Si può fare! Da Rossano Ercolini i dieci passi verso i Rifiuti Zero In evidenza

Scritto da   Martedì, 26 Febbraio 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)
Si può fare! Da Rossano Ercolini i dieci passi verso i Rifiuti Zero


Sul fronte rifiuti, l’ultimo rapporto ha evidenziato alcuni segnali positivi: il 2017 ha fatto registrare un - 1,7% di produzione di rifiuti urbani rispetto all’anno precedente, parliamo di 29,6 milioni di tonnellate.
Il 55% dei rifiuti urbani prodotto viene differenziato, anche se con profonde differenze tra il Nord del paese, che raggiunge una media del 66,2%, e il Sud che si attesta sul 41,9%, con tante regioni che fanno registrare progressi di oltre 6 punti percentuali rispetto all’anno precedente, segno di un percorso che da Nord a Sud ha positivamente coinvolto l’Italia intera.

È però ancora lunga la strada da percorrere per arrivare a quel “Rifiuti Zero” che sempre più amministrazioni si stanno dando come obiettivo. 

Ne parla intervenendo su “A Conti Fatti” Rossano Ercolini, premiato nel 2013 con il Goldman Environmental Prize, tra i principali riferimenti del movimento “Zero Waste”.

 

“Rifiuti zero dieci passi per la rivoluzione ecologica”. Quanto sta correndo veloce questa rivoluzione?
I numeri ci parlano di 278 comuni italiani per un totale di 6 milioni e 300 mila abitanti che hanno approvato la delibera rifiuti zero impegnandosi in questa sfida contro i rifiuti. Sono numeri importanti, ma quello che secondo me più rappresenta il convergere di questa rivoluzione culturale che stiamo portando avanti è quello del 55,5% di raccolta differenziata raggiunto su scala nazionale che pone l'Italia al sesto posto al mondo, nella top ten.
Le buone notizie purtroppo non vengono date, ma i cittadini italiani sono sesti al mondo e se la giocano tra il secondo e il terzo posto in Europa, appena alle spalle della Germania. Nel 2003 la raccolta differenziata era al 17%.
Questa rivoluzione sta accelerando e non è avvenuta dall'alto; forse l'Unione Europea ha inciso con l'economia circolare, ma sono stati prevalentemente i governi; è soprattutto una rivoluzione dal basso nata dalle realtà come Capannori, vituperate all'inizio ma che hanno dimostrato che si può fare e non solo che è giusto farlo.


Una efficace raccolta differenziata è uno dei dieci passi da compiere per compiere questa rivoluzione. Quali sono quelli anche culturalmente più complicati da compiere?
I più importanti sono il secondo e l'ottavo, anzi la parte B dell’ottavo passo.
Il primo (il secondo passo ndr) è quello che è nelle mani dei cittadini: se i cittadini con le loro mani mischiano abbiamo i rifiuti, ma se vengono informati e formati a separare i diversi flussi non avremo rifiuti, ma risorse preziosissime per la macroeconomia, per l'industria manifatturiera italiana che è la seconda più importante d'Europa, ma non ha materie materie prime, come scarsissime le ha la stessa Europa.
Se i cittadini sono sollecitati, possono arrivare a risolvere l’80-85%, in provincia di Treviso in Veneto siamo verso l’80%, ma una parte la devono fare anche le imprese e quindi anche il legislatore, il parlamento.
Ecco perché quello che rimane nella strategia rifiuti zero, l’ottavo passo parte B, è il non riciclabile compostabile. Sta al produttore, spinto, incentivato, io non sono per le punizioni, ma per per gli incentivi, per gli investimenti, per il tornaconto legittimo che un impresa è chiamata ad adempiere, riprogettare quei prodotti che oggi rimangono sullo stomaco del sistema di gestione dei rifiuti. Ci sono errori di progettazione: per favore produttori possiamo riprogettarlo in modo tale che lo scarto o sia compostabile o sia riciclabile meglio ancora non c'è?
Il nostro modello è il cono gelato, l'imballaggio più geniale perché una volta che abbiamo mangiato lo squisito gelato ci possiamo mangiare anche ciò che lo contiene.Questo è un passaggio che richiede l'intervento del legislatore che deve da una parte incentivare, dall’altra anche fissare degli obiettivi da raggiungere.
Non sarà facile, ma questo il percorso, d'altronde la messa al bando della plastica usa e getta da parte dell'Europa credo che ci spinga e ci obblighi ad andare in quella direzione.


Anche separando correttamente tutti quanti materiali e avviando un efficace catena di recupero e riciclo tuttavia si arriva un punto in cui un minimo di rifiuto c'è. Come va trattato?
Gli scarti ci sono se le raccolte differenziate non sono adeguatamente organizzate.
La Cina ha chiuso i mercati all'importazione di materie prime seconde perché contenevano una grande mole di impurità dicendo “io non voglio più dello 0,5% per cento di impurità”.
Proprio ieri avevamo qui a Capannori Jack Macy che si occupa del progetto rifiuti zero a San Francisco che ci diceva che loro continuano ad esportare perché i loro impianti e le loro raccolte differenziate sono in grado se ben organizzate, anziché farle congiunte e mettere tutte le tipologie di carte insieme, almeno di separare il cartone dal resto delle carte grafiche o di rivista che hanno un minor pregio merceologico.
D'altronde abbiamo anche visto, sono dati del Comieco, che se le raccolte sono porta a porta hanno un tenore di impunità inferiore al 3%, se sono a cassonetto arrivano anche al 10%.
Raccolte differenziate puntuali danno risultati di materiali recuperabili puliti, raccolte differenziate sommarie danno risultati che sono merceologicamente sgradevoli.


La sua storia comincia quando la regione ha deciso di installare un inceneritore a Capannori, nei pressi della scuola presso cui lavorava. Oggi Capannori è un comune a rifiuti zero, un esempio da questo punto di vista per tutto il paese e una testimonianza del fatto che a volte i cambiamenti possono avvenire dal basso.
Io non vengo da Marte, sto parlando di una storia che sta avvenendo. La regione voleva realizzare a Capannori un inceneritore e se lo avesse realizzato oggi Capannori sarebbe sconosciuta mentre invece è meta di pellegrinaggi di televisioni, di delegazioni, di facoltà universitarie.
Tra l'altro non è l'unica eccellenza italiana, ce ne sono forse addirittura di migliori: Capannori è piccolino, ha 47.000 abitanti e sono consapevole che rispetto a Roma è poca cosa, ma tutto il Veneto conta 4 milioni di abitanti e sfiora ormai il 79% di raccolta differenziata con solo due inceneritori, tra l’altro vecchi e che in prospettiva probabilmente saranno dismessi.
Si può fare, sta avvenendo.

È possibile applicare il modello su larga scala e su grandi città? Penso ad esempio a Roma in linea teorica ha intrapreso, la strada dei Rifiuti zero. Il suo nome tra l'altro è stato accostato all’assessorato all’ambiente.
A Roma portai una delegazione molto importante a livello internazionale vista l’importanza della città e devo dire che sia i colloqui con Ama e con gli assessori che l'incontro con la sindaca furono molto buoni.
Ci chiesero di far parte della lista di comuni a rifiuti zero, ma li mettemmo prima in istruttoria perché sappiamo le difficoltà e la complessità che ha Roma.
I risultati purtroppo sono arrivati solo in piccolissima parte. Anche questo non si sa, ma Roma ha prestazioni sulla raccolta differenziata maggiori di Vienna; Roma al 45% e Vienna al 39%, ha una percentuale maggiore anche di Berlino (37%), ma poi sulla stampa nazionale e mondiale finiscono, giustamente per tanti aspetti, i rifiuti fuori dai cassonetti.
Il problema è che si è andati troppo lentamente e adesso siamo arrivati alla crisi e alle dimissioni (dell’assessore ndr).
Vedremo il nuovo corso, noi confermiamo la disponibilità consapevoli che un municipio di Roma vale quanto Palermo.

Letto 736 volte

Informazioni aggiuntive