Dalla capra girgentana al fagiolo della Tuscia, biodiversità agronomica a rischio. Accorciare la filiera per rendere il produttore custode del territorio In evidenza

Scritto da   Martedì, 19 Febbraio 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Dalla capra girgentana al fagiolo della Tuscia, biodiversità agronomica a rischio. Accorciare la filiera per rendere il produttore custode del territorio

Quando si parla di conservazione del territorio, di biodiversità, non sempre si pensa a quanto sia forte la relazione tra questi argomenti e la nostra quotidianità. Anche a tavola. Secondo dati Coldiretti, nel secolo scorso nel nostro paese erano presenti 8.000 varietà di frutta; oggi ne rimangono 2.000 e di queste ben 1.500 sarebbero a rischio. Un patrimonio enorme perso a causa dell’industrializzazione dell’agricoltura, della mala gestione del territorio e delle dinamiche economiche globali. Una perdita enorme, tra l'altro, si può estendere all’intero sistema agricolo, dagli ortaggi ai cereali, dagli ulivi, ai vigneti, agli allevamenti.

Ci sono fortunatamente delle eccezioni, prodotti italiani salvati dall’estinzione grazie al lavoro di agricoltori e allevatori che hanno investito sul territorio scegliendo per affrontare il mercato globale di distinguersi per qualità delle produzioni piuttosto che per quantità.

La Fondazione Campagna Amica ne ha censiti 311 e su questi prodotti ha messo il “Sigillo”, segno da una parte di garanzia di genuinità e dall’altra della volontà di metterlo al sicuro e garantirne la conservazione.
Di questi Sigilli, raccolti in un apposito atlante di recente pubblicazione, ha parlato intervenendo su “A Conti Fatti”, Daniele Taffon, responsabile area ambiente e multifunzionalità della Fondazione Campagna Amica.

 

In Italia tre quarti delle specie agronomiche presenti sul territorio nel secolo scorso sono andate perdute. Quali sono le cause di questa perdita di biodiversità?
Il luogo di consumo si è molto allontanato dal luogo di produzione e questo ha determinato che i cittadini non sanno più cosa mangiano, si è perduta completamente l'informazione del dell'origine del cibo.
Questo ha fatto sì che l'agroindustria abbia preso sempre più piede nelle nostre campagne e abbia iniziato a sostituire le produzioni di un certo rilievo dal punto di vista della biodiversità con produzioni magari più proficue da un punto di vista economico, non considerando però tutti i fattori che riguardano la società e l'economia locale, andando un po’ contro un mondo che aveva un equilibrio nella produzione di questi prodotti così particolari.

Con i “Sigilli” indicate quelli che sono i prodotti tipici presenti sul territorio di cui avere più cura perché a rischio. Ci vuole fare qualche esempio?
In Sicilia per fare un esempio abbiamo la capra girgentana che è una razza di capra che ha rischiato e rischia tuttora di scomparire; poche aziende allevano queste poche decine di individui e pian piano stiamo tentando di recuperarla. Perdendo la capra girgentana non perdiamo soltanto la capra, che è bellissima con queste corna elicoidali, ma perdiamo anche le caratteristiche del suo latte che sono uniche al mondo e non ritroveremo in nessun altra razza.
Allo stesso modo potremmo parlare anche delle cipolle del Piemonte o delle mele dell'Emilia Romagna; mi viene in mente il tutto il discorso dei legumi dell'alta Tuscia che crescono con quelle caratteristiche organolettiche proprio perché quei terreni vulcanici possono concentrare i nutrienti in un certo modo per cui sono così particolari e così nutrienti tra l'altro.
C'è un grande lavoro da fare: rimettere al centro il produttore ed il consumatore accorciando le distanze in modo tale che il consumatore possa scegliere prodotti di questa natura e non essere tra virgolette imbrogliato dai colori e profumi che spesso in realtà non esistono dei grandi supermercati che hanno prodotti straordinari e bellissimi che poi in realtà all'interno non hanno questi contenuti così importanti.

A proposito di produttori, nel vostro studio ne indicate diversi come best practice che si stanno occupando di conservare queste preziose varietà. Interessante che la maggior parte sia molto giovane, sotto i 40 anni.
Si, abbiamo notato questo fatto e un altro dato interessante è che spesso la biodiversità si sposa con l'agricoltura sociale, questo nuovo canale agricolo che si occupa anche delle persone più svantaggiate. Queste aziende, oltre a occuparsi delle persone svantaggiate, si occupano anche di ambiente e del recupero di queste varietà e di queste razze e così particolari.
In Friuli Venezia Giulia c’è un produttore nella Carnia che si occupa di recuperare gli antichi peri. Ci sono no delle varietà straordinarie di pere, anche diverse tra di loro perché hanno delle differenze minime, che poi vengono perdute purtroppo perché rimangono pochissimi alberi.
Questo produttore si occupa di censire gli antichi peri nella campagna del Friuli Venezia Giulia e tenta di capirne anche le caratteristiche genetiche.
Il prodotto che esce fuori un prodotto straordinario perché sono pere che, pur ossidandosi e quindi maturando, non perdono le loro caratteristiche e, anzi, ne acquisiscono di nuove e possono essere mangiate; anche se a noi sembrano brutte e con un colore non proprio invitante nascondono un gusto molto particolare e unico veramente al mondo.

L'agricoltura è un settore investito di molte responsabilità nei confronti dell'ambiente. Da una parte all'agricoltura si deve buona quota di emissioni di CO2 nell'atmosfera, dall'altra parte l’agricoltore è anche custode del proprio del territorio. Queste specie che rischiamo di perdere sono di fatto finite fuori dal mercato anche a causa dei bassi indici di redditività: dov’è l'equilibrio tra redditività di una produzione, tutela del territorio e sostenibilità economica dell'azienda agricola?
L'unica cosa che si può fare è stringere un patto tra produttori agricoli e consumatori in modo tale che si accorcino le distanze.
Solo con l’informazione al consumatore è possibile un consumo che scelga una coltivazione di un certo tipo e quindi permetta all'agricoltore di tutelare la biodiversità agronomica.
Tutelando la biodiversità agronomica, necessariamente il produttore dovrà conservare anche l'ambiente perché molte di queste varietà e razze vivono in ambienti residuali o comunque con una grossa presenza di elementi naturali.
In questo modo il produttore non solo conserva il genoma di varietà e razze antiche, ma anche il paesaggio in cui queste varietà e queste razze si sono evolute. Questa è una cosa molto importante perché l'agricoltura diventa custode della biodiversità, del paesaggio e della naturalità dei luoghi.

immagine: vieleineinerhuelle/pixabay
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