Gestione del territorio: il punto con ANBI, dal piano invasi ai fondi per il dissesto idrogeologico In evidenza

Scritto da   Martedì, 15 Gennaio 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Gestione del territorio: il punto con ANBI, dal piano invasi ai fondi per il dissesto idrogeologico

Per effetto dei cambiamenti climatici questioni come il dissesto idrogeologico o la siccità diventano sempre più frequentemente temi di stretta attualità nel nostro Paese.
Sono passati pochissimi mesi dalla forte perturbazione che a fine ottobre ha sconvolto il nord est con intere foreste cadute. Dall’altra parte il pensiero va al caso del lago di Bracciano che nell’estate 2017 si ridusse talmente tanto da mettere in discussione persino l’approvvigionamento idrico della capitale.
Anche in questi giorni, al grande freddo che sta colpendo la nostra penisola, soprattutto al Sud, non stanno corrispondendo precipitazioni adeguate, tanto che la Coldiretti ha lanciato l’allarme per il Po il cui livello è sotto di 3,5 metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

 Sono esempi che fanno capire come il territorio abbia sempre più bisogno di essere gestito e gestito in maniera corretta.

Tra gli altri se ne occupa anche l’ANBI - Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni Miglioramenti Fondiari - che rappresenta i consorzi che hanno il compito di realizzare e gestire opere di difesa e regolazione idraulica e interventi di salvaguardia ambientale.
Il suo presidente, Francesco Vincenzi, è intervenuto all’interno di A Conti Fatti, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

La manovra finanziaria recentemente varata dal Governo prevede uno stanziamento importante sul fronte del dissesto idrogeologico. Come valutate questo a intervento?
La  finanziaria prevede importanti stanziamenti per quanto riguarda il prossimo triennio. Dal 2019 al 2021 oltre due miliardi e mezzo che serviranno a mettere in sicurezza il territorio, in particolare in quelle zone del paese dove nel mese di ottobre purtroppo si sono verificate quelle calamità che non sono altro che le conseguenze di questi cambiamenti climatici.
Dall’altro lato di vuole mettere in sicurezza e aumentare la resilienza di quei territori che nel tempo hanno dimostrato delle criticità e crediamo che questo sia un messaggio importante da dare perché crediamo che sia necessario costruire un percorso di prevenzione piuttosto che di gestione emergenziale.
Purtroppo in parte saremo comunque costretti ad operare in emergenza, sia per i cambiamenti climatici che per il modo in cui abbiamo sfruttato il suolo, sottraendo terreno agricolo e creando una cultura del cemento che nel nostro paese per la sua conformità geologica non è più tollerabile.
Occorre fare interventi importanti e i consorzi di bonifica metteranno a disposizione del paese e dei commissari, che oggi sono i presidenti delle regioni, i loro progetti esecutivi e cantierabili perché gli interventi devono avere una velocità di realizzazione molto più alta di quanto fatto in passato.

Quanto vale un euro investito in gestione del territorio?
In Italia siamo abituati a gestire troppo spesso le questioni riguardo il dissesto idrogeologico in una fase emergenziale quando esercitano costi sette volte superiori rispetto a quello che sarebbero costate se si fosse fatta prevenzione.
Purtroppo i cambiamenti climatici sono una realtà che non si fermerà nonostante le misure che andremo a prendere e per questo servono degli interventi strutturali. Il territorio è cambiato troppo, sono cambiati i metodi con cui piove sul territorio e sono cambiati i periodi di siccità e di pioggia quindi occorre attrezzarsi perché ogni territorio, urbanizzato, industriale, agricolo ha bisogno di  piena sicurezza.

In questo paese abbiamo cementificato molto. Lo scorso ottobre è stata incardinata al Senato una proposta di legge sul consumo di suolo: l'iter è finalmente partito?
È ormai troppo tempo che si parla di un iter parlamentare partito rispetto alla legge sul consumo di suolo. Idealmente sono tutti d'accordo, ma quando si scende nei fatti si trova sempre un meccanismo per non mandarlo avanti.
Noi ci auspichiamo una legge che sia una legge di futuro, di sicurezza, una legge di cui il nostro paese ha assolutamente bisogno.
Abbiamo un territorio per lo più collinare e montano e lo consumiamo molto di più rispetto a paesi che hanno delle hanno grandi pianure e questo vuol dire che, oltre alla Pianura Padana, nelle piccole pianure del paese abbiamo un indice di urbanizzazione elevato che il territorio non sopporta.

Come ANBI avete salutato con favore la pubblicazione del piano straordinario invasi. Quali sono gli interventi più significativi che che sono previsti all'interno?
Dopo l'esperienza del 2017 che è stato un anno siccitoso con danni notevoli e critico rispetto alla disponibilità della risorsa idrica, ricordiamo quello che stava succedendo alla capitale, come ANBI abbiamo sentito la necessità di fare una proposta al paese che potesse mettere il paese stesso al riparo e in sicurezza rispetto al fabbisogno di acqua, sia per le necessità del mondo agricolo, sia per mettere in sicurezza città e cittadini. In quel momento è nata appunto l’idea del piano straordinario che si è concretizzato l'anno scorso.
Insieme al Ministero delle infrastrutture e a quello dell’Agricoltura è stato creato un elenco di progetti definitivi, perché avevamo la necessità di dare risposte immediate al paese, per qui territori che avevano le maggiori le maggiori criticità con una serie di interventi cantierabili in tempi brevissimi per avviare i lavori prima della fine dell'anno.

Lo scorso 22 novembre una busta con dei proiettili è stata spedita al direttore del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale Giovanni Tommasino. Che messaggio è stato e come avete risposto?
Purtroppo in alcune parti del paese lo stato non funziona e la Sicilia riteniamo che sia una di queste parti.
Abbiamo però la consapevolezza di non dovere abbandonare questa parte del paese e tante altre regioni d'Italia.
Lo faremo con la concretezza anche in quei territori che per anni sono stati colpiti da questo disastro politico che vede da oltre trent'anni dei consorzi di bonifica commissariati. Vogliamo essere di supporto alle amministrazioni per superare questo impasse e per mettere in autogoverno e in sicurezza un sistema che dove funziona dà delle risposte, mettendo in campo delle regole chiare e certe anche in questi territori.

immagine: holzijue / pixabay
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