mentale e cognitivo. Inoltre i bambini, rispetto agli adulti, hanno una maggiore esposizione per unità di peso corporeo, ed è quindi più probabile che, a parità di esposizione, per loro vengano superate le dosi-soglia di rischio. Questo è un fattore importante. Secondo l'OMS, nel mondo, circa il 50% dei decessi in età pediatrica è causato da malattie come: diarrea, malaria, infezioni alle basse vie respiratorie, e altri fattori di rischio associati ai cambiamenti climatici. In Italia, uno studio ha valutato gli effetti del caldo sui ricoveri ospedalieri di residenti in 12 aree: ha evidenziato un significativo incremento del 12% nei ricoveri pediatrici per cause respiratorie, associate a una variazione della temperatura giornaliera pari, in media, all'incremento di 4 gradi circa. Mi sembrano dati abbastanza allarmanti. Da questo forma di rischio non escluderei anche tutte le persone fragili e gli anziani.

Vorrei concludere con una questione che mi ha incuriosito perché personalmente non l'avevo mai correlata ai cambiamenti climatici: le malattie mentali. Anche questo è emerso dalla discussione del simposio.

Non mi occupo di malattie mentali ma nell'ISS ci sono un gruppo e un centro che se ne occupano, anche rispetto al problema del clima. Ad esempio, da recenti studi di ricercatori del MIT, si è visto che le patologie psicologiche salgono del 2% durante i fenomeni estremi. Le malattie rilevate includono: depressione, stati d'ansia, insonnia, paura malesseri psichici generalizzati. Mi sembrano affermazioni abbastanza importanti; tanto è vero che gli evoluzionisti, e molti geologi, hanno definito questa come l'era dell'Antropocene: praticamente una fase di spoliazione delle risorse terrestri, nella quale cresce sempre più la sofferenza mentale; quindi non solo risorse primarie, ma anche risorse che incidono sulla qualità della vita.

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