Roma Tre forma gli ingegneri che sfrutteranno onde, correnti e venti marini per ottenere energia pulita dal mare In evidenza

Scritto da   Martedì, 08 Gennaio 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: PTNorbert / Pixabay.com

In Europa l'economia blu, cioè quella legata al mare, da lavoro a 5,4 milioni di persone per un totale di 500 miliardi di fatturato. Il settore è talmente strategico che l'Unione Europea ha definito una strategia a lungo termine per lo sviluppo sostenibile delle economie legate al mare: si chiama Blue Growth (la crescita blu).

La strategia individua cinque settori principali di sviluppo con un alto potenziale di crescita: l'acquacoltura, il turismo costiero, le biotecnologie marine, le miniere dei fondali e l'energia marina, ovvero la generazione di energia ottenuta sfruttano il moto ondoso, le correnti marine, e il vento in mare aperto. La buona notizia è che l'Europa è leader al mondo per le tecnologie di questo settore, e si stima che dall'energia dei mari l'UE potrebbe coprire il 10% del fabbisogno totale di energia elettrica entro il 2050. Di tutta la blu economy, l'eolico offshore è l'attività che cresce di più: il 90% dei nuovi progetti completati nel mondo, in questo campo specifico, hanno luogo nell'UE. I paesi guida sono il Regno Unito, la Germania e la Danimarca. L'Italia è indietro, ma l'Università di Roma Tre, a partire dall'anno accademico in corso, ha aperto un corso di laurea in “Ingegneria delle tecnologie per il mare”.
Ne abbiamo parlato con il prof. Massimo Gennaretti, vicedirettore per la ricerca del Dipartimento di Ingegneria dell'Università Roma Tre e coordinatore del Polo di Ostia, nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.


Professor Gennaretti, siamo nel campo dell'energia rinnovabile di origine marina e oceanica. Ci può fare una panoramica delle tecnologie che attualmente possono generare energia in questo modo. Come si sfrutta l'energia marina?

L'energia marina può essere sfruttata in diverse forme. Una parte è legata al moto ondoso, al moto delle maree. Un'altra parte è invece legata alle risorse energetiche del vento che in ambiente marino, soprattutto lontano dalle coste, è piuttosto persistente e può essere sfruttato meglio che sul territorio.
L'energia dal mare ha diverse forme e non può che essere utilizzata in maniera combinata. Una delle idee che stanno venendo attualmente ai ricercatori che si occupano di questi aspetti, è l'isola energetica. L'isola energetica è un complesso di strutture che, tutte insieme, riescono a estrarre energia dal mare in maniera combinata e sinergica. Si può ricavare energia attraverso delle turbine subacquee, che sfruttano le correnti, ma anche attraverso degli aerogeneratori, che si trovano su piattaforme emerse. Piattaforme fisse o galleggianti, che però sono molto efficaci proprio perché le correnti del vento sono piuttosto persistenti in mare aperto, dove non incontrano ostacoli.

Qual è la situazione di questo tipo di impianti in Italia? Ce ne sono, in attività , in progetto o in fase di realizzazione? La Strategia Energetica Nazionale, che sta vedendo la luce, prevede questo tipo di tecnologie?

Soprattutto per quanto riguarda gli aerogeneratori offshore, quelli lontani dalle coste, è una tecnologia che viene sfruttata soprattutto nei mari del nord, dove ci sono correnti aeree molto forti, con degli svantaggi ovviamente legati al fatto che in quelle zone, invece, il mare non è un ambiente molto facile da gestire. Una delle mission date dall'Unione Europea riguarda proprio lo sfruttamento delle risorse energetiche dal mare, nell'ambito del Mediterraneo. È un mare profondo, dove si possono sfruttare le correnti eoliche. Questa è appunto una delle missioni date all'Italia, in quanto paese che si immerge profondamente nel mar mediterraneo.

Parliamo del corso di laurea che ha sede a Ostia. È stato lanciato un anno fa, a gennaio del 2018, ed è cominciato fattivamente ad ottobre, col nuovo anno accademico.

Siamo partiti con il corso di laurea triennale dal titolo: “Ingegneria delle tecnologie per il mare”. Abbiamo in progetto due lauree magistrali che faranno seguito alla triennale. Abbiamo avuto un notevole successo: per noi già 80 iscritti sarebbero stati un successo; in realtà il risultato è di 142 iscritti. Due terzi vengono da Roma “città”, e un terzo è più strettamente legato al territorio di Ostia e delle zone litoranee.
Devo dire che abbiamo riscontrato tanta passione da parte degli studenti. Tutti quelli che vengono da Roma ovviamente devono affrontare un trasferimento mattutino che non è affatto banale; eppure abbiamo osservato una costanza nella frequentazione delle lezioni, e gli studenti sono davvero molto motivati. Questo è testimoniato anche dai docenti, che si trovano di fronte persone particolarmente motivate. Parlo di docenti di ingegneria della sede centrale di Roma Tre, che quindi hanno già esperienza di altri studenti: questi di Ostia sono particolarmente motivati, forse proprio per la particolare tematica che viene affrontata.

Che formazione dovrebbe avere uno studente per iscriversi in futuro a questo corso? Da che tipo di scuole superiori è preferibile che venga?

Come per ogni laurea in ingegneria, la miglior derivazione è sicuramente da un liceo scientifico, per questioni prettamente legate alle materie, che vengono studiate in maniera più approfondita al liceo scientifico piuttosto che in altri licei o nelle scuole tecniche. Nonostante ciò, abbiamo tra gli iscritti ragazzi che vengono da istituti tecnici e anche da licei classici. Questa è una tradizione tipica degli studenti di ingegneria: la maggior parte, ma non tutti vengono dal liceo scientifico. Quelli che vengono dal classico o dagli studi tecnici, magari con qualche difficoltà maggiore all'inizio, con la volontà possono riuscire ad affrontare comunque il corso, a superarlo e ad acquisire la laurea. Questo accade da sempre nelle lauree di ingegneria.

Siamo particolarmente interessati all'aspetto ambientale di queste che comunque sono strutture industriali. Leggo dalla presentazione del corso che: "si mira allo sviluppo delle infrastrutture costiere e di protezione dei litorali, in ottica di una maggiore sostenibilità ambientale". Il mare, in questo periodo storico, è sovra sfruttato, per esempio dalla pesca. Siamo sicuri che questo tipo di sfruttamento “a scopo energetico” non aggiunga altri problemi a un ecosistema che comunque è in sofferenza?

No. Proprio in quelle isole energetiche di cui parlavo prima, in quel progetto abbastanza visionario ma credibile, si vogliono mettere a fattor comune diverse competenze e diverse discipline. Tra le altre cose, in queste isole energetiche è prevista anche la possibilità di avere delle pescicolture, che possono trarre beneficio dalle energie che vengono estratte in loco. Quindi è un complesso di attività umane che viene raccolto intorno a queste isole energetiche, con diverse sfumature: dall'aspetto biologico a quello ingegneristico e dell'energia.
Uno dei temi che affrontiamo nel corso di ingegneria triennale, che poi verrà sviluppato anche nella magistrale, è proprio quello della protezione delle coste dal mare, che è di importanza quotidiana, vista la situazione ambientale che stiamo vivendo. Anche questo sarà uno delle indirizzi che gli studenti che frequenteranno il polo di ostia potranno prendere.

Il potenziale contributo dell'energia di origine marina al mix energetico nazionale ed europeo è chiaro. Però, gli studenti che si iscrivono a questo corso, quante speranze hanno poi di lavorare in questo campo? Tra i partner del progetto ci sono il CNR e l'Agenzia Spaziale Italiana: è previsto che servano molti specialisti in questi campi, da qui al prossimo futuro?

Riuscire a sfruttare l'ambiente marino è sicuramente il futuro. Come dicevo, anche l'Unione Europea ha questo in programma per il prossimo futuro. Ciò nonostante, una delle cose che a noi preme è dare agli studenti anche una preparazione ad ampio spettro: che non sia troppo legata solo a questi temi ma che, traendone spunto, possa dare loro delle competenze molto ampie, eventualmente rivendibili secondo le varie fasi del mercato del lavoro, anche in settori come la meccanica, l'idrodinamica o simili.

Questo è stato salutato come il primo corso di laurea del genere in Italia. Da una parte è lusinghiero per Roma Tre, un vanto; ma da un altro punto di vista penso che indichi un certo ritardo nel mondo universitario italiano. È così?

È esattamente così. C'è stato un ritardo nel mondo universitario Italiano. I corsi di studio che stiamo aprendo sono discipline che in altri paesi sono ormai tradizione da diversi decenni: parliamo della Norvegia, piuttosto che del Giappone o degli Stati Uniti. Sostanzialmente, tutto quello che va sotto il nome di “ocean engineering”. In Italia è mancato perché c'è una forte tradizione dell'ingegneria navale e perché, probabilmente, proprio quella ocean engineering sembrava tagliare fuori l'Italia, che non sta sull'oceano ma su un mare chiuso. Degli studi approfonditi hanno mostrato che, invece, le risorse energetiche si possono trarre anche dal Mediterraneo; anzi, possono essere anche di notevole entità. Quindi è stato un vulnus nel panorama accademico italiano, che noi vogliamo contribuire a colmare.

Vorrei chiudere con una curiosità. Lei è un ingegnere aeronautico; è un caso che sia arrivato a queste tecnologie legate al mare, oppure c'è una certa attinenza tra i suoi studi e questo impegno?

L'attinenza c'è, sicuramente. Quando si muovono l'acqua o l'aria, parliamo di movimenti di fluidi. Quindi c'è una base comune di conoscenze e competenze che sono appunto simili nei due campi. Mi è capitato di collaborare con persone che hanno trattato i temi dell'ingegneria del mare, proprio per le loro competenze legate alla dinamica dei fluidi. Inoltre, nella fattispecie di questo problema dell'estrazione dell'energia, le competenze di un ingegnere aeronautico possono essere sfruttate anche per quanto riguarda gli aerogeneratori, per lo sfruttamento dell'energia eolica: proprio perché il comportamento delle pale eoliche è molto prossimo a quello di componenti aeronautici come, ad esempio, le pale di un rotore di elicottero. Quindi le competenze aeronautiche, in questo caso, si vendono, si utilizzano e si sfruttano con grande efficacia.

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