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L’overfishing minaccia gli oceani: i criteri MSC per una pesca sostenibile In evidenza

Scritto da   Martedì, 08 Gennaio 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
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L’overfishing minaccia gli oceani: i criteri MSC per una pesca sostenibile

Secondo gli ultimi dati l'Italia si piazza al primo posto tra i Paesi dell'Unione Europea per consumo di pesce pro capite con 28 chili l'anno a testa tra pesce fresco, in scatola e surgelato.
I consumi sono in crescita costante, non solo nel nostro paese, e le riserve ittiche faticano a stare al passo con le esigenze dei consumatori.
Secondo il WWF circa l’85% degli stock ittici del Mediterraneo risultano sovrasfruttati: stiamo mangiando più pesce di quanto i nostri mari e i nostri allevamenti ce ne consentirebbero. Ma il problema è globale: la sovrappesca e il sovrasfruttamento dei mari e degli oceani stanno mettendo rischio gli ecosistemi marini, oltre che la sicurezza di circa 800 milioni di persone che, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dipendono dalla pesca per il proprio sostentamento.
Ci sono tuttavia delle modalità di pesca che possono conciliare la domanda di pesce con le necessità degli ecosistemi, degli standard da rispettare per rendere questa attività sostenibile e far si che i mari e gli oceani siano in grado di rigenerarsi.

L’MSC - Marine Stewardship Council – è un organizzazione internazionale nata proprio per affrontare il problema della pesca non sostenibile e garantire l'approvvigionamento di prodotti ittici anche per il futuro.
Su “A Conti Fatti” interviene Isabella Resca, responsabile comunicazione di MSC Italia.

 


Secondo il WWF l’85% degli stock ittici del Mediterraneo sono sovrasfruttati. Dipende soltanto dal consumo di pesce che è in crescita o ci sono anche altre cause?
In generale in tutto il mondo si assiste una corsa al pesce: la diffusione di occasioni e di abitudini di consumo sempre nuove stanno lentamente provocando uno svuotamento degli oceani.
Esiste una problematica legata alle modalità di pesca e di approvvigionamento di prodotti ittici non sostenibili per varie motivazioni.
Ci sono problemi relativi alla pesca illegale che è una minaccia per gli stock ittici mondiali e per le comunità che da essi dipendono. Si calcola che ogni anno complessivamente venga pescato illegalmente un valore che oscilla tra il 13 e il 31% della produzione etica dichiarata.
C’è però anche un problema legato a una pesca che, pur restando nell'ambito della legalità, di fatto non rispetta in maniera sufficiente la salute degli stock e l'ecosistema circostante e questo provoca lentamente un uno svuotamento dei mari e degli oceani.
Il Mediterraneo vive una situazione drammatica, circa l’85% degli stock valutati sono effettivamente sovrasfruttati, ovvero sfruttati in eccesso rispetto alle capacità riproduttive delle famiglie di pesci che quindi rischiano di estinguersi: il pericolo è che nel mare a breve tempo non ci sarà più pesce per le generazioni future.

Parlando di pesca illegale, ci sono delle tecniche particolarmente pericolose per la salute del mare?
Le uniche tecniche di pesca che sono considerate illegali sono quelle che utilizzano veleni o esplosivi.
Per quanto riguarda l'attività di MSC tutte le attività di pesca che operano nell'ambito della legalità possono sottoporsi alla valutazione per provare a ottenere la certificazione.
Non tutte le attività di pesca che entrano nel processo di valutazione riescono a ottenere la certificazione, sicuramente entrare nel processo è utile per capire poi quali siano i cambiamenti da apportare nell'attività di pesca per poter intraprendere un cammino più vicino alla sostenibilità.

Che cosa vuol dire pesca sostenibile?
La certificazione di pesca sostenibile attesta che vengono rispettati tre criteri fondamentali: deve essere salvaguardata la salute a lungo termine dello stock ittico, l'impatto dell'attività di pesca sull'ecosistema deve essere minimizzato e l'attività di pesca deve avere una gestione efficace che ovviamente includa il rispetto di tutte le leggi locali, nazionali e internazionali.

Possiamo fare un esempio?
Un esempio pratico riguarda riguarda i pescatori di vongole dei distretti marittimi di Venezia e di Chioggia ed è importante perché è la prima attività di pesca certificata MSC in Italia e in tutto il Mediterraneo.
La pesca viene effettuata su circa il 35% dell'area di distribuzione delle vongole, quindi un un'area delimitata e limitata, e nel corso dell'anno viene attivato uno schema di rotazione delle aree che vengono aperte o chiuse per garantire che gli stock target e anche le specie associate possano recuperare completamente dall’impatto dell'attività di pesca.
Inoltre questa attività pesca per un periodo che va dai 4-5 mesi fino a un massimo di 8-9 l’anno, ci sono quindi delle chiusure che mirano al ripristino della comunità macrobentonica nei successivi 3-6 mesi. Un’altra restrizione che osservano è che la pesca non è consentita entro le 0,3 miglia nautiche dalla costa.
È un esempio di come un'attività di pesca possa in qualche modo rendere la propria attività non impattante o comunque tentare di ridurre al minimo l'impatto.

Essere primi a ottenere la certificazione vuol dire che tutti gli altri pescatori italiani pescano in maniera insostenibile?
Assolutamente no, significa che questa è la prima attività di pesca che si è sottoposta all’assessment per ricevere la certificazione.
L’assessment è un processo che può durare anche 18 mesi e che è effettivamente piuttosto complesso; è un cammino impegnativo che richiede innumerevoli sforzi in termini di energia e di risorse. Non costituisce un obiettivo da raggiungere, ma il punto di partenza di un cammino in cui poi per non perdere la certificazione i pescatori devono dimostrare di portare un costante miglioramento alla gestione e delle loro attività.
MSC è consapevole del fatto che entrare in assessment non è così semplice, per questo esistono oggi dei progetti dedicati. Uno di questi progetti si chiama Blue Fish, è dedicato alle attività di pesca del sud Italia e delle isole ed è mirato ad avvicinare i pescatori italiani al concetto di sostenibilità.
Questo non vuol dire che i pescatori che entrano a far parte del progetto Blue Fish otterranno la certificazione, ma stiamo cercando di ampliare la sensibilità dei pescatori rispetto all'importanza della sostenibilità della pesca e mantenendo un dialogo costante con le attività di pesca cerchiamo di capire reciprocamente quali sono le esigenze per aumentare il numero di attività di pesca che potranno poi eventualmente entrare in assessment.

A cosa deve fare attenzione un consumatore quando acquista del pesce?
Il marchio blu di sostenibilità MSC, che si può trovare ormai su quasi mille prodotti in Italia, mira a semplificare la vita ai consumatori perchè un consumatore che desidera effettuare l’acquisto di un prodotto ittico sostenibile dovrebbe compiere complesse valutazioni rispetto alla taglia minima, all'attrezzo di pesca, all'area di pesca.
Il marchio blu semplifica di molto la la valutazione e garantisce ai consumatori che, dal momento che quel marchio è presente sul prodotto, quel prodotto è stato assolutamente pescato in modo sostenibile, anche perché dopo la certificazione in acqua di cui abbiamo parlato, esiste la certificazione della catena di custodia per cui ogni passaggio e ogni trasformazione della materia deve essere certificata, dall'acqua fino allo scaffale dove comparirà il prodotto finale.

Questo per quanto riguarda prodotti surgelati o comunque di natura industriale. Per quanto invece riguarda il fresco?
I freschi sono il segmento in cui il percorso verso la sostenibilità è particolarmente complesso, sia in Italia che altrove. In Italia fatto cento il totale dei prodotti certificati MSC, il 50% appartengono al segmento dei surgelati, poi seguono gli scatolati e i refrigerati che fanno rispettivamente un 19 e un 15%, e il pet food con l’11%.
I freschi rappresentano meno dell'1% e questo dipende da molteplici ragioni. Le pescherie, sia quelle indipendenti che quelle della grande distribuzione, devono ottenere la certificazione della catena di custodia per garantire la tracciabilità. C'è POI una maggiore complessità e una variabilità anche nella nella catena di approvvigionamento perché c’è un maggior numero di specie coinvolte visto che le pescherie italiane offrono tendenzialmente una varietà di specie veramente notevole.
Inoltre tra i freschi c'è una presenza importante di prodotto locale proveniente dal Mediterraneo dove, abbiamo già detto, oltre l’80% degli stock ittici è sovrasfruttato.
Con il lavoro che stiamo compiendo speriamo di riuscire a lavorare sempre di più anche in questo settore, anzi siamo convinti che se ci risentiremo a breve potremo esibire percentuali di netto miglioramento. Recentemente abbiamo svolto un'indagine estremamente positiva che ha indicato che la sensibilità rispetto alla alla necessità di cambiare il mercato è in crescita ad ogni livello, compreso quello del consumatore che è consapevole che acquistando prodotti ittici si può contribuire in prima persona alla salute degli oceani.

immagine: fxxu/pixabay
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